La Morte Amica

Nel 1851 l’artista tedesco Alfred Rethel (che tre anni prima aveva già firmato una Danza Macabra apertamente politica) produsse i bozzetti per due incisioni gemelle: La morte come nemica e La morte come amica.

Se la sua Morte nemica (qui sopra), benché raffinata, non è poi così originale in quanto ispirata a una lunga tradizione di Trionfi e di figure scheletriche che torreggiano sulle pile di morti, è invece la speculare Morte amica che mi ha sempre affascinato.
Di recente sono riuscito a procurarmene una riproduzione, espunta da un testo di fine ‘800, e ho potuto finalmente scannerizzarla come si deve. Gran parte del fascino di questa litografia, infatti, deriva dalla cura nei più minuti dettagli, che richiedono d’essere esaminati e interpretati con attenzione; per questo motivo ammirarla in alta qualità è fondamentale. Alla fine di questo articolo troverete il link per scaricarla; ma vorrei prima mostrarvi perché amo così tanto questa immagine.

La scena ci mostra la sala più alta del campanile d’una cattedrale medievale.
L’ambiente è modesto, l’unico discreto fregio presente sopra l’arco della finestra è senz’altro poca cosa rispetto a come la chiesa deve apparire dall’esterno: lo intuiamo dalla gargolla intravista nell’angolo in alto a sinistra, e dalla guglia decorata che svetta fuori dalla finestra.


Tra queste quattro mura ha passato tutta la sua vita il vecchio sacrestano e campanaro; possiamo immaginare il freddo dei duri inverni, quando il vento fischiava entrando dalla grande finestra, facendo turbinare la neve nella stanza. Possiamo sentire la fatica di quelle scale di legno, salite e scese Dio solo sa quante volte per guadagnare la cima della torre.
Ora il guardiano è giunto alla fine dei suoi giorni: il corno resta silenzioso, appeso al corrimano.


Le membra fragili del vecchio (il piede destro si è girato di lato, sotto il peso della gamba), la sua figura sprofondata nella poltrona, le mani abbandonate in grembo e flebilmente unite in un’ultima preghiera — tutto ci dice che la sua vita volge al termine.

La sua è stata una vita umile ma pia. Lo intuiamo dai resti del suo ultimo povero pasto, un semplice tozzo di pane e un calice che alludono all’eucarestia. Lo capiamo anche dal crocifisso, unica suppellettile oltre al tavolo e la sedia, e dal libro delle Scritture ancora aperto.
Il mazzo di chiavi portato alla cintura è un altro elemento dal duplice significato: identifica il ruolo di sacrista, ma rimanda alle altre chiavi che lo attendono, quelle che San Pietro userà per dischiudergli i cancelli del Paradiso.

Il vero punto di fuga è il sole che tramonta dietro l’orizzonte di un panorama campestre. È la sera del giorno, la sera della vita che ha fatto il suo corso proprio come il fiume che vediamo in lontananza, emblema del panta rei. Eppure sulle sue rive scorgiamo dei campi ben coltivati e regolari, segno che lo scorrere di quell’acqua ha portato frutto.
Un uccellino si posa sul davanzale della grande finestra; è forse un amico del vecchio, con cui egli condivideva qualche briciola di pane? Si è preoccupato quando non ha sentito suonare le campane come d’abitudine? In ogni caso è un dettaglio commovente, e un indizio della vita che continua.

E guardiamo infine la Morte.
Non si tratta della Nera Signora delle raffigurazioni più classiche, la sua figura non potrebbe essere più lontana da quella che portava flagello e devastazione nei Trionfi medievali. Certo è scheletrica e può incutere paura, ma il cappuccio e la bisaccia sono quelli di un viaggiatore. La Morte è venuta da molto lontano, tanto è vero che porta sul petto la capasanta, conchiglia di San Giacomo simbolo del pellegrino; i suoi piedi ossuti calpestano la Terra in lungo e in largo, da tempo immemore. E questo suo costante vagabondare la accomuna, nello spirito, all’uomo — non a caso la stessa conchiglia è appuntata anche sul cappello del sacrestano, accanto al suo bastone e a un fascio d’erbe che egli ha raccolto.

Questa Morte però, come indicato dal titolo, è “amica”. Di fronte a un uomo virtuoso, quella stessa Morte che sa essere una spietata e feroce tiranna diviene “sorella” in senso francescano. Il capo abbassato, le orbite vuote rivolte a terra, sembra quasi intenta in una segreta meditazione: dall’inizio dei tempi ella svolge il suo compito con solerzia, ma non è malvagia.
E infatti ecco che compie un gesto di una delicatezza disarmante: suona le campane un’ultima volta, per annunciare i vespri al posto del moribondo che non è più in grado di farlo.

È l’ora del cambio della guardia, l’anziano uomo può ora lasciare in altre mani il ruolo che per così lungo tempo ha occupato. Con il giungere tranquillo della sera, con gli ultimi rintocchi delle campane che per tutta la vita egli ha fatto vibrare, si conclude un’esistenza semplice e devota. Tutto è sereno, tutto è compiuto.

Poche altre immagini, credo, sanno raccontare con simile eleganza l’ideale cristiano (ma, in generale, l’ideale umano) della “Buona Morte”.
Purtroppo non tutti potremo permetterci una fine così idilliaca; ma se la morte fosse davvero così gentile, premurosa e compassionevole, chi non vorrebbe averla come amica?

Per scaricare la mia scansione in alta qualità (60Mb) di La morte come amica, cliccate qui.

32 commenti a La Morte Amica

  1. Matteo Ruggeri ha detto:

    Penso che questo sia uno dei tuoi articoli più belli… ho avuto la pelle d’oca dalla prima parola all’ultima. Per la fantastica incisione e i suoi dettagli, certo, ma anche per il modo con cui l’hai raccontata, alle parole con cui hai dato ulteriore vita (!) alle immagini e ai dettagli e alla passione incontenibile che trasudano! Grazie!

  2. Giusi Ganci ha detto:

    Ti seguo da tempo e riesci sempre ad incuriosirmi e ad aggiungere nuovi spunti di riflessione. Oggi mi hai commossa.

  3. paolo tosi ha detto:

    in tempi pandemici, tra le tante cose lette e sentite, questa lettura che tu hai dato mi ha fatto commuovere.grazie e lunga vita Bizzarro Bazar

  4. Giampaolo Buti ha detto:

    Grazie mille, dell’immagine e della spiegazione.

  5. Flavio Masiero ha detto:

    Profondo e veritiero ci hai ricordato che la morte è parte comjnque del ciclo di ognuno di noi! Grazie come sempre

  6. Alessandro Tedde ha detto:

    Il volume in questione è la monografia di Max Schmid?

  7. Alessandro Tedde ha detto:

    Grazie. Perché sullo Schmid la stampa è ribaltata, la morte è a destra. Pensavo ad una traduzione del volume tedesco con una impaginazione diversa. Grazie.

  8. Anita M. ha detto:

    Ciao Ivan,
    Innanzitutto ti devo fare i miei complimenti per il tuo blog, che oltre ad essere curatissimo in ogni dettaglio, mostra anche grande passione ed amore verso le domande della vita che inevitabilmente si intrecciano con l’aspetto della morte. Forse per questo il dettaglio della capasanta sia sul petto della morte che sul cappello del sacrestano mi ha colpito in particolare, l’elemento che collega la vita con la morte, la capasanta come simbolo del pellegrino ma anche del viaggatore che poi infondo altro non è che (l’uomo) in cerca (di qualcosa) … forse del senso della vita?
    Comunque continua cosi e grazie!
    Anita

    P.s. @ Alessandro Tedde: forse alludi alla bozza preparatoria di Alfred Rethel, dove infatti la morte si trova sulla parte sinista. Ma se osservi bene, ci sono anche altre differenze in confronto all’ incisione finale ad es. la finestra centrale con un altra vista. Spesso le bozze degli artisti differivano in alcuni dettagli dalle opere definitive.

  9. Aristippo ha detto:

    L’ennesima perla di questo blog, grazie

  10. Anita M. ha detto:

    Si certo, ecco il link alla bozza di Rethel: http://www.deutschefotothek.de/documents/obj/00031127

  11. Anita M. ha detto:

    Esatto, Ivan. Mi sono informata meglio: l’opera è una xilografia (o silografia: tecnica d’incisione a rilievo su legno) che in sintesi funziona come un timbro. Per questo la bozza (che in questo caso é eseguita con inchiostro su carta) dev’essere eseguita al contrario. 🙂

  12. Simone ha detto:

    Molto interessante come al solito, anche per questo artista che non conoscevo.
    Un’immagine simile che mi ha sempre affascinato, anche perché non sono mai riuscito a capirne il significato, è quella con il naturalista tedesco Alexander von Humboldt che viene salutato dalla morte: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/e/ef/Cosmos_kaulbach_215.jpg

  13. Eric ha detto:

    Articolo bellissimo, come al solito, un grande applauso per come, dopo tanto tempo che ti seguo, riesci a meravigliarmi e stupirmi. Spero prima o poi di poterti stringere la mano. Un saluto

  14. Ugo Mangini ha detto:

    Ti seguo e ti leggo con interesse da tempo e dimostri sempre estrema delicatezza e sensibilità uniti a un notevole acume e senso critico.
    Oggi hai saputo infondere persino poesia a quella che non è semplicemente la descrizione di un’opera d’arte, ma qualcosa di più: una cornice preziosa di parole in cui incastonarla.

  15. Rabloto ha detto:

    Grazie.
    ho provato a scaricare la scansione dell’immagine e ne risulta un file di soli 2,4 Mb. ho sbagliato qualcosa io?

    • bizzarrobazar ha detto:

      Caspita, hai ragione! WordPress me la scala automaticamente, e non trovo il modo di creare un’eccezione. 🙁

  16. Elena B ha detto:

    Questo articolo mi ricorda un libro che scrissi tempo fa diviso in tre parti, dove c’era proprio una “morte amica” che prima di prender l’anima della persona destinata si fermava ad ascoltar le storie delle persone ed il protagonista del terzo era appunto stavolta un viaggiatore che narrava tutte le sue avventure

  17. Laura ha detto:

    Mi vengono le lscrime. Grazie

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.