Un segno dal cielo

1954. Quella mattina di fine novembre l’aria era particolarmente limpida e fredda nella località dell’Alabama chiamata Oak Grove, una manciata di case sparse tra gli alberi in periferia di Sylacauga.
Sembrava una mattinata come tante. Eppure un oggetto extraterrestre, che non proveniva da questo mondo, si apprestava a fare violentemente irruzione in quella piccola realtà contadina.

Ann E. Hodges, 34 anni, quel giorno non si sentiva troppo bene. Era a casa da sola perché suo marito Eugene, operaio, era uscito presto per recarsi al lavoro. Così verso l’ora di pranzo la signora Hodges decise di stendersi un po’ sul sofà per riposare. Mentre s’infilava sotto la trapunta, di sicuro non immaginava che quel sonnellino le avrebbe cambiato la vita per sempre.
Poco dopo un fracasso pauroso scosse la casa e una fitta lancinante al fianco la svegliò di soprassalto.

Più o meno alla stessa ora, il Dr. Moody Jacobs uscì dal suo ufficio per andare a mangiare un boccone. Camminando gettò un’occhiata al cielo terso, e si accorse che era tagliato in due da una striscia di fumo nero. Che fosse un aeroplano in avaria? Mentre stringeva le palpebre per vedere meglio, il silenzio fu squarciato da un enorme boato e la scia scura si aprì in una corolla di lingue di fumo bianco. Se si trattava davvero di un aeroplano, doveva essere esploso in volo.
Rientrato al suo ufficio verso l’una, il Dr. Jacobs ricevette una chiamata di soccorso: a quanto pareva, la signora Hodges era stata “colpita da una cometa”.
Probabilmente, salendo in macchina, il dottore dovette pensare a uno scherzo: sapeva bene che la casetta bianca dove abitavano gli Hodges stava proprio di fronte cinema di Oak Grove… che si chiamava, guarda caso, Comet Drive-In Theater e la cui insegna al neon mostrava una stella cadente.

Quando il medico arrivò sul posto, la signora Hodges era sotto shock. Mentre dormiva sul divano — raccontò la donna — una roccia grande come una noce di cocco aveva sfondato il soffitto e, dopo aver centrato la radio fracassandola, era rimbalzata verso di lei colpendola al fianco e a una mano.

La notizia si diffuse immediatamente, tanto che al rientro dal lavoro il signor Eugene Hodges dovette farsi largo tra la folla di curiosi assembrati di fronte a casa sua.
Il geologo George Swindel, che stava effettuando dei rilievi nelle vicinanze, avanzò l’ipotesi che la roccia fosse un meteorite; ma poiché in tempi di guerra fredda era meglio essere sicuri, la polizia portò la pietra alle autorità della Air Force Intelligence. Confermato che si trattava proprio di una condrite, cominciò un circo mediatico senza precedenti per la piccola comunità di Oak Grove: Ann era la prima vittima accertata di un evento così straordinario, in epoca moderna. E di conseguenza, il Dr. Jacobs divenne l’unico medico ad aver curato un trauma da meteorite.

Ann era sicura che quella pietra piovuta dallo spazio fosse un segno divino: «Dio voleva che il meteorite fosse mio. Dopo tutto, ha colpito me!»
Anche suo marito Eugene era convinto di poter fare una fortuna grazie a quel dono celeste. Furibondo perché la polizia aveva aveva portato via la roccia per le analisi, ingaggiò un avvocato in modo da averlo indietro. Nel frattempo rifiutò perfino una generosa offerta dello Smithsonian Institute, deciso com’era a far fruttare il più possibile quel meteorite: le loro vite, se lo sentiva, stavano per cambiare.
E in effetti cambiarono — purtroppo non per il meglio.

Giornali e televisioni diedero l’assalto alla coppia, e Ann venne addirittura invitata nella trasmissione I’ve Got A Secret, in cui delle celebrità dovevano indovinare il “segreto” dell’ospite di turno.
Subito dopo però la coppia si trovò invischiata in una causa legale: infatti i due vivevano in affitto e la proprietaria della casa, Birdie Guy, seccata di aver dovuto sborsare i soldi per riparare il tetto, reclamava il possesso della pietra spaziale caduta sulla sua proprietà. La signora Guy vinse in numerosi appelli, e alla fine gli Hodges le corrisposero la cifra non indifferente di $500 per il possesso del meteorite.
Ma il processo era stato così lungo che quando finalmente la roccia tornò nelle loro mani, l’interesse dei media era già svanito da un pezzo. Gli Hodges si ritrovarono più poveri e più inaciditi di prima.
Divorziarono nel 1964.

Il meteorite finì per essere usato come fermaporta, finché Ann Hodges non decise di sbarazzarsene una volta per tutte donandolo al Museo di Storia Naturale dell’Alabama, a Tuscaloosa, dove è tuttora esposto.
A detta del marito e di chi la conosceva, la donna non si riprese mai emotivamente da tutta questa storia; la pietra caduta dal cielo lasciò su di lei dei segni ben più profondi di quelli fisici. Morì a 52 anni, nel 1972, per collasso renale.

Forse, dopotutto, quel pezzo di roccia — formatosi assieme al sistema solare, e che aveva viaggiato nello spazio per milioni e milioni di anni prima di finire la sua traiettoria nel salotto della Signora Hodges — era davvero un segno del cielo. Una metafora del Fantastico che, quando meno ce lo aspettiamo, fa breccia nella risaputa quotidianità sconvolgendo gli equilibri, ricordandoci la nostra stessa aleatorietà. Un simbolo di quanto le nostre minuscole storie individuali, e i nostri destini, siano intimamente legati allo sconfinato cosmo, là fuori.

O, forse, il segno divino indicava qualcos’altro ancora.
Sì, perché questa non è la vera fine della storia.

Infatti il meteoroide, al passaggio nell’atmosfera, si era diviso in due.
Come abbiamo visto il primo frammento aveva impattato sulla signora Hodges, rovinandole la vita. Ma il secondo frammento era stato trovato a qualche chilometro di distanza da un contadino afroamericano di nome Julius Kempis McKinney mentre guidava il suo carretto carico di legna. I muli si erano fermati recalcitrando davanti a una strana pietra sul bordo della strada, McKinney aveva spostato la roccia e continuato verso casa; ma quella sera, dopo aver sentito cos’era capitato agli Hodges, era tornato indietro e aveva raccolto il sasso.

A differenza degli Hodges, McKinney lo vendette subito allo Smithsonian Institute; e anche se non rivelò mai l’importo guadagnato, fu abbastanza per comprare alla sua famiglia una macchina e una casa nuova.

Quella pietra proveniente dallo spazio profondo aveva portato fortuna soltanto a un’umile e povera famiglia di braccianti neri, nell’Alabama del 1954; lo stesso anno in cui la Corte Suprema aveva dichiarato, con una storica sentenza, che la segregazione razziale nelle scuole pubbliche era incostituzionale.

(Grazie, Cristina!)

15 commenti a Un segno dal cielo

  1. Giusi Ganci ha detto:

    Davvero una metafora della vita! Pietre ‘cadute’ dal cielo che cambiano i destini degli uomini.. una in particolare alla Mecca diventa segno tangibile del sacro e rinnova lo spirito di milioni di uomini ormai da qualche secolo. Quando la conquista dello spazio sarà definitivamente compiuta e affermata, e meteoriti e corpi celesti ci diventeranno tanto consueti da non suscitare più tanta curiosità, forse avremo perso l’ultima pelle dell’età dell’innocenza.

    • bizzarrobazar ha detto:

      Un commento bellissimo, grazie Giusi. Ho i miei dubbi che riusciremo mai a liberarci dalle esuvie del pensiero simbolico, e non so nemmeno quanto sia desiderabile. E’ una parte talmente intima del nostro relazionarci con la realtà che, davvero, nel caso ce ne discostassimo, non so se potremmo chiamarci ancora esseri umani.

  2. Angelica ha detto:

    Ero a conoscenza della vicenda ma non fino in fondo: non sapevo del secondo frammento e di come avesse cambiato in meglio la vita di chi, a differenza degli Hodges, non aveva voluto abusare della sorte.
    Grazie a Bizzarro Bazar anche ciò che già si conosce viene aggiornato con nuove parti o dettagli o presentato da arricchenti prospettive diverse.
    Ottimo lavoro!

  3. -Paolo ha detto:

    Bello beeello bello bello! Grazie grazie grazie grazie…

  4. Antonello ha detto:

    Bel pezzo!
    E risposta che vede lontano, sia in direzione del nostro passato che in quella del futuro.

  5. Sara ha detto:

    Bellissimo articolo come sempre. Ero a conoscenza della storia della signora Hodges ma non dei dettagli riguardo McKinney!
    I meteoriti sono davvero affascinanti. Quando ne ho potuto vedere qualche esemplare ad una mostra della Nasa sono rimasta a bocca aperta. Sono semplici rocce eppure sapere che sono “aliene” è suggestivo.

    • bizzarrobazar ha detto:

      Guarda, alcuni sembrano rocce normali, ma ne ho tenuto uno di molto grosso in mano, e bisognava essere in due per tenerlo… Pesantissimo. 🙂

  6. gaberricci ha detto:

    La metafora che trai dalla storia della povera signora Hodges mi fa pensare che, forse, dovremmo riflettere più spesso sul fatto che il Fantastico può essere anche qualcosa di devastante. Grazie Ivan.

    • bizzarrobazar ha detto:

      Io sono dell’idea che dovrebbe esserlo, devastante. O perlomeno in grado di scuotere le certezze acquisite, sabotare le visioni condivise, togliere il terreno conquistato da sotto i piedi.

  7. gaberricci ha detto:

    (Rispondo qui perché non riesco a rispondere all’altro commento).

    Ah be’ certo, altrimenti credo che non possa nemmeno definirsi fantastico. Quello che intendevo era che a qualcuno, come scrivi tu, il fantastico può rovinare la vita. E dovrebbero ricordarsene quelli (non certo tu) che hanno un’idea zuccherosa e “disneyana” del fantastico.

  8. Persa ha detto:

    Bellissima storia, davvero emblematica e molto attuale anche dopo tanto tempo. Grazie

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