Bizzarro Bazar Contest 3

Oggi questo blog taglia il traguardo di 11 anni di attività, e per festeggiare torna il Bizzarro Bazar Contest!
Siete pronti a mettervi in gioco dando libero sfogo alle vostre fantasie più eccentriche e macabre?

Le regole del concorso sono le solite:

  1. Creare un contributo originale che faccia riferimento esplicito a Bizzarro Bazar;
  2. Postare il lavoro su Facebook, Instagram o Twitter utilizzando l’hashtag #bizzarrobazarcontest — in alternativa, inviarlo via mail;
  3. La deadline è il 10 Settembre 2020;
  4. Ricordate che l’idea è dare libero sfogo alla vostra creatività weird, e soprattutto divertirci fra amici!

Per “riferimento esplicito” si intende che Bizzarro Bazar (il sito, il logo, uno dei libri, al limite perfino la mia barbetta) deve essere raffigurato/menzionato/incluso all’interno del contributo. Tenete a mente che pubblicizzare le vostre creazioni dev’essere anche un modo per promuovere questo blog. E siamo tutti contenti.
Vi consiglio di dare un’occhiata ai bellissimi lavori della prima e della seconda edizione.

E ora passiamo ai premi:

1° premio: T-shirt a scelta + tazza a scelta + mousepad a scelta dallo store ufficiale
2° premio: T-shirt a scelta + tazza a scelta dallo store ufficiale
3° premio: T-shirt a scelta dallo store ufficiale

I migliori lavori non classificati saranno comunque pubblicati su Bizzarro Bazar con link ai siti/profili degli autori, e diffusi sui social.

Buon divertimento! Pronti, partenza… VIA!

Link, curiosità & meraviglie assortite – 23

Benvenuti alla raccolta di risorse online pensata per fornirvi tanti simpatici spunti di conversazione in questo torrido ferragosto. Parleremo di gente morta male, di mestruazioni, di riti vudù, di ortaggi sessualmente eccitanti e del fatto che la realtà non esiste.

  • Cominciamo con un’ottima lista di videogame che hanno come tema centrale la morte.
  • Una mia idea per una serie TV post-apocalittica di sapore ballardiano.
    Sulla Terra, dopo la catastrofe ecologica, sono rimaste soltanto poche centinaia di abitanti. I superstiti sono distinti in due fazioni in guerra tra loro: da una parte i discendenti dei ricchi capitalisti, chiamati “Travis”, dall’altra gli ultimi rappresentanti di quella che un tempo era la classe media, che chiamano sé stessi “Talbot”. (Le fasce più povere, senza mezzi per proteggersi, sono state le prime a estinguersi.) Le risorse naturali sono limitate, quindi le due tribù hanno costruito due città limitrofe, in costante tensione bellica.
    La guerra fredda tra i Travis e i Talbot, che dura ormai da decenni, raggiungerà il punto di rottura con l’arrivo di un allucinato straniero, sopravvissuto alle tempeste di sabbia, che sostiene di aver visto al di là del deserto un’oasi immensa in cui gli uomini sono mutati in ibridi a sangue freddo…
    Ok, con la storia sono arrivato solo fino a qui. Però la cosa bella è che non occorre nemmeno costruire i set, perché sono già pronti.
    Ecco la cittadella dei Talbot:

E questa invece è la città dei Travis, composta unicamente da piccoli castelli che dovrebbero rimarcare la loro antica superiorità economica:

Questi due luoghi stranianti sono Pardis, vicino a Teheran, e il villaggio fantasma di Burj Al Babas in Turchia.

  • Ma aspettate, ho qui pronto un altro concept favoloso per una serie! Un prete esorcista, esoterista e investigatore del paranormale che negli anni ’40 costruisce una wunderkammer in un piccolo paesino del Chianti senese.
    Poi ditemi se Netflix non dovrebbe assumermi all’istante. (Grazie, Paolo!)
  • Visto che abbiamo parlato di scenari apocalittici, quale animale ha le migliori probabilità di sopravvivere a un olocausto nucleare? Probabilmente uno scarafaggio. Perché? Be’, per dire, intanto quel furfantello può andare avanti tranquillo per settimane dopo essere stato decapitato.
  • Ok, siamo arrivati all’angolo della filosofia.
    Il nostro cervello, intrappolato nel cranio, crea una rappresentazione delle cose basata sulla percezione, ed è in quella “mappa” desunta dagli stimoli che viviamo.
    «Là fuori non c’è nessun suono. Se un albero cade nella foresta e non c’è nessuno che possa sentirlo, esso crea dei cambi nella pressione dell’aria e delle vibrazioni nel suolo. Il rumore è un effetto che succede nel cervello. Se sbatti il mignolo e senti il dolore pulsare, anche quello è un’illusione. Quel dolore non è nel tuo dito, ma nel tuo cervello. Là fuori non esiste nemmeno il colore. Gli atomi non sono colorati.»
    La citazione viene da questo articolo che è una breve ma chiara introduzione alla natura allucinatoria della realtà.
    Il problema è stato discusso a lungo dai migliori pensatori, però alla fine ci si potrebbe chiedere: cosa cambia che il dolore sia nel mio dito, nel mio cervello, o in un ipotetico software alieno che sta simulando l’universo? Sbattere il piede fa comunque un male cane.
    Questa perlomeno è la mia interpretazione del famoso aneddoto che vede protagonista Samuel Johnson: «Dopo essere usciti dalla chiesa, ci fermammo a parlare per qualche tempo dell’ingegnoso sofisma formulato dal Vescovo Berkeley per dimostrare la non-esistenza della materia e che ogni cosa nell’universo è solo ideale. Io osservai che, per quanto sicuri della non verità della sua dottrina, non siamo in grado di confutarla. Io non dimenticherò mai con quanta prontezza Johnson, tirando con forza un calcio ad un grosso sasso sino a farlo rimbalzare via, rispose “Io la confuto così!»
    (Questo per dire che da giovane ero intrigato da quale fosse la realtà “là fuori”, ora penso sempre più spesso al mignolo dolorante di Samuel Johnson.)

  • L’immagine qui sopra nasconde una storia triste e macabra ormai dimenticata. Sul “prigioniero di Mondovi” ha indagato Alessandro Calzolaro in questo articolo. (Grazie, Storvandre!)
  • La foto qui sotto, invece, venne scattata quella volta che, nel 1941, un noto occultista e un gruppo di “giovani idealisti” cercarono di uccidere Hitler… con una maledizione vudù.

  • I titoli giornalistici che ci piacciono.
  • «Vespe truccate, anni Sessanta / Girano in centro sfiorando i novanta», cantavano più di vent’anni fa i Lùnapop.
    Che pivellini.
    In Indonesia c’è una comunità di rider mattoidi che ha ridefinito il concetto di “truccare una Vespa”.  (Grazie, Cri!)

  • Finalmente un video essay, ironico e sornione, sulla valenza spirituale delle teste esplose al cinema.
  • E qui c’è un’interessante lettura esoterica, alchemica e iniziatica del cinema di David Lynch.
  • Londra, 1876. Un falegname con problemi di soldi affitta un appartamento, poi una sera viene visto tornare a casa con due grandi assi di legno e una doppia lama simile a quelle usate per conciare la pelle. Ma i vicini, come da buona tradizione, non ci fanno caso. L’articolo del Police Illustrated News racconta l’epilogo così:
    Lunedì la scoperta del suo suicidio, la testa tagliata da una ghigliottina. Le due assi erano state usate come montanti in cima ai quali era posta la lama. Delle scanalature intagliate sul lato interno delle assi hanno consentito al coltello di scorrere facilmente e due pesanti pietre sono state legate al lato superiore della lama come zavorra. Per mezzo di una carrucola il suicida ha innalzato il coltello e lo ha lasciato cadere sulla gola, tranciandosi di netto la testa.

  • E chiudiamo con uno dei report psichiatrici più incredibili di sempre: il caso, documentato nel 2005, di un uomo che soffriva contemporaneamente della sindrome di Cotard (la convinzione allucinatoria di essere morti) e di licantropia clinica.
    Per quanto la situazione di questo sfortunato individuo sia tutto fuorché comica, bisogna ammettere che i risultati della perizia rappresentano un piccolo e insuperabile capolavoro di surrealismo medico: “Un paziente che soddisfa i criteri DSM-IV per disturbo bipolare, tipo misto con psicosi, aveva la convinzione delirante di essersi trasformato in cane. Era anche convinto di essere morto. Era irrequieto e provava un pesante senso di colpa riguardo a un suo precedente contatto sessuale con una pecora.

È tutto, alla prossima!

Homo Algus

Strane figure primordiali, per metà umane e per metà vegetali, emergono dalla melma della palude… Possono apparire inquietanti a prima vista, ma in verità non fanno altro che osservarci, seminascoste tra la vegetazione. I loro volti immobili, venati di tristezza, sembrano spiare i nostri movimenti: siamo noi gli intrusi, il vero pericolo, la progenie che ha disconosciuto le proprie origini, coloro che hanno violato, guastato e logorato la natura siamo noi.
Queste ieratiche creature, invece, vivono con il ritmo delle maree; il vento dissecca e screpola la pelle fangosa, ma non intacca il loro calmo equilibrio — quella serenità che appartiene soltanto a chi ha accettato il fluido pulsare del tempo.

Esse sono l’opera della scultrice e artista francese Sophie Prestigiacomo.
Abitando nei paraggi delle paludi salmastre che formano la Réserve Naturelle des Marais de Séné, in Bretagna, una delle sue passioni è sempre stata addentrarsi fra gli acquitrini, camminando lungo i ponti di legno scricchiolante, osservando il panorama cambiare con il flusso e il riflusso delle maree che ciclicamente sommergono parte del terreno.

In una di queste escursioni, come racconta Sophie, ebbe luogo l’incontro fatale: l’incontro con un’alga.

Avendo notato che la texture di quest’alga assomigliava a quella della pelle, e che se lasciata a essiccare assumeva invece la consistenza di un tessuto, Sophie si rese conto della duttilità che questo materiale poteva avere in ambito artistico.

Se si esclude l’armatura di metallo che garantisce loro la posizione voluta, gli Homo algus di Sophie Prestigiacomo sono scolpiti unicamente con fango e alghe. Un tipo di arte effimera, che gli elementi naturali intaccano e modificano continuamente. L’artista di tanto in tanto effettua talvolta qualche lavoro di restauro, quando le sculture stanno cadendo a pezzi; ma la loro sorte ultima è quella di consumarsi del tutto, prima o poi.

Inizialmente gli Homo algus erano solo due. Incuriositi, e rinfrancati dall’accoglienza riservata a questi due primi ambasciatori, altri esseri d’alghe e fango hanno cominciato a emergere dalle acque stagnanti, convinti forse che vi possa essere ancora un legame con questo complicato primate chiamato Uomo.

Grazie all’interessamento del curatore della Riserva naturale, e a una campagna di crowdfunding, oggi le sculture sono quasi una decina.

Sophie Prestigiacomo è ancora innamorata della palude, dei suoi mutamenti. Ritorna spesso a fare visita alle sue creature, che cambiano dalla mattina alla sera, a seconda delle piogge, dei venti, dell’umidità: vulnerabili e sensibili come l’ecosistema di cui fanno parte.

Attendono soltanto che qualcuno s’incammini lungo il sentiero, tra le piane di marea e gli acquitrini, per sussurrare in sintonia con la brezza che arriva dall’immenso oceano: ricorda, umano, che questo paesaggio è tuo, come tu appartieni a esso.

(Grazie, Roger!)

Riguardando la webserie

Nei giorni scorsi sono stato ospite su 264 Zoom, trasmissione di approfondimento culturale di Cusano Italia TV.

È stata un’occasione per riguardare alcuni episodi della webserie, commentarli assieme al conduttore e giornalista scientifico Andrea Lupoli, chiacchierare di qualche curiosità a margine e segnalare in particolare un gustoso aggiornamento sulla questione dei processi agli animali.

Per chi se le fosse perse, ecco le due puntate andate in onda lunedì e mercoledì.