Il boia gentile

È finalmente disponibile in preordine un libretto che, credo, farà la gioia di più di un lettore: si tratta di Memorie di un boia che amava i fiori, edito da Bakemono Lab, scritto da Nicola Lucchi, illustrato da Stefano Bessoni e corredato da un mio saggio sulla decapitazione.

La storia è quella di Charles-Henri Sanson, boia parigino che durante la rivoluzione francese eseguì circa 3000 esecuzioni tramite ghigliottina. Il racconto della vita di Sanson, che Nicola Lucchi ha voluto rivisitare con un esercizio di equilibrismo tra vicende sanguinose e toni delicati, ci svela un retroscena insospettato, e cioè che quest’uomo pur essendo uno dei boia più “prolifici” della storia rimase sempre combattuto riguardo alla pena di morte. Animo colto e gentile, suonatore di violino con l’hobby delle erbe medicinali, Sanson era noto per la caritatevole empatia che mostrava verso le sue vittime, a cui offriva spesso conforto prima dell’esecuzione. La sua figura contribuì a umanizzare il mestiere del carnefice anche agli occhi del pubblico.

Il volume è illustrato da Stefano Bessoni, che chi legge questo blog conosce ormai benissimo: i suoi disegni macabri e poetici sono il perfetto complemento per la storia stralunata del boia con la passione per i fiori.

L’ultima ventina di pagine è occupata da un mio saggio sulla decapitazione attraverso la storia, e su come l’introduzione della ghigliottina non solo cambiò il modo di guardare alle esecuzioni ma diede anche inizio a una querelle filosofica sulla metafisica dell’anima.

Fino al 31 ottobre 2020, chi ordinerà il libro a questo link avrà diritto a uno sconto sul prezzo di copertina e riceverà la sua copia con disegno di Stefano Bessoni.

 

The Ouija Sessions Ep.1: Mattio Lovat

Ecco la prima puntata di The Ouija Sessions, la nuova miniserie targata Bizzarro Bazar.
In questo episodio la mia tavola ouija mi ha suggerito di raccontarvi la storia incredibile di Mattio Lovat, trovato crocifisso fuori da un balcone a Venezia.

Ricordatevi di iscrivervi al canale, se non l’avete già fatto; buona visione!

BB Contest Awards 3

Si è concluso il terzo Bizzarro Bazar Contest, e ancora una volta i contributi sono stati tanti, originali e del tutto stravaganti!

Senza indugi scorriamo quindi le menzioni speciali, fino ad arrivare ai vincitori che, come le altre volte, ho penato non poco a selezionare data la qualità complessiva dei lavori. Partiamo!

Iniziamo con La marci che, ispirata da un mio articolo sul circo delle pulci, ne ha realizzato uno.

(La marci: Instagram)

Sambuco irrompe con un po’ di sano rock’n’roll customizzando una chitarra elettrica. Gabba gabba hey!

(Sambuco: Instagram)

Parafrasando Forrest Gump potremmo dire: “Bizzarro Bazar è uguale a una scatoletta di tonno: non sai mai quello che ti capita.
Lapeggiocosa lo scopre sulla sua pelle:

(Lapeggiocosa: Instagram)

Cristina Galleri decide di rappresentare un’idilliaco quadretto familiare: c’è l’ombrellone brandizzato, ci sono io che faccio il bagno, c’è una signorina MOLTO svestita che prende il sole, e un pargolo che zampetta via dal suo barattolo di formalina. (L’unico dettaglio eufemistico sono quelle improbabili spalle da body builder, visto che l’unica ginnastica che faccio è spostare libri dalla mensola al tavolo e viceversa.)

(Cristina Galleri: Instagram)

Gloria Ramones De Lazzari, alias Glokyramone partendo dal teschietto macrocefalo del logo ha immaginato che tipo di bambino sarebbe diventato se fosse sopravvissuto e cresciuto in salute: “il suo notevole difetto non lo avrebbe minimamente fermato dal diventare un discolo di fine 1800 inizio 1900.”

(Glokyramone: Instagram)

Flavio Masiero mi dice che ha avuto poco tempo perché doveva partire per un viaggio — e quando hai poco tempo, cosa fai?
Ovvio, realizzi un collage su un autentico coperchio di bara!

(Flavio Masieroo: Instagram)

Chiara Scarpitta, nota in rete come Kiria Eternalove, ha scritto un delizioso racconto ispirato alla Suicida Punita, corredandolo con un disegno.
Trovo commovente che dopo più di un secolo e mezzo la storia di questa anonima ragazza tocchi ancora tante persone nel profondo; potete leggere La fanciulla coi capelli color sabbia cliccando qui.

(Kiria Eternalove: Facebook, Instagram, YouTube)


Milla, tattoo artist, ha creato questo poetico encefalo psichedelico.
Ignoro se il sottotesto sia “Cioè Bizzarro Bazar è tipo un trip fantastico bro“, oppure “Bizzarro Bazar può causare micosi gravi“. Ma in entrambi i casi, son robe che andavano dette.

(Milla: Instagram)

Il contributo di Greta Fantini, un po’ sensuale e un po’ splatter, è apparso censurato sui social. Qui finalmente ve lo posso mostrare in tutta la sua dirompente carica… mammaria.

(Greta Fantini: Facebook, Instagram)

Andrè El Ragno Santapaola, wundermaker e già vincitore dell’ultimo contest con il suo “Bizzarroscopio”, realizza un piccolo corto in stop-motion: ecco cosa succede in una wunderkammer quando tutti dormono!

(Elragno’s Weird Stuff World: Facebook, Instagram)

La brava pittrice e illustratrice Chiara Olmi Rol ci regala due splendide e malinconiche gemelline siamesi:

(Chiara Olmi Rol: Facebook, Instagram)

Altri due gemelli, questa volta toracopaghi, sono i protagonisti del bellissimo artwork floreale di Pamela Annunziata:

(Pamela Annunziata: Instagram)


Emanuela Sommi, con un fantastico e raffinato collage, ci invita a prendere il volo su una bizzarra mongolfiera verso lidi inesplorati.
Anche se io sarei un po’ titubante a salire a bordo, vista la capigliatura gorgonica e quella iena ben poco pucciosa.

(Emanuela Sommii: Facebook)

Chiara Toniolo ha decretato che la mia è “una mente che deve essere conservata“, e dunque l’ha messa letteralmente sotto vetro. Ha perfino incluso nel suo bel dipinto il mio gatto Barnum che, c’era da immaginarselo, non mi degna di uno sguardo. Maledetto ingrato.

(Chiara Toniolo: Facebook, Instagram)

Ecco una mini-sigla di gran classe per il blog, opera di Contu!

(Contu: Instagram)

L’illustratore Matteo Moscarelli mi raffigura in versione creepy, all’interno di un studiolo-wunderkammer che è un incanto per gli occhi.

(Matteo Moscarelli: Facebook, Instagram)

VINCITORI

Terzo premio

E siamo arrivati ai vincitori!

Al terzo posto si classifica Gaberricci. A prima vista il suo lavoro, rivisitazione di un celebre stencil di Banksy, può sembrare più semplice di molti altri. Ma l’idea che ci sta dietro è potente, e voglio riportarvi le parole con cui l’autore me l’ha presentata:

Non ho pretese di aver realizzato qualcosa di particolarmente “meraviglioso”, e anzi potrebbe sembrare ruffiano questo mio omaggio a un’opera così iconica. Ma ho voluto realizzare qualcosa di più “concettuale” che, per altro, segnala una continuità che a me pare evidente tra te e Banksy: tutt’e due, infatti, esplorate il territorio del perturbante, per suggerire quanto l’imposizione di una “normalità” sia un atto prepotente e profondamente reazionario. Se è tutto sommato semplice riconoscere questa natura rivoluzionaria nell’opera dell’artista di Bristol, credo che essa passi più “inosservata” (per la superficialità di alcuni, non per tuoi difetti) nella tua straordinaria opera di divulgazione ed esplorazione, che va ben oltre il semplice “vi mostro delle curiosità un pochino estreme”. Ecco, è questo aspetto di quello che fai (e di cui ti ringrazio) che ho cercato di evidenziare con questa semplice immagine: una guerriglia, come dice la scritta, condotta tirandoci in faccia meraviglie. Che è qualcosa di cui abbiamo bisogno.

Al di là dell’abbinamento con Banksy, fin troppo generoso, la resistenza contro l’appiattimento della Norma è un tema a cui tengo molto, e sono felice che qualcuno l’abbia sottolineato in maniera così esplicita.

(Il blog di Gaberricci, Suprasaturalanx)

Secondo premio

Per Umberto Eco le wunderkammer sono essenzialmente delle “liste visive”, elenchi enciclopedici della meraviglia.
Anche Elena Simoni (a.k.a. psychonoir) ha assemblato nel suo lavoro una sorta di compendio di molti dei temi trattati su questo blog: martiri, reliquie, decorazioni vittoriane con i capelli, forchette dei cannibali, tsantsa, tassidermie, dildi mostruosi, e molto altro.
Proprio come una vera camera delle meraviglie è spesso pervasa da un certo horror vacui, anche il suo disegno è stracolmo di dettagli, tanto che la vista si perde. Eppure la graziosa figura femminile e il segno delicato rendono l’atmosfera accogliente: un vero invito a seguire sempre la propria curiosità, per quanto eccentrica, e a lasciarsi sprofondare nella meraviglia.

(Elena Simoni Psychonoir: Facebook, Instagram)

Primo premio

Diletta De Santis mi scrive:

Il blog di Bizzarro Bazar per me è sempre stato fonte di grandissima ispirazione, al punto che giusto lo scorso anno ho aperto una ditta che ha l’ambizione di proporsi come una Wunderkammer.
Ci tenevo a realizzare un mio tributo per la tua attività, e mi sono chiesta cosa sarebbe successo se tu, Ivan Cenzi, fossi uno dei pezzi di punta di una Wunderkammer.
Così ho unito il mio master in arti digitali e il mio (ex) lavoro da restauratrice per farti diventare un reliquario con i fiocchi, che comprerei se solo esistesse!

Il risultato della sua fatica — realizzata con un misto di pittura ed elaborazione fotografica — è a dir poco spettacolare, e si guadagna il primo premio: d’ora in poi chiamatemi San Bizzarro!

(Diletta De Santis, Mundi Wunderkammer: Facebook, Instagram)

Se vi è piaciuta qualche opera in particolare, assicuratevi di mostrare il vostro apprezzamento agli autori nella sezione dei commenti.
Nelle prossime settimane diffonderò anche sui social queste bellissime opere.
Ancora grazie a tutti i partecipanti, avete illuminato le mie giornate; spero vi siate divertiti anche voi!

Bizzarro Bazar Contest 3

Oggi questo blog taglia il traguardo di 11 anni di attività, e per festeggiare torna il Bizzarro Bazar Contest!
Siete pronti a mettervi in gioco dando libero sfogo alle vostre fantasie più eccentriche e macabre?

Le regole del concorso sono le solite:

  1. Creare un contributo originale che faccia riferimento esplicito a Bizzarro Bazar;
  2. Postare il lavoro su Facebook, Instagram o Twitter utilizzando l’hashtag #bizzarrobazarcontest — in alternativa, inviarlo via mail;
  3. La deadline è il 10 Settembre 2020;
  4. Ricordate che l’idea è dare libero sfogo alla vostra creatività weird, e soprattutto divertirci fra amici!

Per “riferimento esplicito” si intende che Bizzarro Bazar (il sito, il logo, uno dei libri, al limite perfino la mia barbetta) deve essere raffigurato/menzionato/incluso all’interno del contributo. Tenete a mente che pubblicizzare le vostre creazioni dev’essere anche un modo per promuovere questo blog. E siamo tutti contenti.
Vi consiglio di dare un’occhiata ai bellissimi lavori della prima e della seconda edizione.

E ora passiamo ai premi:

1° premio: T-shirt a scelta + tazza a scelta + mousepad a scelta dallo store ufficiale
2° premio: T-shirt a scelta + tazza a scelta dallo store ufficiale
3° premio: T-shirt a scelta dallo store ufficiale

I migliori lavori non classificati saranno comunque pubblicati su Bizzarro Bazar con link ai siti/profili degli autori, e diffusi sui social.

Buon divertimento! Pronti, partenza… VIA!

Link, curiosità & meraviglie assortite – 23

Benvenuti alla raccolta di risorse online pensata per fornirvi tanti simpatici spunti di conversazione in questo torrido ferragosto. Parleremo di gente morta male, di mestruazioni, di riti vudù, di ortaggi sessualmente eccitanti e del fatto che la realtà non esiste.

  • Cominciamo con un’ottima lista di videogame che hanno come tema centrale la morte.
  • Una mia idea per una serie TV post-apocalittica di sapore ballardiano.
    Sulla Terra, dopo la catastrofe ecologica, sono rimaste soltanto poche centinaia di abitanti. I superstiti sono distinti in due fazioni in guerra tra loro: da una parte i discendenti dei ricchi capitalisti, chiamati “Travis”, dall’altra gli ultimi rappresentanti di quella che un tempo era la classe media, che chiamano sé stessi “Talbot”. (Le fasce più povere, senza mezzi per proteggersi, sono state le prime a estinguersi.) Le risorse naturali sono limitate, quindi le due tribù hanno costruito due città limitrofe, in costante tensione bellica.
    La guerra fredda tra i Travis e i Talbot, che dura ormai da decenni, raggiungerà il punto di rottura con l’arrivo di un allucinato straniero, sopravvissuto alle tempeste di sabbia, che sostiene di aver visto al di là del deserto un’oasi immensa in cui gli uomini sono mutati in ibridi a sangue freddo…
    Ok, con la storia sono arrivato solo fino a qui. Però la cosa bella è che non occorre nemmeno costruire i set, perché sono già pronti.
    Ecco la cittadella dei Talbot:

E questa invece è la città dei Travis, composta unicamente da piccoli castelli che dovrebbero rimarcare la loro antica superiorità economica:

Questi due luoghi stranianti sono Pardis, vicino a Teheran, e il villaggio fantasma di Burj Al Babas in Turchia.

  • Ma aspettate, ho qui pronto un altro concept favoloso per una serie! Un prete esorcista, esoterista e investigatore del paranormale che negli anni ’40 costruisce una wunderkammer in un piccolo paesino del Chianti senese.
    Poi ditemi se Netflix non dovrebbe assumermi all’istante. (Grazie, Paolo!)
  • Visto che abbiamo parlato di scenari apocalittici, quale animale ha le migliori probabilità di sopravvivere a un olocausto nucleare? Probabilmente uno scarafaggio. Perché? Be’, per dire, intanto quel furfantello può andare avanti tranquillo per settimane dopo essere stato decapitato.
  • Ok, siamo arrivati all’angolo della filosofia.
    Il nostro cervello, intrappolato nel cranio, crea una rappresentazione delle cose basata sulla percezione, ed è in quella “mappa” desunta dagli stimoli che viviamo.
    «Là fuori non c’è nessun suono. Se un albero cade nella foresta e non c’è nessuno che possa sentirlo, esso crea dei cambi nella pressione dell’aria e delle vibrazioni nel suolo. Il rumore è un effetto che succede nel cervello. Se sbatti il mignolo e senti il dolore pulsare, anche quello è un’illusione. Quel dolore non è nel tuo dito, ma nel tuo cervello. Là fuori non esiste nemmeno il colore. Gli atomi non sono colorati.»
    La citazione viene da questo articolo che è una breve ma chiara introduzione alla natura allucinatoria della realtà.
    Il problema è stato discusso a lungo dai migliori pensatori, però alla fine ci si potrebbe chiedere: cosa cambia che il dolore sia nel mio dito, nel mio cervello, o in un ipotetico software alieno che sta simulando l’universo? Sbattere il piede fa comunque un male cane.
    Questa perlomeno è la mia interpretazione del famoso aneddoto che vede protagonista Samuel Johnson: «Dopo essere usciti dalla chiesa, ci fermammo a parlare per qualche tempo dell’ingegnoso sofisma formulato dal Vescovo Berkeley per dimostrare la non-esistenza della materia e che ogni cosa nell’universo è solo ideale. Io osservai che, per quanto sicuri della non verità della sua dottrina, non siamo in grado di confutarla. Io non dimenticherò mai con quanta prontezza Johnson, tirando con forza un calcio ad un grosso sasso sino a farlo rimbalzare via, rispose “Io la confuto così!»
    (Questo per dire che da giovane ero intrigato da quale fosse la realtà “là fuori”, ora penso sempre più spesso al mignolo dolorante di Samuel Johnson.)

  • L’immagine qui sopra nasconde una storia triste e macabra ormai dimenticata. Sul “prigioniero di Mondovi” ha indagato Alessandro Calzolaro in questo articolo. (Grazie, Storvandre!)
  • La foto qui sotto, invece, venne scattata quella volta che, nel 1941, un noto occultista e un gruppo di “giovani idealisti” cercarono di uccidere Hitler… con una maledizione vudù.

  • I titoli giornalistici che ci piacciono.
  • «Vespe truccate, anni Sessanta / Girano in centro sfiorando i novanta», cantavano più di vent’anni fa i Lùnapop.
    Che pivellini.
    In Indonesia c’è una comunità di rider mattoidi che ha ridefinito il concetto di “truccare una Vespa”.  (Grazie, Cri!)

  • Finalmente un video essay, ironico e sornione, sulla valenza spirituale delle teste esplose al cinema.
  • E qui c’è un’interessante lettura esoterica, alchemica e iniziatica del cinema di David Lynch.
  • Londra, 1876. Un falegname con problemi di soldi affitta un appartamento, poi una sera viene visto tornare a casa con due grandi assi di legno e una doppia lama simile a quelle usate per conciare la pelle. Ma i vicini, come da buona tradizione, non ci fanno caso. L’articolo del Police Illustrated News racconta l’epilogo così:
    Lunedì la scoperta del suo suicidio, la testa tagliata da una ghigliottina. Le due assi erano state usate come montanti in cima ai quali era posta la lama. Delle scanalature intagliate sul lato interno delle assi hanno consentito al coltello di scorrere facilmente e due pesanti pietre sono state legate al lato superiore della lama come zavorra. Per mezzo di una carrucola il suicida ha innalzato il coltello e lo ha lasciato cadere sulla gola, tranciandosi di netto la testa.

  • E chiudiamo con uno dei report psichiatrici più incredibili di sempre: il caso, documentato nel 2005, di un uomo che soffriva contemporaneamente della sindrome di Cotard (la convinzione allucinatoria di essere morti) e di licantropia clinica.
    Per quanto la situazione di questo sfortunato individuo sia tutto fuorché comica, bisogna ammettere che i risultati della perizia rappresentano un piccolo e insuperabile capolavoro di surrealismo medico: “Un paziente che soddisfa i criteri DSM-IV per disturbo bipolare, tipo misto con psicosi, aveva la convinzione delirante di essersi trasformato in cane. Era anche convinto di essere morto. Era irrequieto e provava un pesante senso di colpa riguardo a un suo precedente contatto sessuale con una pecora.

È tutto, alla prossima!

Homo Algus

Strane figure primordiali, per metà umane e per metà vegetali, emergono dalla melma della palude… Possono apparire inquietanti a prima vista, ma in verità non fanno altro che osservarci, seminascoste tra la vegetazione. I loro volti immobili, venati di tristezza, sembrano spiare i nostri movimenti: siamo noi gli intrusi, il vero pericolo, la progenie che ha disconosciuto le proprie origini, coloro che hanno violato, guastato e logorato la natura siamo noi.
Queste ieratiche creature, invece, vivono con il ritmo delle maree; il vento dissecca e screpola la pelle fangosa, ma non intacca il loro calmo equilibrio — quella serenità che appartiene soltanto a chi ha accettato il fluido pulsare del tempo.

Esse sono l’opera della scultrice e artista francese Sophie Prestigiacomo.
Abitando nei paraggi delle paludi salmastre che formano la Réserve Naturelle des Marais de Séné, in Bretagna, una delle sue passioni è sempre stata addentrarsi fra gli acquitrini, camminando lungo i ponti di legno scricchiolante, osservando il panorama cambiare con il flusso e il riflusso delle maree che ciclicamente sommergono parte del terreno.

In una di queste escursioni, come racconta Sophie, ebbe luogo l’incontro fatale: l’incontro con un’alga.

Avendo notato che la texture di quest’alga assomigliava a quella della pelle, e che se lasciata a essiccare assumeva invece la consistenza di un tessuto, Sophie si rese conto della duttilità che questo materiale poteva avere in ambito artistico.

Se si esclude l’armatura di metallo che garantisce loro la posizione voluta, gli Homo algus di Sophie Prestigiacomo sono scolpiti unicamente con fango e alghe. Un tipo di arte effimera, che gli elementi naturali intaccano e modificano continuamente. L’artista di tanto in tanto effettua talvolta qualche lavoro di restauro, quando le sculture stanno cadendo a pezzi; ma la loro sorte ultima è quella di consumarsi del tutto, prima o poi.

Inizialmente gli Homo algus erano solo due. Incuriositi, e rinfrancati dall’accoglienza riservata a questi due primi ambasciatori, altri esseri d’alghe e fango hanno cominciato a emergere dalle acque stagnanti, convinti forse che vi possa essere ancora un legame con questo complicato primate chiamato Uomo.

Grazie all’interessamento del curatore della Riserva naturale, e a una campagna di crowdfunding, oggi le sculture sono quasi una decina.

Sophie Prestigiacomo è ancora innamorata della palude, dei suoi mutamenti. Ritorna spesso a fare visita alle sue creature, che cambiano dalla mattina alla sera, a seconda delle piogge, dei venti, dell’umidità: vulnerabili e sensibili come l’ecosistema di cui fanno parte.

Attendono soltanto che qualcuno s’incammini lungo il sentiero, tra le piane di marea e gli acquitrini, per sussurrare in sintonia con la brezza che arriva dall’immenso oceano: ricorda, umano, che questo paesaggio è tuo, come tu appartieni a esso.

(Grazie, Roger!)

Il cervello del Poeta

Cosa ci fa il poeta Walt Whitman vicino a un manuale per autopsie?

Ecco un post su un libro curioso, e su un mistero durato più di un secolo.

IL LIBRO

Qualche giorno fa ho aggiunto alla mia biblioteca un testo che cercavo da tempo: una prima edizione, del 1903, di Post Mortem Pathology del Dr. Henry Ware Cattell.

Si tratta di un manuale autoptico piuttosto conosciuto all’epoca, e corredato da numerose fotografie che dettagliano i metodi usati alla fine dell’Ottocento per svolgere gli esami post-mortem.

Sul frontespizio campeggia una gustosa citazione in italiano dalla Divina Commedia:

I versi vengono dal Canto XXVIII dell’Inferno, e descrivono la pena inflitta a Maometto (parafrasi: «tagliato dal mento fin dove si scorreggia. / Gli pendevano le interiora tra le gambe; / si vedevano gli organi interni e il ripugnante sacco / che trasforma in merda ciò che si mangia»), qui chiaramente riportata per alludere alle autopsie, che offrono un analogo spettacolo macabro.

Post Mortem Pathology è un libro interessante per almeno due motivi storici.

Per prima cosa, contiene dei “consigli” su come ottenere dai parenti del morto il consenso per procedere all’autopsia; ma sarebbe più giusto dire che Cattell dà indicazioni su come raggirare i famigliari del defunto, ottenendo il consenso per esempio da qualcuno di «collegato alla famiglia, ma non necessariamente il parente più stretto», guardandosi bene dallo specificare quali parti anatomiche si vogliono preservare, ecc.
Il Dr. Cattell lamenta anche la mancanza di una legge che permetta di fare autopsie su tutti coloro che muoiono negli ospedali, indistintamente.

Come scrive James R. Wright, queste sono

«informazioni uniche e importanti sulla “pratica” locale del consenso all’autopsia a Filadelfia negli anni ottanta del 1800, che […] permetteva ai patologi di passarla liscia praticando autopsie senza consenso legale all’ospedale di Blockley. […] Questi approcci discutibili e altamente paternalistici al consenso dell’autopsia, sebbene ora moralmente incomprensibili, permisero notevoli correlazioni clinico-patologiche che fecero di Blockley un eccellente ambiente di insegnamento.» (1)James R. Wright Jr., Henry Ware Cattell and Walt Whitman’s Brain, in Clinical Anatomy, 31:988–996 (2018)

In secondo luogo il libro di Cattell descrive la procedura, sviluppata originariamente dal ginecologo Howard Kelly, per eseguire la rimozione degli organi interni per vaginam, per rectum, e per perineum.(2)Julius P. Bonello, George E. Tsourdinis, Howard Kelly’s avant-garde autopsy method, Hektoen International Journal of Medical Humanities (2020)

Il metodo consisteva nell’incidere la vagina, nelle donne, o l’ano negli uomini; infilando il braccio fino alla spalla all’interno del corpo, si procedeva a perforare il diaframma e sfilare cuore, polmoni, fegato, reni e il resto degli organi attraverso quell’unico taglio.

Perché tutta questa fatica?, ci si potrebbe chiedere.

La risposta è purtroppo legata a quanto detto sopra: si trattava di un trucco per eseguire un’autopsia in assenza di consenso legale; gli organi venivano tolti senza turbare l’aspetto esteriore della salma, in modo che i parenti non si accorgessero di nulla.

Ma la vera curiosità legata a questo libro è un’altra, e cioè il fattaccio in cui fu implicato il suo autore.

IL MISTERO DEL CERVELLO SCOMPARSO

Nel 1892 uno dei più famosi e celebrati poeti americani, Walt Whitman, morì.

Alla fine dell’Ottocento la frenologia era già stata screditata, eppure si credeva ancora che l’encefalo dei “geni” potesse mostrare qualche differenza rispetto a quello di una persona normale; per questo motivo anche a Philadelphia, come in altre città, esisteva un Brain Club, nomignolo per la Anthropometric Society, una sorta di loggia segreta di medici e patologi che si occupava di preservare i cervelli dei grandi uomini. (Ovviamente maschi, non donne, ma OK.)

Il famoso patologo William Osler, membro del “Brain Club”, conduce un’autopsia cerebrale all’obitorio di Bockley, Filadelfia.

Riunione di anatomisti a Filadelfia.

Henry Cattell ne faceva parte, e all’epoca della morte di Whitman vi rivestiva la carica di prosettore, cioè colui che eseguiva il “lavoro sporco” di aprire e dissezionare il corpo.
Fu lui dunque a occuparsi del cadavere del poeta durante l’autopsia che si svolse proprio a casa di Whitman a Mickle Street il 27 marzo 1892, sotto la supervisione del prof. Francis Dercum.

Il cervello dell’immortale cantore del “corpo elettrico” venne rimosso e affidato a Cattell perché raggiungesse quelli degli altri importanti intellettuali preservati in liquido dalla Anthropometric Society.

Solo che a questo punto qualcosa andò orribilmente storto, e il prezioso organo scomparve nel nulla.

Questo enigmatico incidente cambiò per sempre la vita di Cattell, facendolo dubitare delle sue doti di patologo tanto che egli decise di rarefare sempre più i suoi impegni in sala autoptica, e di dedicarsi alle pubblicazioni scientifiche. Post Mortem Pathology rappresenta, appunto, la prima delle uscite della sua casa editrice.

Ma cos’era successo davvero?

La prima testimonianza al riguardo venne pubblicata nel 1907 in un paper del Dr. Edward Spitzka, che si basava a quanto pare sulle confidenze fatte da Cattell ad alcuni membri della Società. Spitzka scrisse che «il cervello di Walt Whitman, assieme al vaso di vetro in cui era stato riposto, a quanto si dice venne fatto cadere per terra da un assistente distratto. Sfortunatamente, non se ne salvarono nemmeno dei pezzi.» (3)Edward Spitzka, A study of the brains of six eminent scientists and scholars belonging to the American Anthropometric Society, together with a description of the skull of Professor E. D. Cope, in Trans Am Philos Soc 21:175–308 (1907)

La notizia fece un certo scalpore, tanto da entrare evidentemente nell’immaginario comune: si dice che fosse proprio questo episodio l’ispirazione per la scena di Frankenstein (1931) in cui l’assistente del Dottore, introdottosi all’università in cerca di un cervello per la Creatura, lascia cadere il vaso con quello “normale” e ruba quello “anormale”.

Ma, come scrive ancora James R. Wright, «quello che non si capiva era perché i frammenti fossero stati buttati, visto che ci sarebbe comunque stato qualche interesse nell’esaminarli. Ancora meno chiaro era se fosse stato un assistente oppure lo stesso Cattell ad aver distrutto il cervello di Walt Whitman.»

Comunque sia, in assenza di altri indizi, per più di un secolo questa rimase la versione ufficiale. Poi, nel 2012, fece la comparsa all’asta su eBay il diario segreto di Cattell.

Henry W. Cattell durante la Prima Guerra Mondiale.

Il diario non menziona direttamente l’autopsia, ma da quando venne eseguita nel marzo 1892 fino a ottobre dello stesso anno gli appunti di Cattell hanno un tono ottimista – era, insomma, un periodo lavorativamente e finanziariamente positivo.

Poi, a partire dal 14 ottobre, le voci nel diario si fanno cupe e preoccupate: Cattell sembra di colpo dubitare delle sue stesse capacità, arrivando ad avere perfino dei pensieri suicidi.

Qui sotto la cronologia degli appunti, che delineano una storia ben diversa da quella dell’assistente che lascia cadere in terra il preparato:

13 ottobre 1892 — «Preparare i pezzi anatomici per la Società»

14 ottobre 1892 — «Sono un idiota.»

16 ottobre 1892 — «Vorrei saper tenere meglio traccia del mio lavoro. Spesso mi sembra di essere un tale smemorato, eppure riesco a ricordarmi certe cose che agli altri sfuggono.»

13 aprile 1893 — «Per molti versi sono un tipo strano. Perché mi sono liberato di Edwards? Con ogni probabilità perché ero geloso di lui.»

15 maggio 1893 — «Sono un idiota, un dannato idiota, incosciente e senza memoria, inadatto a qualsiasi posizione di rilievo. Ho lasciato che il cervello di Walt Whitman si rovinasse perché non ho chiuso il vaso per bene. Scoperto questa mattina. Questa sarà la mia rovina con la Anthropometric Society, ma anche agli occhi di Allen, forse di Pepper, Kerlin, e gli altri. E poi come sono finito in questi problemi finanziari, non lo so nemmeno io. Quando ho rotto con Edwards avrei dovuto dirgli di andare all’inferno. Ho preso in prestito ancora $500 da papà e mamma. Sono buoni e gentili. Mi sarei ucciso una dozzina di volte prima di adesso, se non fosse stato per loro.»

18 settembre 1893 — «Dovrei essere felice e suppongo di esserlo in un certo senso. Eccetto che per i miei genitori, potrei andarmene in Africa o morire e nessuno sentirebbe la mia mancanza.»

30 settembe 1893 — «Guardo indietro alla fiducia e all’autocontrollo che avevo l’anno scorso come fossero qualcosa di meraviglioso. Adesso finalmente so di non conoscere abbastanza la patologia per la posizione che occupo.»

Ecco dunque la verità: Cattell aveva sigillato male il vaso contenente il cervello di Whitman; il liquido era probabilmente evaporato, e l’organo si era seccato, decomposto oppure era stato intaccato da qualche muffa. Cattell aveva incolpato l’assistente Edwards, il quale a seguito del licenziamento aveva probabilmente cominciato a ricattarlo minacciando di dire la verità; questa estorsione, oltre ai problemi finanziari che l’avevano costretto a chiedere prestiti ai suoi genitori, aveva gettato Cattell in uno stato di depressione e sfiducia nelle sue capacità.

Pubblicando gli estratti del diario di Cattell per la prima volta nel 2014, Sheldon Lee Gosline scriveva:

«Eppure, perché confidare a un diario queste prove incriminanti, a rischio di essere pubblicamente smascherato? Chiaramente Cattell voleva lasciare una confessione che un giorno diventasse pubblica – cosa che ora, 120 anni dopo, è finalmente successa.» (4)Gosline, Sheldon Lee. “I am a fool”: Dr. Henry Cattell’s Private Confession about What Happened to Whitman’s Brain. Walt Whitman Quarterly Review 31 (2014), 158-162.

EPILOGO

9 giugno 1924.

Cattell aveva ormai 61 anni, e ne erano passati 32 dalla sfortunata autopsia di Whitman.

All’epoca, come ricorda Gosline, Cattell «non soltanto poteva contare sullo stipendio dell’università, ma faceva pagare gli assistenti per il privilegio di assisterlo in privato, forniva pareri e testimonianze da esperto di post-mortem su parcella, dirigeva una rivista medica profittevole, era un autore lodato e di successo. Tutto questo era possibile perché aveva evitato di cadere in disgrazia con l’incidente Whitman.»

Se la sua fortuna era dovuta all’aver taciuto la sua incompetenza nel preservare il cervello di un poeta, è con una poesia che, appropriatamente, il patologo conclude i suoi diari. Questi versi suonano come una sorta di bilancio della sua intera vita. E l’immagine che emerge è quella di un animo roso dal senso di colpa, convinto che tutta la sua onorata carriera sia stata guadagnata con la frode; un uomo diviso tra la piacevole sicurezza economica, a cui non riesce a rinunciare, e il bisogno di confessare la sua impostura.

Forse l’unico a sorridere di tutta questa faccenda sarebbe stato lo stesso Walt Whitman, conscio che il corpo individuale (contenitore di “moltitudini”) non è altro che mera espressione transitoria dell’universale: «Perché ogni atomo che appartiene a me, appartiene anche a voi.» (5)Walt Whitman, “Il canto di me stesso”, Foglie d’erba (1855)

Note   [ + ]

1. James R. Wright Jr., Henry Ware Cattell and Walt Whitman’s Brain, in Clinical Anatomy, 31:988–996 (2018)
2. Julius P. Bonello, George E. Tsourdinis, Howard Kelly’s avant-garde autopsy method, Hektoen International Journal of Medical Humanities (2020)
3. Edward Spitzka, A study of the brains of six eminent scientists and scholars belonging to the American Anthropometric Society, together with a description of the skull of Professor E. D. Cope, in Trans Am Philos Soc 21:175–308 (1907)
4. Gosline, Sheldon Lee. “I am a fool”: Dr. Henry Cattell’s Private Confession about What Happened to Whitman’s Brain. Walt Whitman Quarterly Review 31 (2014), 158-162.
5. Walt Whitman, “Il canto di me stesso”, Foglie d’erba (1855)

Danzare con la Morte

Durante le grandi ondate di peste nel Medioevo sorsero due grandi motivi allegorici, il Trionfo della Morte e la Danza Macabra: cosa possono insegnarci oggi?

Ecco un video che ho realizzato per l’Università di Padova nell’ambito del progetto Catalogo delle Perdite e dei Ritrovamenti in Tempi di Covid (tutti gli interventi sono liberamente consultabili sul sito dell’Università).

La Morte Amica

Nel 1851 l’artista tedesco Alfred Rethel (che tre anni prima aveva già firmato una Danza Macabra apertamente politica) produsse i bozzetti per due incisioni gemelle: La morte come nemica e La morte come amica.

Se la sua Morte nemica (qui sopra), benché raffinata, non è poi così originale in quanto ispirata a una lunga tradizione di Trionfi e di figure scheletriche che torreggiano sulle pile di morti, è invece la speculare Morte amica che mi ha sempre affascinato.
Di recente sono riuscito a procurarmene una riproduzione, espunta da un testo di fine ‘800, e ho potuto finalmente scannerizzarla come si deve. Gran parte del fascino di questa litografia, infatti, deriva dalla cura nei più minuti dettagli, che richiedono d’essere esaminati e interpretati con attenzione; per questo motivo ammirarla in alta qualità è fondamentale. Alla fine di questo articolo troverete il link per scaricarla; ma vorrei prima mostrarvi perché amo così tanto questa immagine.

La scena ci mostra la sala più alta del campanile d’una cattedrale medievale.
L’ambiente è modesto, l’unico discreto fregio presente sopra l’arco della finestra è senz’altro poca cosa rispetto a come la chiesa deve apparire dall’esterno: lo intuiamo dalla gargolla intravista nell’angolo in alto a sinistra, e dalla guglia decorata che svetta fuori dalla finestra.


Tra queste quattro mura ha passato tutta la sua vita il vecchio sacrestano e campanaro; possiamo immaginare il freddo dei duri inverni, quando il vento fischiava entrando dalla grande finestra, facendo turbinare la neve nella stanza. Possiamo sentire la fatica di quelle scale di legno, salite e scese Dio solo sa quante volte per guadagnare la cima della torre.
Ora il guardiano è giunto alla fine dei suoi giorni: il corno resta silenzioso, appeso al corrimano.


Le membra fragili del vecchio (il piede destro si è girato di lato, sotto il peso della gamba), la sua figura sprofondata nella poltrona, le mani abbandonate in grembo e flebilmente unite in un’ultima preghiera — tutto ci dice che la sua vita volge al termine.

La sua è stata una vita umile ma pia. Lo intuiamo dai resti del suo ultimo povero pasto, un semplice tozzo di pane e un calice che alludono all’eucarestia. Lo capiamo anche dal crocifisso, unica suppellettile oltre al tavolo e la sedia, e dal libro delle Scritture ancora aperto.
Il mazzo di chiavi portato alla cintura è un altro elemento dal duplice significato: identifica il ruolo di sacrista, ma rimanda alle altre chiavi che lo attendono, quelle che San Pietro userà per dischiudergli i cancelli del Paradiso.

Il vero punto di fuga è il sole che tramonta dietro l’orizzonte di un panorama campestre. È la sera del giorno, la sera della vita che ha fatto il suo corso proprio come il fiume che vediamo in lontananza, emblema del panta rei. Eppure sulle sue rive scorgiamo dei campi ben coltivati e regolari, segno che lo scorrere di quell’acqua ha portato frutto.
Un uccellino si posa sul davanzale della grande finestra; è forse un amico del vecchio, con cui egli condivideva qualche briciola di pane? Si è preoccupato quando non ha sentito suonare le campane come d’abitudine? In ogni caso è un dettaglio commovente, e un indizio della vita che continua.

E guardiamo infine la Morte.
Non si tratta della Nera Signora delle raffigurazioni più classiche, la sua figura non potrebbe essere più lontana da quella che portava flagello e devastazione nei Trionfi medievali. Certo è scheletrica e può incutere paura, ma il cappuccio e la bisaccia sono quelli di un viaggiatore. La Morte è venuta da molto lontano, tanto è vero che porta sul petto la capasanta, conchiglia di San Giacomo simbolo del pellegrino; i suoi piedi ossuti calpestano la Terra in lungo e in largo, da tempo immemore. E questo suo costante vagabondare la accomuna, nello spirito, all’uomo — non a caso la stessa conchiglia è appuntata anche sul cappello del sacrestano, accanto al suo bastone e a un fascio d’erbe che egli ha raccolto.

Questa Morte però, come indicato dal titolo, è “amica”. Di fronte a un uomo virtuoso, quella stessa Morte che sa essere una spietata e feroce tiranna diviene “sorella” in senso francescano. Il capo abbassato, le orbite vuote rivolte a terra, sembra quasi intenta in una segreta meditazione: dall’inizio dei tempi ella svolge il suo compito con solerzia, ma non è malvagia.
E infatti ecco che compie un gesto di una delicatezza disarmante: suona le campane un’ultima volta, per annunciare i vespri al posto del moribondo che non è più in grado di farlo.

È l’ora del cambio della guardia, l’anziano uomo può ora lasciare in altre mani il ruolo che per così lungo tempo ha occupato. Con il giungere tranquillo della sera, con gli ultimi rintocchi delle campane che per tutta la vita egli ha fatto vibrare, si conclude un’esistenza semplice e devota. Tutto è sereno, tutto è compiuto.

Poche altre immagini, credo, sanno raccontare con simile eleganza l’ideale cristiano (ma, in generale, l’ideale umano) della “Buona Morte”.
Purtroppo non tutti potremo permetterci una fine così idilliaca; ma se la morte fosse davvero così gentile, premurosa e compassionevole, chi non vorrebbe averla come amica?

Per scaricare la mia scansione in alta qualità (60Mb) di La morte come amica, cliccate qui.

Wunderkammer Live!

Qualche anno fa avevo organizzato l’Accademia dell’Incanto, una serie di incontri con antropologi, artisti, anatomopatologi, registi e studiosi di stranezze nella cornice della wunderkammer Mirabilia di Roma.

Ora, in periodo di isolamento, il curatore di Wunderkammer Zurich, Christian D. Link, ha deciso di organizzare qualcosa di simile in live streaming su Facebook: il progetto si chiama Wunderkammer Live!, e prevede due giornate in compagnia di ospiti eccentrici ed eccezionali.

Chris D. Link (Photo by Raisa Durandi)

Le prime due date fissate sono il 18 e il 19 di Aprile, per un totale di dodici ospiti (sei ogni giorno, in diretta a partire dalle 16 fino alle 22).
Il lineup è davvero notevole: oltre al sottoscritto e all’amico Luca Cableri, che ormai conoscete bene se avete visto la mia webserie, il programma include interventi dell’antropologo forense Matteo Borrini, della tassidermista olandese Marjolein Kramer, del collezionista Viktor Wynd (altra vecchia conoscenza per chi segue Bizzarro Bazar), del grande artista svizzero Thomas Ott, del mentalista Luke Jermay, e molti altri.

La diretta streaming avverrà all’interno del gruppo Facebook di Wunderkammer Live!, quindi iscrivetevi; durante queste due settimane che precedono dell’evento avrete anche l’opportunità di conoscere meglio i relatori con dei post di presentazione.

In questo momento è più essenziale che mai tenere vivo il sense of wonder; l’iniziativa di Chris ha proprio lo scopo di ispirare, intrattenere, stupire e condividere le conoscenze eterogenee di alcuni professionisti della meraviglia. E ok, ci sono anch’io tra gli intervistati, ma personalmente non vedo l’ora di sentire cosa ci racconteranno gli altri ospiti.
Vi aspettiamo per un paio di pomeriggi davvero fuori dall’ordinario: ne abbiamo tutti bisogno!