Link, curiosità & meraviglie assortite – 24

  • Indovinello: quale animale è ritratto nella foto? La soluzione alla fine dell’articolo!
  • Quando alcuni operai hanno buttato giù un muro di mattoni all’interno di un convento nel Leicestershire, hanno trovato un paio di scheletri. Si tratta però di preparati anatomici, con le ossa numerate e in alcuni casi ancora articolate tramite fil di ferro. Cosa ci facessero dietro una parete di un convento, è ancora un mistero.
  • Nel 1968 Barbara Mackle, all’epoca ventenne, divenne vittima di uno dei più infami rapimenti della storia. La ragazza venne rinchiusa in una scatola rinforzata ed equipaggiata con due tubi per il ricircolo d’aria, quindi seppellita nel bosco in attesa del riscatto. Qui trovate la lettera che la aspettava al suo risveglio nella bara. Passò più di tre giorni lì dentro prima di essere individuata e portata in salvo.

  • Vedete un bue o un elefante? Quella qui sopra è una delle più antiche illusioni ottiche della storia.
  • “C’è del marcio in Danimarca”: lo pensano alcune voci critiche levatesi contro una serie animata per bambini il cui protagonista è un ometto dal pene lunghissimo e prensile.  Visti gli sforzi contemporanei per cambiare la mentalità machista/fallocentrica non sembra in effetti una trovata di gran gusto, ma secondo altri pareri il cartone animato sarebbe innocuo, scevro di riferimenti sessuali, rispettoso nei confronti delle donne e gentilmente goliardico. Un buon articolo di Il Post riassume lo scandalo e le diverse opinioni, proponendo anche alcune puntate che potete vedere per farvi un’idea. (Grazie, Massimiliano!)

  • Viviamo nel paese che vanta il maggior numero di mummie al mondo, un patrimonio storico e antropologico unico (come spiegavo in questo video). Eppure non siamo capaci di valorizzarlo. Nel maggio 1999 ne sono state rinvenute altre due, in ottimo stato di conservazione naturale e ancora vestite con abiti e gioielli d’epoca, sotto la Chiesa della Santissima Annunziata di Siena. E cos’è successo in seguito a questa eccezionale scoperta? «Il rammarico è che i corpi mummificati siano di nuovo nascosti sotto il pavimento della chiesa, mentre gli abiti del tempo, i monili, medaglie e le monete ritrovate loro addosso non sappiamo ad oggi dove siano, né se siano mai stati restaurati.»
  • «Siete stupidi. E non soltanto siete stupidi, ma siete cattivi.» Così recita una delle lettere arrivate in redazione alla rivista francese Hara-Kiri, fondata nel 1960. Da quel momento il sottotitolo del magazine sarà “Un giornale stupido e cattivo”. Caso editoriale sui generis, Hara-Kiri è una testata satirica, scorretta e in molti casi apertamente oscena, tanto da incorrere nel corso di 29 anni di attività in diversi guai giudiziari (sarà a causa di una di queste interdizioni che il team farà nascere la “costola” editoriale Charlie Hebdo, tristemente famosa per l’attentato terroristico del 2015). Ma l’elemento forse più distintivo di Hara-Kiri rimangono le sue copertine: scioccanti, estreme, volgari, volutamente sgradevoli, pensate per épater les bourgeois. Ecco una raccolta di 45 copertine che si dimostrano ancora oggi un esempio di grafica punk esplosiva, senza freni e senza emuli. (Grazie, Marco!)
  • A proposito, nella mitologia greca anche l’oscenità aveva una sua dea.
  • Mariano Tomatis mi ha segnalato un testo curioso, consultabile gratuitamente online, che espone il metodo ideato a fine Ottocento dal fisioterapista svedese Thure Brandt per curare numerose patologie genitali femminili tramite massaggi, stretching, sollevamenti. Mi dice Mariano che «le curiose figure impiegate sono un tentativo di de-sessualizzarne l’aspetto»; peccato che il risultato assomigli a un manuale di rituali esoterici per alieni.

 

  • La rappresentazione della morte ricorre spesso a strumenti come l’eufemizzazione o la resa simbolica per evitare lo “scandalo” del cadavere, cioè per non risultare oscena. Diverso è il discorso per la fotografia di denuncia, nella quale lo shock è elemento essenziale al fine di veicolare una presa di posizione morale. È il caso della serie di scatti del fotografo ungherese Peter Timar, che tra il 1980 e il 1983 documentò il trattamento irrispettoso e disdicevole che subivano le salme all’Istituto Funerario di Budapest: i cadaveri accatastati l’uno sull’altro, le bare collassate sul pavimento, i corpi allungati anche in coppia sui tavoli autoptici fecero un enorme scalpore quando la galleria Mucsamok di Budapest espose le fotografie di Timar. La mostra venne chiusa dalle autorità pochi giorni dopo l’apertura. Potete vedere la serie Grief a questo link (attenzione, immagini forti).
  • I dopo-sbornia degli antichi Egizi.
  • Gli effetti della tortura su Guy Fawkes, uno dei congiurati delle polveri, emergono dalla sua scrittura: sopra la firma (“Guido”) appena dopo essere stato torturato alla Torre di Londra; sotto, la stessa firma una settimana dopo, quando aveva ripreso le forze.

  • Lee Harper è un’artista di Oxford appassionata degli episodi più oscuri della storia (come quelli di cui spesso parlo qui); nelle sue opere ha deciso di riproporre gli episodi bizzarri che più hanno colpito la sua fantasia, costruendo dei dettagliati diorami. «Tutti i pezzi — dice l’artista stessa — si riferiscono a persone reali, a eventi o costumi esistiti a un certo punto in questo folle mondo.» Si va dai bagni di sangue della Contessa Bathory ai “divoratori di peccato“, dalla Lobotomobile di Freeman ai ladri di cadaveri vittoriani. Ma se le vicende rappresentate non bastassero a farvi rabbrividire deliziosamente, le grottesche scene in miniatura di Lee Harper sono tutte interpretate da piccoli attori scheletrici. Potete vedere le sue creazioni sul sito ufficiale di History Bones e sulla sua pagina Instagram.

  • In questo tweet spiegavo perché secondo me il COVID ha causato la rovina di una delle routine da fachiro più pittoresche. E a questo punto vale la pena rileggersi questo mio vecchio articolo su Melvin Burkhart, il leggendario inventore della performance in oggetto.
  • Ma il COVID si è portato via anche Kim Ki-Duk, uno dei maggiori registi coreani. Se molti lo ricordano per Ferro3, Pietà o Primavera estate…, su queste pagine mi sembra giusto ricordarlo per il suo film più disturbante ed estremo cioè L’isola (2000), che oggi potete recuperare su Prime Video. Una delle migliori recensioni italiane, a cura di Giuseppe Zucco, lo definiva un “film-polveriera”: una visione crudele e al tempo stesso commovente dell’incomunicabilità tra gli esseri umani, che può essere superata soltanto a costo di ferirsi a vicenda, strappando la carne fino ad annullarsi nell’Altro.

  • Storioni che sfondano porte, candele che “tengono il broncio”, gatti in decomposizione sotto al letto, pantere riesumate e degustate… L’ultimo articolo di The LondoNerD su Frank Buckland è un vero tripudio di stranezze.
  • Il Taus è uno strumento musicale indiano cordofono, proveniente dal Punjab. Creato secondo la tradizione dal sesto Guru dei Sikh, Guru Hargobind (1595-1644), è composto da un manico a 20 capotasti e un corpo scolpito a forma di pavone. Spesso allo strumento venivano aggiunte delle vere penne di pavone per completare l’illusione.

  • Per concludere segnalo che l’amica Claudia Crobatia, psicologa certificata nella gestione del lutto e fondatrice del sito A Course In Dying, ha da poco inaugurato un vero e proprio corso online chiamato Get Ahead of Death, il cui obbiettivo è quello di condurre i partecipanti a “affrontare la propria mortalità”: il programma (in inglese) prevede 31 video divisi in 7 moduli, ebook, audio file di meditazione sulla morte e l’accesso alla community del corso per scambiare idee con gli altri studenti.

Soluzione dell’indovinello: l’animale nella foto all’inzio del post è una falena parassitata dal fungo cordyceps. E con questo è tutto, alla prossima!

Buone feste!

Non ho aggiornato il blog ultimamente, perché è stato un periodo intenso. Assieme al regista Francesco Erba abbiamo completato le riprese della seconda stagione della web serie di Bizzarro Bazar all’interno degli spettacolari Musei Civici di Reggio Emilia, e ora comincia la fase di post-produzione.

Non ho però mancato l’occasione di fare una chiacchierata con The Thinker’s Garden, uno degli spazi più stimolanti della rete: nel corso dell’intervista — in inglese — abbiamo parlato del mio rapporto con Padova (e in particolare di un episodio autobiografico che mi lega al Museo Morgagni), del Master in Death Studies organizzato dalla prof. Ines Testoni, e appunto delle ultime novità riguardo alla serie.

Con questo piccolo aggiornamento, vi auguro buone feste!

 

Due scorticati: una breve riflessione

Questa immagine è forse la mia tavola anatomica preferita di sempre, proveniente dalla Historia de la composicion del cuerpo humano di Valverde, 1556. Dal punto di vista filologico è una di quelle immagini che dimostrano come l’iconografia sacra abbia influenzato l’illustrazione anatomica (il riferimento qui è San Bartolomeo), ma il mio amore per questa figura è motivato da un altro aspetto.
Non solo si tratta di una tavola raffinata, metafisica, surreale, grottesca e impressionante, ma soprattutto è filosoficamente programmatica. L’uomo qui ha il pugnale in mano, dunque si è scorticato da solo: autopsia non solo nel senso etimologico di vedere da sé, guardare con i propri occhi, ma soprattutto autopsia come vedere sé stessi.

Il famoso monito del tempio di Delfi, “conosci te stesso”, comporta un atto di crudeltà: ogni introspezione implica il denudarsi dalle apparenze (la pelle superficiale) e far terra bruciata delle proprie certezze. A volersi guardare dentro con reale sincerità, insomma, tocca scorticarsi da soli, un processo tutt’altro che piacevole.
Il mosaico di San Gregorio a Roma, qui sotto, reca appunto la scritta gnōthi sautón, conosci te stesso: e non è un caso che rappresenti un altro scorticato ante litteram, questa volta utilizzato come memento mori.


Conoscersi significa considerare la propria mortalità, ma ognuno di noi deve decidere: accettare l’impermanenza è la fine di ogni ricerca, o solo l’inizio?

Per una trattazione un po’ più approfondita della figura dell’écorché, lo scorticato delle tavole anatomiche, rimando al video della mia conferenza “La Carne e il Sogno: Anatomia del Surrealismo“.

Ossari e voliere: quando gli uccelli nidificano nei teschi

Guest post a cura di Thomas J. Farrow

Il termine inglese bonehouse, che si riferisce a un ossario dove sono accatastati ed esposti grandi quantità di resti scheletrici riesumati, deriva dall’anglo-sassone beinhaus. Nel suo uso originale questa parola, prima che ad altre strutture, si riferiva al corpo umano come a una “casa delle ossa”. Finché le ossa dei viventi abitano i corpi, e le ossa dei morti abitano gli ossari, ogni distinzione tra la vita e la morte resta chiara e precisa. Tuttavia, l’emergere della vita animale all’interno delle ossa dei morti offre un’inedita svolta, in cui le ossa si mutano in vere e proprie dimore.

I resoconti di uccelli che nidificano nei teschi umani sono sorprendentemente comuni nella letteratura dell’Ottocento e primo Novecento, e all’epoca attirarono l’attenzione sia degli ornitologi vittoriani che dei curiosi. Numerosi casi sono segnalati in libri e riviste popolari del periodo, in cui si racconta di scriccioli che avevano fatto il nido in un cranio lasciato a sbiancare all’aperto da uno studente di anatomia (Blanchan 1907), così come di un altro teschio rinvenuto durante i lavori di costruzione a Hockwold Hall, Norfolk, durante gli anni ’70 dell’Ottocento (Chilvers 1877). In seguito alla sua scoperta, un uomo del posto inchiodò il teschio di Hockwold sul muro di un capanno da giardino, e più tardi rimase sorpreso nello scoprire che uno scricciolo, visto volare dentro e fuori dal cranio, aveva deposto al suo interno quattro o cinque uova.

Sempre a Norfolk, all’inizio del secolo, vennero trovati uccelli che nidificavano nei resti scheletrici di un assassino, esposti pubblicamente. Dopo l’esecuzione, il corpo era stato lasciato a marcire in una gabbia appesa fuori dal villaggio di Wereham, come macabro avvertimento per chiunque avesse avuto intenzione di minacciare la comunità locale. Circa cinque anni dopo, nel 1810 circa, un bambino si arrampicò sul patibolo e scoprì diverse cince blu che vivevano all’interno del cranio (Stevenson 1876).

FIG 1: Sebbene la forca di Wereham non esista più, quella di Rye mostra bene come si sarebbe conservato un teschio al suo interno. (Cartolina postale. Collezione dell’autore.)

Ulteriori racconti punteggiano libri sia antichi che recenti. Quando furono eseguiti degli scavi in un cimitero sassone a Saffron Walden intorno al 1870, un codirosso allevò una nidiata di quattro pulcini nel cranio di uno scheletro esposto (Travis 1876). Più di recente, durante una spedizione a Cape Clear Island, in Irlanda, all’interno di una cappella in rovina l’ornitologo Ronald M. Lockley scoprì un nido di pettirosso in un teschio, presumibilmente caduto da una vecchia tomba di pietra incassata nelle mura (Lockley 1983).

FIG 2: Illustrazione di un nido d’uccello in un teschio umano, c.1906.

I teschi non sono l’unica opzione abitativa per un uccello che abbia il gusto del macabro. Basti pensare all’Upupa cinese, chiamata anche “uccello della bara” per la sua abitudine di nidificare nei sarcofaghi che venivano spesso lasciati fuori terra nella Cina del XIX secolo. Inoltre, si dice che lo zigolo delle nevi, residente nell’Artico, cercasse riparo nelle cavità toraciche di coloro che erano così sfortunati da morire nella tundra (Dixon 1902). Se le rientranze e le fessure presenti nei cimiteri moderni forniscono spesso un utile riparo per i volatili (Smith/Minor 2019), questi siti di nidificazione non sono guidati da alcun meccanismo legato specificamente alla morte. Piuttosto, esprimono la versatile capacità degli uccelli di trovare rifugio ovunque sia possibile.

Gli uccelli possono nidificare in luoghi tutto sommato banali come vasi di fiori e vecchi stivali (Kearton 1895), ma anche nelle carcasse essiccate di animali, e addirittura in quelle di altri uccelli (Armstrong 1955), dimostrando l’indifferente intraprendenza dei nostri amici pennuti. Non sorprende quindi che se i teschi dei morti sono lasciati esposti agli elementi, possono occasionalmente fornire riparo più o meno come qualsiasi altro oggetto idoneo. Poiché cimiteri e ossari hanno storicamente ospitato grandi quantità di tali resti, è naturale che di tanto in tanto abbiano offerto domicilio agli uccelli nidificanti.
In Inghilterra, rimangono solo due grandi ossari. Il primo di questi, presso la chiesa di San Leonardo a Hythe, nel Kent, ospita centinaia di teschi tra cui uno che contiene un nido. Si dice che il nido sia stato costruito a metà del XX secolo, dopo che le finestre della chiesa furono distrutte da una bomba caduta nelle vicinanze durante la Seconda Guerra Mondiale, consentendo così agli uccelli di entrare nella struttura (Caroline 2015).

FIG 3: Il nido d’uccello nel teschio di St. Leonard’s, Hythe.

Il secondo ossario accessibile in Inghilterra si trova nella cripta della Holy Trinity Church a Rothwell, nel Northamptonshire. I giornali nel 1912 riportarono la scoperta di un nido in un teschio, che si credeva fosse stato fatto da un uccello intrufolatosi nella cripta attraverso un buco in un ventilatore (Northampton Mercury 12.7.12). Tuttavia, la mancanza di riferimenti in fonti più recenti suggerisce che il nido non sia sopravvissuto fino ai giorni nostri.
In Austria, l’ossario della Filialkirche St. Michael in der Wachau contiene i resti della popolazione locale e dei soldati morti durante la battaglia di Dürenstein (Engelbrecht) del 1805. Diversi teschi recano fori di proiettili che attestano la morte in combattimento, mentre un teschio privo di una larga porzione di volta cranica è esposto lateralmente in modo da rivelare il nido che contiene.

FIG 4: Il nido presso la Filialkirche St. Michael in der Wachau.

Ulteriori esempi esistono nella regione bretone della Francia nord-occidentale, dove gli ossari erano comuni fino a quando i cambiamenti culturali riguardo all’igiene nel XIX e XX secolo fecero sì che fossero in larga parte svuotati. L’ossario dell’Église Saint-Grégoire a Lanrivain ancora oggi ospita dei resti umani, assieme a un altro esempio di nido all’interno di un teschio.

FIG 5: Nido nell’Ossario di Lanrivain, Bretagna.

Un caso differente è quello dell’ossario di Église Saint-Fiacre. Negli ossari bretoni, era diffusa la pratica di conservare i teschi separatamente rispetto agli altri resti, all’interno di scatole recanti iscrizioni biografiche che registravano il nome del defunto, la data di nascita e morte, insieme a invocazioni e preghiere (Coughlin 2016). Queste scatole erano dotate di finestrelle da cui si potevano vedere i resti, ed avevano anche piccoli tetti spioventi – un dettaglio che spinse i viaggiatori del XIX secolo a descriverle come simili a cucce per cani. La metafora canina non si addice però a quella di Saint-Fiacre, visto che è stata trasformata nella casetta per uccelli più spettrale di sempre.

Ossario di Saint-Fiacre. Fonte: Photos 2 Brehiz.

Gli uccelli non sono nemmeno gli unici animali ad aver trovato una felice dimora tra i resti di un ossario. Nel suo libro A Tour of the Bones, Denise Inge ha descritto un topo che viveva nell’ossario di Hallstatt, in Austria. Più recentemente, lo studio delle ossa di topo ritrovate nell’ossario di Danzica, in Polonia, ha gettato nuova luce sulla diffusione della peste nell’Europa medievale (Morozova et al 2020). Non solo gli animali ma anche le piante hanno un rapporto di lunga data con i cimiteri, tanto che il muschio rimosso dai crani umani veniva storicamente usato nella medicina popolare per curare malattie come attacchi epilettici e sangue dal naso (Gerard 1636).

Fig 7: Muschio medicinale su un teschio umano, incisione di fine XVII secolo.

Se negli ultimi tempi i cimiteri hanno attirato una maggiore attenzione in quanto spazi verdi capaci di ospitare un habitat naturale nella cornice urbana (Quinton/Duinker 2018), lo studio degli ossari come ecosistemi rimane un campo ancora poco studiato ma promettente.
Poiché la maggior parte dei casi qui descritti sono stati scoperti accidentalmente, è inevitabile che il presente elenco rimanga incompleto. La speranza è che riunendo tutte le istanze conosciute in un unico scritto, questo strano fenomeno possa suscitare curiosità, e che altri esempi possano essere segnalati e aggiunti all’elenco.
Tutti sappiamo che la vita trova spesso modi prorompenti per rifiorire nei luoghi dei morti, ma gli uccelli che nidificano nei teschi degli ossari costituiscono un esempio particolarmente spiazzante: dai corpi come “case per le ossa”, alle ossa come “case per i corpi”.

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Thomas J. Farrow (mailTwitter) ha conseguito un Master in Archeologia della morte e della memoria presso l’Università di Chester, Regno Unito. Un precedente articolo sulla storia della carbonizzazione in Inghilterra può essere trovato qui (Farrow 2020), mentre un articolo che affronta gli usi popolari, medici e magici, del muschio di cranio e dei resti scheletrici è in uscita sul prossimo numero di primavera 2021 di The Inquiring Eye.

Totentanz

Oggi vi parlo di un progetto davvero fuori dall’ordinario, a cui sono onorato d’aver partecipato. Si tratta di Totentanz, ideato dall’incisore e cartaio Andrea De Simeis.

Una delle raffigurazioni della morte che, dal Medioevo fino al Seicento, conobbe maggiore fortuna è il cosiddetto Trionfo della Morte.
Ne ho parlato su YouTube nel mio video Danzare con la morte: la Nera Regina che, armata di falce, schiaccia sotto le ruote del suo carro tutti indistintamente – villici, pontefici, regnanti – non era solo una raffigurazione pittorica, ma parte concreta delle festività di Carnevale. Tra i carri allegorici carnascialeschi infatti sfilava anche il Trionfo, attorniato da figuranti mascherati da scheletri che deridevano gli spettatori danzando e cantando poesie incentrate sul memento mori.

Questa è la tradizione a cui ha attinto Andrea De Simeis per inventare il suo moderno Trionfo della Morte, un vero e proprio carro musicale che sfilerà attraverso l’Italia e, virus permettendo, in Europa, portando allegria e poesia ma ricordandoci al tempo stesso la nostra finitezza.

Totentanz (“danza macabra” in tedesco) è un grande carillon in legno su ruote; al giro della manovella, la macchina suona un dies irae e mette in moto tre cilindri con diciotto illustrazioni stampate al torchio a stella.

Le immagini di questo carosello sono ispirate alle più celebri danze macabre europee: dal cimitero degli Innocenti di Parigi alle xilografie di Marchant; dalle superbe incisioni di Holbein il Giovane alle magnifiche silhouettes di Melchior Grossek; fino agli ironici scheletri messicani di José Guadalupe Posada, l’inventore dell’iconica Calavera Catrina.

La boîte à musique, alla fine del suo delicato motivo musicale, sorteggia un fascicolo per il suo manovratore: una plaquette illustrata con un breve dialogo, una massima, un aforisma, una poesia.

Ogni prezioso libretto è tirato in soli undici esemplari; le illustrazioni e i testi sono stampati su carta vergata a mano in cellulosa di puro cotone, canapa e fico spontaneo della vegetazione mediterranea.

Gli autori che hanno accolto l’invito a scrivere questi brevi testi sono tanti e prestigiosi; ne potete scoprire alcuni sulla pagina Facebook del progetto.

Tra questi, mi sono cimentato anch’io in una poesiola per accompagnare l’illustrazione intitolata “L’appeso”. Si tratta di un mio piccolo omaggio a François Villon e alla sua Ballade des pendus.

Clicca per ingrandire

La vendita delle pubblicazioni servirà a far viaggiare questo carillon su ruote lungo un percorso di città in città, accompagnato a ogni tappa da un autore, musicista o attore che interpreterà il tema del memento mori. Le iniziative di Totentanz non hanno finalità di lucro, ma servono solo a finanziare questa tournée.
Se l’iniziativa vi affascina, potete sostenerla in molti modi: date un’occhiata a questa pagina per conoscerli.
Nel video promozionale qui sotto potete vedere la fantastica macchina in azione:

Totentanz – Paramusica del Chiarivari: sito ufficiale, pagina Facebook.

Il boia gentile

È finalmente disponibile in preordine un libretto che, credo, farà la gioia di più di un lettore: si tratta di Memorie di un boia che amava i fiori, edito da Bakemono Lab, scritto da Nicola Lucchi, illustrato da Stefano Bessoni e corredato da un mio saggio sulla decapitazione.

La storia è quella di Charles-Henri Sanson, boia parigino che durante la rivoluzione francese eseguì circa 3000 esecuzioni tramite ghigliottina. Il racconto della vita di Sanson, che Nicola Lucchi ha voluto rivisitare con un esercizio di equilibrismo tra vicende sanguinose e toni delicati, ci svela un retroscena insospettato, e cioè che quest’uomo pur essendo uno dei boia più “prolifici” della storia rimase sempre combattuto riguardo alla pena di morte. Animo colto e gentile, suonatore di violino con l’hobby delle erbe medicinali, Sanson era noto per la caritatevole empatia che mostrava verso le sue vittime, a cui offriva spesso conforto prima dell’esecuzione. La sua figura contribuì a umanizzare il mestiere del carnefice anche agli occhi del pubblico.

Il volume è illustrato da Stefano Bessoni, che chi legge questo blog conosce ormai benissimo: i suoi disegni macabri e poetici sono il perfetto complemento per la storia stralunata del boia con la passione per i fiori.

L’ultima ventina di pagine è occupata da un mio saggio sulla decapitazione attraverso la storia, e su come l’introduzione della ghigliottina non solo cambiò il modo di guardare alle esecuzioni ma diede anche inizio a una querelle filosofica sulla metafisica dell’anima.

Fino al 31 ottobre 2020, chi ordinerà il libro a questo link avrà diritto a uno sconto sul prezzo di copertina e riceverà la sua copia con disegno di Stefano Bessoni.

 

The Ouija Sessions Ep.1: Mattio Lovat

Ecco la prima puntata di The Ouija Sessions, la nuova miniserie targata Bizzarro Bazar.
In questo episodio la mia tavola ouija mi ha suggerito di raccontarvi la storia incredibile di Mattio Lovat, trovato crocifisso fuori da un balcone a Venezia.

Ricordatevi di iscrivervi al canale, se non l’avete già fatto; buona visione!

BB Contest Awards 3

Si è concluso il terzo Bizzarro Bazar Contest, e ancora una volta i contributi sono stati tanti, originali e del tutto stravaganti!

Senza indugi scorriamo quindi le menzioni speciali, fino ad arrivare ai vincitori che, come le altre volte, ho penato non poco a selezionare data la qualità complessiva dei lavori. Partiamo!

Iniziamo con La marci che, ispirata da un mio articolo sul circo delle pulci, ne ha realizzato uno.

(La marci: Instagram)

Sambuco irrompe con un po’ di sano rock’n’roll customizzando una chitarra elettrica. Gabba gabba hey!

(Sambuco: Instagram)

Parafrasando Forrest Gump potremmo dire: “Bizzarro Bazar è uguale a una scatoletta di tonno: non sai mai quello che ti capita.
Lapeggiocosa lo scopre sulla sua pelle:

(Lapeggiocosa: Instagram)

Cristina Galleri decide di rappresentare un’idilliaco quadretto familiare: c’è l’ombrellone brandizzato, ci sono io che faccio il bagno, c’è una signorina MOLTO svestita che prende il sole, e un pargolo che zampetta via dal suo barattolo di formalina. (L’unico dettaglio eufemistico sono quelle improbabili spalle da body builder, visto che l’unica ginnastica che faccio è spostare libri dalla mensola al tavolo e viceversa.)

(Cristina Galleri: Instagram)

Gloria Ramones De Lazzari, alias Glokyramone partendo dal teschietto macrocefalo del logo ha immaginato che tipo di bambino sarebbe diventato se fosse sopravvissuto e cresciuto in salute: “il suo notevole difetto non lo avrebbe minimamente fermato dal diventare un discolo di fine 1800 inizio 1900.”

(Glokyramone: Instagram)

Flavio Masiero mi dice che ha avuto poco tempo perché doveva partire per un viaggio — e quando hai poco tempo, cosa fai?
Ovvio, realizzi un collage su un autentico coperchio di bara!

(Flavio Masieroo: Instagram)

Chiara Scarpitta, nota in rete come Kiria Eternalove, ha scritto un delizioso racconto ispirato alla Suicida Punita, corredandolo con un disegno.
Trovo commovente che dopo più di un secolo e mezzo la storia di questa anonima ragazza tocchi ancora tante persone nel profondo; potete leggere La fanciulla coi capelli color sabbia cliccando qui.

(Kiria Eternalove: Facebook, Instagram, YouTube)


Milla, tattoo artist, ha creato questo poetico encefalo psichedelico.
Ignoro se il sottotesto sia “Cioè Bizzarro Bazar è tipo un trip fantastico bro“, oppure “Bizzarro Bazar può causare micosi gravi“. Ma in entrambi i casi, son robe che andavano dette.

(Milla: Instagram)

Il contributo di Greta Fantini, un po’ sensuale e un po’ splatter, è apparso censurato sui social. Qui finalmente ve lo posso mostrare in tutta la sua dirompente carica… mammaria.

(Greta Fantini: Facebook, Instagram)

Andrè El Ragno Santapaola, wundermaker e già vincitore dell’ultimo contest con il suo “Bizzarroscopio”, realizza un piccolo corto in stop-motion: ecco cosa succede in una wunderkammer quando tutti dormono!

(Elragno’s Weird Stuff World: Facebook, Instagram)

La brava pittrice e illustratrice Chiara Olmi Rol ci regala due splendide e malinconiche gemelline siamesi:

(Chiara Olmi Rol: Facebook, Instagram)

Altri due gemelli, questa volta toracopaghi, sono i protagonisti del bellissimo artwork floreale di Pamela Annunziata:

(Pamela Annunziata: Instagram)


Emanuela Sommi, con un fantastico e raffinato collage, ci invita a prendere il volo su una bizzarra mongolfiera verso lidi inesplorati.
Anche se io sarei un po’ titubante a salire a bordo, vista la capigliatura gorgonica e quella iena ben poco pucciosa.

(Emanuela Sommii: Facebook)

Chiara Toniolo ha decretato che la mia è “una mente che deve essere conservata“, e dunque l’ha messa letteralmente sotto vetro. Ha perfino incluso nel suo bel dipinto il mio gatto Barnum che, c’era da immaginarselo, non mi degna di uno sguardo. Maledetto ingrato.

(Chiara Toniolo: Facebook, Instagram)

Ecco una mini-sigla di gran classe per il blog, opera di Contu!

(Contu: Instagram)

L’illustratore Matteo Moscarelli mi raffigura in versione creepy, all’interno di un studiolo-wunderkammer che è un incanto per gli occhi.

(Matteo Moscarelli: Facebook, Instagram)

VINCITORI

Terzo premio

E siamo arrivati ai vincitori!

Al terzo posto si classifica Gaberricci. A prima vista il suo lavoro, rivisitazione di un celebre stencil di Banksy, può sembrare più semplice di molti altri. Ma l’idea che ci sta dietro è potente, e voglio riportarvi le parole con cui l’autore me l’ha presentata:

Non ho pretese di aver realizzato qualcosa di particolarmente “meraviglioso”, e anzi potrebbe sembrare ruffiano questo mio omaggio a un’opera così iconica. Ma ho voluto realizzare qualcosa di più “concettuale” che, per altro, segnala una continuità che a me pare evidente tra te e Banksy: tutt’e due, infatti, esplorate il territorio del perturbante, per suggerire quanto l’imposizione di una “normalità” sia un atto prepotente e profondamente reazionario. Se è tutto sommato semplice riconoscere questa natura rivoluzionaria nell’opera dell’artista di Bristol, credo che essa passi più “inosservata” (per la superficialità di alcuni, non per tuoi difetti) nella tua straordinaria opera di divulgazione ed esplorazione, che va ben oltre il semplice “vi mostro delle curiosità un pochino estreme”. Ecco, è questo aspetto di quello che fai (e di cui ti ringrazio) che ho cercato di evidenziare con questa semplice immagine: una guerriglia, come dice la scritta, condotta tirandoci in faccia meraviglie. Che è qualcosa di cui abbiamo bisogno.

Al di là dell’abbinamento con Banksy, fin troppo generoso, la resistenza contro l’appiattimento della Norma è un tema a cui tengo molto, e sono felice che qualcuno l’abbia sottolineato in maniera così esplicita.

(Il blog di Gaberricci, Suprasaturalanx)

Secondo premio

Per Umberto Eco le wunderkammer sono essenzialmente delle “liste visive”, elenchi enciclopedici della meraviglia.
Anche Elena Simoni (a.k.a. psychonoir) ha assemblato nel suo lavoro una sorta di compendio di molti dei temi trattati su questo blog: martiri, reliquie, decorazioni vittoriane con i capelli, forchette dei cannibali, tsantsa, tassidermie, dildi mostruosi, e molto altro.
Proprio come una vera camera delle meraviglie è spesso pervasa da un certo horror vacui, anche il suo disegno è stracolmo di dettagli, tanto che la vista si perde. Eppure la graziosa figura femminile e il segno delicato rendono l’atmosfera accogliente: un vero invito a seguire sempre la propria curiosità, per quanto eccentrica, e a lasciarsi sprofondare nella meraviglia.

(Elena Simoni Psychonoir: Facebook, Instagram)

Primo premio

Diletta De Santis mi scrive:

Il blog di Bizzarro Bazar per me è sempre stato fonte di grandissima ispirazione, al punto che giusto lo scorso anno ho aperto una ditta che ha l’ambizione di proporsi come una Wunderkammer.
Ci tenevo a realizzare un mio tributo per la tua attività, e mi sono chiesta cosa sarebbe successo se tu, Ivan Cenzi, fossi uno dei pezzi di punta di una Wunderkammer.
Così ho unito il mio master in arti digitali e il mio (ex) lavoro da restauratrice per farti diventare un reliquario con i fiocchi, che comprerei se solo esistesse!

Il risultato della sua fatica — realizzata con un misto di pittura ed elaborazione fotografica — è a dir poco spettacolare, e si guadagna il primo premio: d’ora in poi chiamatemi San Bizzarro!

(Diletta De Santis, Mundi Wunderkammer: Facebook, Instagram)

Se vi è piaciuta qualche opera in particolare, assicuratevi di mostrare il vostro apprezzamento agli autori nella sezione dei commenti.
Nelle prossime settimane diffonderò anche sui social queste bellissime opere.
Ancora grazie a tutti i partecipanti, avete illuminato le mie giornate; spero vi siate divertiti anche voi!

Bizzarro Bazar Contest 3

Oggi questo blog taglia il traguardo di 11 anni di attività, e per festeggiare torna il Bizzarro Bazar Contest!
Siete pronti a mettervi in gioco dando libero sfogo alle vostre fantasie più eccentriche e macabre?

Le regole del concorso sono le solite:

  1. Creare un contributo originale che faccia riferimento esplicito a Bizzarro Bazar;
  2. Postare il lavoro su Facebook, Instagram o Twitter utilizzando l’hashtag #bizzarrobazarcontest — in alternativa, inviarlo via mail;
  3. La deadline è il 10 Settembre 2020;
  4. Ricordate che l’idea è dare libero sfogo alla vostra creatività weird, e soprattutto divertirci fra amici!

Per “riferimento esplicito” si intende che Bizzarro Bazar (il sito, il logo, uno dei libri, al limite perfino la mia barbetta) deve essere raffigurato/menzionato/incluso all’interno del contributo. Tenete a mente che pubblicizzare le vostre creazioni dev’essere anche un modo per promuovere questo blog. E siamo tutti contenti.
Vi consiglio di dare un’occhiata ai bellissimi lavori della prima e della seconda edizione.

E ora passiamo ai premi:

1° premio: T-shirt a scelta + tazza a scelta + mousepad a scelta dallo store ufficiale
2° premio: T-shirt a scelta + tazza a scelta dallo store ufficiale
3° premio: T-shirt a scelta dallo store ufficiale

I migliori lavori non classificati saranno comunque pubblicati su Bizzarro Bazar con link ai siti/profili degli autori, e diffusi sui social.

Buon divertimento! Pronti, partenza… VIA!

Link, curiosità & meraviglie assortite – 23

Benvenuti alla raccolta di risorse online pensata per fornirvi tanti simpatici spunti di conversazione in questo torrido ferragosto. Parleremo di gente morta male, di mestruazioni, di riti vudù, di ortaggi sessualmente eccitanti e del fatto che la realtà non esiste.

  • Cominciamo con un’ottima lista di videogame che hanno come tema centrale la morte.
  • Una mia idea per una serie TV post-apocalittica di sapore ballardiano.
    Sulla Terra, dopo la catastrofe ecologica, sono rimaste soltanto poche centinaia di abitanti. I superstiti sono distinti in due fazioni in guerra tra loro: da una parte i discendenti dei ricchi capitalisti, chiamati “Travis”, dall’altra gli ultimi rappresentanti di quella che un tempo era la classe media, che chiamano sé stessi “Talbot”. (Le fasce più povere, senza mezzi per proteggersi, sono state le prime a estinguersi.) Le risorse naturali sono limitate, quindi le due tribù hanno costruito due città limitrofe, in costante tensione bellica.
    La guerra fredda tra i Travis e i Talbot, che dura ormai da decenni, raggiungerà il punto di rottura con l’arrivo di un allucinato straniero, sopravvissuto alle tempeste di sabbia, che sostiene di aver visto al di là del deserto un’oasi immensa in cui gli uomini sono mutati in ibridi a sangue freddo…
    Ok, con la storia sono arrivato solo fino a qui. Però la cosa bella è che non occorre nemmeno costruire i set, perché sono già pronti.
    Ecco la cittadella dei Talbot:

E questa invece è la città dei Travis, composta unicamente da piccoli castelli che dovrebbero rimarcare la loro antica superiorità economica:

Questi due luoghi stranianti sono Pardis, vicino a Teheran, e il villaggio fantasma di Burj Al Babas in Turchia.

  • Ma aspettate, ho qui pronto un altro concept favoloso per una serie! Un prete esorcista, esoterista e investigatore del paranormale che negli anni ’40 costruisce una wunderkammer in un piccolo paesino del Chianti senese.
    Poi ditemi se Netflix non dovrebbe assumermi all’istante. (Grazie, Paolo!)
  • Visto che abbiamo parlato di scenari apocalittici, quale animale ha le migliori probabilità di sopravvivere a un olocausto nucleare? Probabilmente uno scarafaggio. Perché? Be’, per dire, intanto quel furfantello può andare avanti tranquillo per settimane dopo essere stato decapitato.
  • Ok, siamo arrivati all’angolo della filosofia.
    Il nostro cervello, intrappolato nel cranio, crea una rappresentazione delle cose basata sulla percezione, ed è in quella “mappa” desunta dagli stimoli che viviamo.
    «Là fuori non c’è nessun suono. Se un albero cade nella foresta e non c’è nessuno che possa sentirlo, esso crea dei cambi nella pressione dell’aria e delle vibrazioni nel suolo. Il rumore è un effetto che succede nel cervello. Se sbatti il mignolo e senti il dolore pulsare, anche quello è un’illusione. Quel dolore non è nel tuo dito, ma nel tuo cervello. Là fuori non esiste nemmeno il colore. Gli atomi non sono colorati.»
    La citazione viene da questo articolo che è una breve ma chiara introduzione alla natura allucinatoria della realtà.
    Il problema è stato discusso a lungo dai migliori pensatori, però alla fine ci si potrebbe chiedere: cosa cambia che il dolore sia nel mio dito, nel mio cervello, o in un ipotetico software alieno che sta simulando l’universo? Sbattere il piede fa comunque un male cane.
    Questa perlomeno è la mia interpretazione del famoso aneddoto che vede protagonista Samuel Johnson: «Dopo essere usciti dalla chiesa, ci fermammo a parlare per qualche tempo dell’ingegnoso sofisma formulato dal Vescovo Berkeley per dimostrare la non-esistenza della materia e che ogni cosa nell’universo è solo ideale. Io osservai che, per quanto sicuri della non verità della sua dottrina, non siamo in grado di confutarla. Io non dimenticherò mai con quanta prontezza Johnson, tirando con forza un calcio ad un grosso sasso sino a farlo rimbalzare via, rispose “Io la confuto così!»
    (Questo per dire che da giovane ero intrigato da quale fosse la realtà “là fuori”, ora penso sempre più spesso al mignolo dolorante di Samuel Johnson.)

  • L’immagine qui sopra nasconde una storia triste e macabra ormai dimenticata. Sul “prigioniero di Mondovi” ha indagato Alessandro Calzolaro in questo articolo. (Grazie, Storvandre!)
  • La foto qui sotto, invece, venne scattata quella volta che, nel 1941, un noto occultista e un gruppo di “giovani idealisti” cercarono di uccidere Hitler… con una maledizione vudù.

  • I titoli giornalistici che ci piacciono.
  • «Vespe truccate, anni Sessanta / Girano in centro sfiorando i novanta», cantavano più di vent’anni fa i Lùnapop.
    Che pivellini.
    In Indonesia c’è una comunità di rider mattoidi che ha ridefinito il concetto di “truccare una Vespa”.  (Grazie, Cri!)

  • Finalmente un video essay, ironico e sornione, sulla valenza spirituale delle teste esplose al cinema.
  • E qui c’è un’interessante lettura esoterica, alchemica e iniziatica del cinema di David Lynch.
  • Londra, 1876. Un falegname con problemi di soldi affitta un appartamento, poi una sera viene visto tornare a casa con due grandi assi di legno e una doppia lama simile a quelle usate per conciare la pelle. Ma i vicini, come da buona tradizione, non ci fanno caso. L’articolo del Police Illustrated News racconta l’epilogo così:
    Lunedì la scoperta del suo suicidio, la testa tagliata da una ghigliottina. Le due assi erano state usate come montanti in cima ai quali era posta la lama. Delle scanalature intagliate sul lato interno delle assi hanno consentito al coltello di scorrere facilmente e due pesanti pietre sono state legate al lato superiore della lama come zavorra. Per mezzo di una carrucola il suicida ha innalzato il coltello e lo ha lasciato cadere sulla gola, tranciandosi di netto la testa.

  • E chiudiamo con uno dei report psichiatrici più incredibili di sempre: il caso, documentato nel 2005, di un uomo che soffriva contemporaneamente della sindrome di Cotard (la convinzione allucinatoria di essere morti) e di licantropia clinica.
    Per quanto la situazione di questo sfortunato individuo sia tutto fuorché comica, bisogna ammettere che i risultati della perizia rappresentano un piccolo e insuperabile capolavoro di surrealismo medico: “Un paziente che soddisfa i criteri DSM-IV per disturbo bipolare, tipo misto con psicosi, aveva la convinzione delirante di essersi trasformato in cane. Era anche convinto di essere morto. Era irrequieto e provava un pesante senso di colpa riguardo a un suo precedente contatto sessuale con una pecora.

È tutto, alla prossima!