Roland Topor

 

Ogni giorno ripetersi: “Non sarò mai più così giovane come oggi”.
(Roland Topor)

Roland Topor (1938-1997) è stato un illustratore, disegnatore, pittore, scrittore, poeta, regista, paroliere, attore e cineasta francese.

Nato a Parigi da genitori polacchi, Topor si distingue come creatore narrativo per immagini dallo stile originale e trasgressivo – è curioso notare che la parola “topor” significa in polacco “ascia” – attivo nei campi più svariati dell’espressione figurativa nella quale infondeva carattere umoristico e dissacrante: dalla pittura all’illustrazione, dall’incisione alla fotografia, dalla scultura alla scenografia teatrale, dal cinema alla musica, dalla letteratura alla televisione.

topor2

Nella sua opera, frutto di una vita indipendente da committenze continuative e da conformismi di ogni tipo, sempre a contatto umano ed artistico con personaggi del mondo dell’arte e della cultura internazionale, emergono affinità e richiami ad alcuni dei movimenti artistici del novecento quali l’esperienza Dada, la derivazione Cobra, il lavoro con Fluxus, le esperienze dei pittori gestuali, la trasgressione della Body-Art, l’ironia della Pop Art e, alle radici, la conoscenza della grande illustrazione didascalica dell’Ottocento: il tutto condito da umorismo nero e da amore per la libertà.

Topor non si occupa veramente dell’inconscio, ma dell’inaccettabile. La sua fantasia dissimula con crudezza la globalità strana del mondo. Nulla gli è estraneo ma il mondo intero è al di là del percettibile, perché quello che sembra più evidente , più banale – la morte, la sofferenza – in realtà non lo sono.” (Alberto e Gianmaria Giorgi)

topor10a

Artista poliedrico e spiazzante, Roland Topor è stato troppo frettolosamente dimenticato e accantonato dall’immaginario collettivo, sia a causa di una sua difficile catalogabilità, che per una sconcertante violenza insita nelle sue opere. Dotato di un’ironia beffarda e dissacrante, Topor ha sempre fatto venire i brividi lungo la schiena ai soloni della critica ufficiale.
Nella sua eccentrica carriera artistica ha fatto di tutto: dalla pittura all’illustrazione, dal teatro alla fotografia, dall’incisione alla scultura, dal cinema d’animazione ai romanzi, dalla musica alla televisione. E tutto questo continuamente sperimentando nuovi linguaggi espressivi e rimanendo fedele alle sue convinzioni e ai suoi principi. Erede del nichilismo dadaista, è riuscito con la sua enigmatica arte a demolire qualsiasi forma di autorità precostituita, ridimensionando contemporaneamente sia il borioso sapere scolastico che la cultura ufficiale imperante. Illuminante il fatto che abbia frequentato la rinomata Accademia di Belle Arti “dal bar di fronte”, come amava ricordare, rifiutando così di diventare un’artista/pollo di batteria come tanti altri.

Un individuo, per sopravvivere, deve dissimulare la sua virulenza.
Deve svolgere un’attività utile a una comunità umana, a un gruppo sociale.
Deve dare l’impressione di essere sincero. Deve apparire UOMO NORMALE.
La sola rivolta individuale consiste nel sopravvivere.

(Roland Topor)

La sua immaginazione sadica e il suo tagliente umorismo nero hanno disvelato, senza mezzi termini, l’assurdità nascosta nel reale, regalandoci un intimo e perturbante brivido. I suoi esseri umani immondi e mostruosi, raffigurati in preda ai piaceri più sfrenati e aggressivi, fanno pensare alle fantasie devianti di un moderno Hieronymous Bosch.

Viviamo i dettagli angoscianti delle sue opere, fino quasi a sentirne l’acre odore e ad apprezzare, sconvolti, l’elasticità delle carni lacerate. Il mondo rivela la sua doppiezza, l’ipocrisia strisciante e l’artista, indignato, la mostra in tutta la sua repellente virulenza.

roland-topor-illustration-for-the-tenant

Il campo dell’indagine dell’artista è dunque l’uomo con le sue frustrazioni nella società e quindi l’irrealtà delle situazioni quotidiane, l’allucinante e l’assurdo che diventano normalità sono rappresentati con la perversione del realismo, la crudeltà della verità, l’inquietudine dell’ironia più dissacrante… Il suo lavoro è concentrato non tanto sui significati convenzionali delle cose e degli esseri, quanto su ciò che questi offrono di ulteriore alla vista, sull’abisso su cui si aprono e sul mondo che lasciano intravedere e in cui ci si può perdere. Il posto del pubblico è proprio sul baratro, dove deve provare il gusto di sfiorare il pericolo e la fine.” (Gilberto Finzi)

CRONOLOGIA MINIMA

1962 – Crea con Alejandro Jodorowsky e Fernando Arrabal il Movimento Panico.

Dal 1961 al 1965 – Contribuisce alla rivista satirica Hara Kiri, oltre che pubblicare vignette sul New York Times e sul Newyorker.

1965 – Crea, con il collega René Laloux, il cortometraggio di animazione Les Escargots, premio speciale della giuria al Cracovia Film Festival.

1971 – Crea i disegni per i titoli di testa di Viva la muerte (di F. Arrabal).

1973 – René Laloux dirige Il Pianeta Selvaggio (La Planète Sauvage), su disegni e sceneggiatura di Topor, basato su un romanzo di fantascienza di Stefan Wul. Il lungometraggio di animazione vince il premio della giuria al Festival di Cannes.

1974 – Topor ha un cameo in Sweet Movie di Dusan Makavejev.

1976 – Roman Polanski dirige L’inquilino del terzo piano (The Tenant) adattando il romanzo di Topor Le locataire chimérique.

1979 – Recita nel ruolo di Renfield nel Nosferatu di Werner Herzog.

1983 – Crea con Henri Xhonneux la popolare serie TV Téléchat, una parodia dei telegiornali con pupazzi di un gatto e di un’ostrica.

1989 – Con Henri Xhonneux co-scrive la sceneggiatura del film Marquis, ispirato alla vita e alle opere del Marchese de Sade. Il cast è costituito da attori in costume con maschere di animali.

Per guadagnare da vivere io non dispongo che dei prodotti derivati dalla mia paura…
La realtà in sé è orribile, mi dà l’asma. La realtà è insopportabile senza gioco,
il gioco consente un’immagine della realtà. Io non posso perdere
il contatto con la realtà, ma per sopportarla ho bisogno
di questo gioco astratto che mi permette di trovare
quello che può essere ancora umano.

(Roland Topor)


18 comments to Roland Topor

  1. Anche oggi (2010) Topor impressiona per la forza della sua immaginazione. Così come mi impressionò negli anni metta Sessanta, quando cominciai insieme al Gruppo Stanza la mia ricognizione attorno all’umorismo nero.
    Vi interessa vedere gli effti di questa prima ricognizione (preciso: non solo mia, ma del Gruppo Stanza, Compiobbi, Firenze)?

  2. Ludovica Gaglio says:

    Ciao, sono una ragazza di 19 anni.
    E’ la seconda volta che capito casualmente sul tuo blog (la prima è stata ricercando notizie su Tetsuya Ishida) volevo lasciare una traccia e dirti che a questo punto mi iscriverò …almeno non capito più per caso! 😀

    Saluti,
    L.

  3. matteo pini says:

    Geniale fantastico sagace irriverente provocatore
    lo adoro!

  4. zedong says:

    Mi sono davvero stufato e rotto le palle, devo una buona volta dirlo: Bizzarro Bazar è il miglior blog della rete, allo stato dell’arte!
    Un caro saluto.

    p.s. era destino che dovessi lasciare sotto questo articolo il commento, in quanto il mio decennale avatar parla chiaro

  5. Questa mattina i tuoi scritti mi hanno chiarito le idee e, soprattutto, fatto conoscere questo artista meraviglioso. Merci!

  6. Valentina says:

    A me non impressiona, anzi, rende divertibili tutte le immagini e i simboli tabù che normalmente non si affrontano e neppure si immagina di possedere nella memoria.. per me è una cura psichica potentissima, ciao a tutti e vi auguro un natale speciale, con una Fata speciale!
    Valentina

  7. Gian says:

    quanto mi mancano le persone speciali in un mondo sempre più banalizzato e morente

  8. Tomaso says:

    Su Topor si potrebbe scrivere all’infinito, tante e diverse fra loro sono le opere che ha creato. A quanto mirisulta però nessuno ha mai accostato il suo particolare umorismo a volte perfino”disturbante” con certi aspetti macabri dell’umorismo dei Benito Jacovitti.I due “mostri” sacri si sono mai incontrati?? Qualche voce mi è giunta a proposito, relativamente a uno o più viaggi fatti nel corso degli anni ottanta da Jacovitti con destinazione Parigi: ad esempio quando invitato dal compianto Wolinski nella capitale francese in occasione di una sua (di Jac) mostra tenutasi in una sala del quartiere latino. Chi ne sa qualcosa batta -please – un colpo!

    • bizzarrobazar says:

      Jacovitti è un altro dei miei eroi, fin da quando ho scoperto Cocco Bill sulla collezione di mio padre de Il Corriere dei Piccoli. Sinceramente non ci vedo molte affinità con Topor, ma di sicuro il suo lavoro a Topor sarebbe piaciuto; non ho idea se si siano mai incontrati.

      • Tomaso says:

        Beh, naturalmente le similitudini che io intravedo fra Topor e Jacovitti sono di ordine ideale. Che so, fra le illustrazioni di Jac nel suo primo Pinocchio del 1943 (La Scuola, Brescia) e quelle sempre collodiano/pinocchiesche di Topor risalenti al 1972.
        Comunque è chiaro, almeno lo penso io, che poi stilisticamente fra i due c’è una differenza assai marcata, anche se lo spirito per il macabro e il sadismo più o meno bonario (in Jacovitti) e quello più genuinamente crudele di Topor potrebbero anche avere radici culturali comuni.
        Così, tanto per iniziare una riflessione, che spero possa evolversi con l’apporto di altre voci.

  9. tomaso says:

    Roland Topor beve da un boccale birra chiara e dopo schiocca le labbra soddisfatto: “…Un individuo, per sopravvivere, deve dissimulare la sua virulenza. Deve svolgere una attività utile a una comunità umana, a un gruppo sociale. Deve dare l’impressione di essere sincero. Deve apparire UOMO NORMALE. La sola rivolta individuale consiste nel sopravvivere”.. detto questo Topor mi guarda e ride a singhiozzo con espressione indecifrabile. Io penso che, forse, Topor ha intuito quello che bolle in pentola. A loro volta Claude Moliterni e Jean-Paul Mougin mi guardano preoccupati: siamo nella Brasserie posta di fronte al n’ 42 di rue de Lancry, proprio dove a lato si apre l’ingresso del supermercato di frutta e verdura “Les Halles Lancry “: devo salire al secondo piano dove mi attende Hugo per una conversazione a quattr’occhi relativamente a tante cose compreso il progetto di una nuova storia di corto Maltese intitolata “Sotto il sole di mezzanotte”. Moliterni e Corteggiani si raccomandano ancora:” Tomaso, stai attento, tieni gli occhi ben aperti, perché ultimamente son già ben quattro le persone che dopo aver fatto visita ad Hugo sono scomparse e di loro nulla si è più saputo. Scuote la testa Mougin:” Tu eri sempre presente e non hai mai notato nulla di strano, ma questa volta che la Sûrete ha infiltrato Jerome come maggiordomo, gli occhi vigili saranno almeno quattro”.Un’ondata di panico sento che sta per travolgermi e volgo uno sguardo eloquente verso l’immaginifico Topor, che ora tiene ben stretta la pipa fra i denti, ma fortunamente non sbuffa fumo come spesso accade; lo guardo sforzandomi di sorridere perché il Nostro mi è enormemente simpatico e gli voglio chiedere qualcosa su questa per me oscura faccenda del “panico”. AAAHHHHIiii, ride Roland, si leva la pipa di bocca e anticipando la mia muta domandami dice:” caro Tomaso, ti ricordi la primavera dell’anno scorso, il 1968? A Bologna mi ponesti la stessa domanda sventolandomi sotto il naso il numero di Linus di quel mese, mi pare fosse quello di Maggio!!” Ride producendo un suono cantilenante.” Poi, lo rammento come fosse ieri o ieri l’altro, sempre a Bologna nel 1980 mi sventolasti sotto al naso delle pagine bianche dicendomi fra i denti:”Roland, il tuo famoso, cupo e misterioso “Pinocchio” del 1972 in Francia è praticamente sconosciuto, in Italia lo possiedono solo gli amici raccomandati dall’Olivetti, che cavolo di storia è mai questa??”. “Sai, Tomaso, contrariamente a quanto si potrebbe credere, mi capita di rimanere scioccato dall’eccesso e dalla crudezza dei miei propositi. Certo, la Olivetta mi ha pagato bene e io non mi lamento, tanto quelle 23 illustrazioni sono uscite con le loro gambe da “Pinocchio” –ride – e si possono trovare condite in mille salse e in altrettanti luoghi più o meno conditi”. Guardo Topor a bocca aperta, non posso credere che se ne infischi in tale maniera di questa storia. Topor mi osserva e intuisce i miei pensieri: ”Tomaso nel sentirti parlare o leggendo certi tuoi interventi, il mondo sembrerebbe popolato solo da sporcaccioni, da corrotti, da imbecilli o da canaglie sanguinarie. Donne e bambini compresi. Io quasi, più o meno, condivido, anche se so bene che esistono qua e là alcuni individui semplicemente screanzati, ma è più forte di me, e ormai la china è imboccata.
    Per esempio, non posso impedirmi di pensare che sia una frase-trabocchetto, diretta ad incastrarmi, la domanda che mi viene posta: “cos’è il… PANICO?”. Io sono solo un esempio, non delle istruzioni per l’uso. Un esempio non deve giustificarsi.
    Ma l’inchiesta è ormai aperta. “Cos’è il…PANICO?”. Alla prima gaffe, mi taglieranno i viveri e sarò degradato. Bisognerà che legga i libri degli altri, che superi degli esami, che risponda la verità alle domande degli inquisitori. La verità diventerà il mio universo, poiché è l’universo dei poveri, degli emarginati, degli accusati.
    Ho sempre avuto paura di farmi incastrare[…]
    Io non ci tengo a morire. Mi difendo.
    Non voglio farmi incastrare. Per “Pinocchio” ho rifatto le 23 illustrazioni e saranno usate per due edizioni del nostro dal lungo naso – pene, in Germania e in Francia. Ma le ho disegnate provocatoriamente in modo maldestro, per vedere se saranno ugualmente pubblicate.”
    “Già”, sospiro io osservando il fantastico Roland, francese di origine polacca, acuto indagatore dell’inconscio, e guardandolo bene negli occhi gli dico sospirando ancora:” Non ti credo per nulla! ”. Ride a singhiozzo Topor , estrae una pipa si dimensioni colossali e caricandola di un puzzolente tabacco nero mi guarda sorridendo felice. “sì, Tomasuccio, asinello mio, sei più ingenuo del burattino di Collodi, e per una volta hai colto nel segno!”.

  10. Ho letto quanto scritto da Giovanni Gandini -il fondatore di Linus- nel 1984 nei riguardi di Roland Topor e il maggio parigino del 1968, quando i due si trovarono casualmente coinvolti nella rivolta studentesca.Questo nell’ambito di una lettura non proprio facile del saggio di Paolo Interdonato “Linus Storia di una rivoluzione nata per gioco”. Rizzoli& Lizard 2015.
    Qualcuno di voi gentili lettori conosce qualcosa a proposito di questa strana avventura??

  11. Nessuno!
    Mah??
    Giovanni Gandini, poveretto, non è più fra noi da tempo: ricordo che quando nella prima metà degli anni ’80 alcuni amici del GAF di Firenze, Leonardo Gori e Sergio Lama scrissero a Giovanni Gandini presentandosi come redattori della rivista “Exploit Comic” intenzionati a scrivere un articolo relativo ai nessi e connessi alla nascita nel 1965 alla nascita del mensile “Linus”, costernati ricevettero una lettera dal figlio che comunicava l’avvenuta morte del padre. Solo tempo dopo si scoperse che tale lettera l’aveva scritta ed inviata lo stesso Giovanni Gandini ovviamente vivo e vegeto.Tutto questo per non essere disturbato!
    Quindi, chissà che cosa effettivamente accadde a Gandini e Topor nel maggio 1968 coinvolti loro malgrado nella rivolta parigina parigina: che ci faceva Topor nei cunicoli dai muri arancione della fermata di San Denis della metropolitana??
    POi nel pomeriggio rifugiato insieme a Gandini nel ristorante “La Cupole”??

    • Tomaso Prospero says:

      Desolante la mancanza di altre voci.
      Questo fatto, della inesistenza di intercomunicabilità fra coloro che bazzigano questo e molti altri Blog, mi conferma una volta di più che la rete come mezzo di scambio di opinioni zoppica parecchio.Nel suo insieme è veramente anche un mostro a molte teste che urla e sbraiata ma spesso solo per generare rumore e donfusione, nel senso che veramente confonde chi vuol capire.Ma il già citato silenzio, che tristezza…….

  12. tomaso prospero Turchi says:

    Album di Associazione Amici del Vittorioso
    Alice nel paese delle meraviglie
    Jacovitti illustra “Alice” restando alla superficie.

    Come doverosa premessa ad un pur lieve approccio al capolavoro di Lewis Carroll occorre ricordare che “Alice nel paese delle meraviglie” è un prodotto dell’età vittoriana di mezzo, ossia un lasso di tempo collocabile nella metà ottocento –rappresentato da un paio di lustri – che vide evolvere in modo vorticoso il gusto per il “nonsenso” nella letteratura orale e scritta per bimbi e nell’ambito della vignetta di critica sociale e politica. Jacovitti capita quasi per caso su “Alice” a distanza di quasi un secolo dalla sua nascita: all’inizio degli anni 50 del 1900. Il nostro lavora praticamente a tempo pieno per “Il Vittorioso” creando ancora tutta una serie di fumetti estremamente diversificati come temi presentati: pensiamo alla “favola” “Pasqualino e Pasqualone” oppure A “Pippo nel castello di Rococò” (e si potrebbe continuare l’elencazione) e gioca con le sue illustrazioni di “Alice nel paese delle meraviglie” usando lo stesso stile e la stessa introspezione leggera che ritroveremo nelle illustrazioni dell’ ultima pagina di “Capitan Walter”, pubblicazione che terrà poi banco per parecchi anni. Jac quindi illustra “Alice” nel 1953 per l’editrice “La Scuola” di Brescia, forse ancora con le riminescenze del quasi coevo e omonimo film disneyano (pubblicizzato attraverso un concorso [“Un mondo come piace a me”, proseguito anche nei primi numeri del 1952] a partire dalla fine del 1951 sulle pagine de “Il Vittorioso” stesso, n°44 , pagina che mescolava personaggi ed avvenimenti di “Alice” con quelli del suo seguito”Attraverso lo specchio”. Poiché i due libri di Carroll furono originariamente racconti orali e dato che lui aveva un talento indiscusso per creare gradevoli cadenze narrative orali, ecco nascere nonsensi lessicali piacevoli all’udito, parole anche completamente inventate. Ed ecco perché il cosiddetto baule immaginario di Carroll ( portmanteau ) – che anche Jacovitti quasi certamente tentò idealmente di aprire, racchiude la fusione di parecchi abbinamenti di due parole che poco dovrebbero avere qualcosa in comune, in modo da generare un termine nonsensicale. Faccio un esempio per noi poveri novizi: Snail+Shark = Snarck. La scelta è di duplice origine: di tipo fonetico e di genere puramente lessicale. Lumaca e squalo sono animali che nulla hanno in comune, ma i lori suoni si impastano bene. Così pare al sottoscritto, che non è bilingue e che di conseguenza non pensa mai in inglese, facilmente scrive in “maccheronico”, con parole come quelle che usò Jacovitti per i personaggi della saga western di Cocco Bill, che parlavano in lingue che sembravano vere ma in effetti erano assolutamente inventate. Tornando quindi ad “Alice”, per la storia nella storia del Tricheco e del Carpentiere, ho letto che per il primo termine Carroll fu categorico, ma per il secondo la scelta spettò al disegnatore Tenniel, che ebbe in generale forte voce in capitolo per quanto riguardava l’aspetto e l’identità di alcuni personaggi. Quindi a tutti coloro che si lambiccano il cervello per trovare un nesso fra Tricheco e Carpentiere consiglio la pace dei sensi: l’abbinamento dei due nomi fu praticamente casuale, ve lo dico io che per anni ho avuto un carteggio ideale con il sommo Gardener!
    L’autobiografia lunga un secolo s’intreccia con l’amore-odio tra le molte singolarità di Alice e Attraverso lo specchio, la più curiosa delle quali è che Carroll fosse convinto inizialmente di aver rappresentato un sogno meraviglioso. Possibile che si illudesse a tal punto? Forse che questa sorta di “paradiso”, tanto anelato, dove Carrol attraverso Alice sembra smarrirsi ma in realtà tiene i piedi ben piantati per terra, non è visto e pensato come il “riflesso” di questo mondo? Con tutti i difetti e infarcito di elementi “fiabeschi”? Certo, il paese che Alice trova sottoterra è poco comprensibile, sgarbato e a volte sinistro e crudele: re idioti, regine malvage… e l’unica a seguire la ragione è… una ragazza mentre gli “adulti” hanno la testa… tra le “nuvole” coi loro “castelli in aria”! Va detto che fin da ragazzino Carroll scriveva storie fantastiche, inventava giochi linguistici o reali per intrattenere sorelle e fratelli.
    Conosce Alice e sorelle, figlie tutte del rettore (Dean) del college dove lui insegna, nel 1876 o 1877, il viaggio estivo sul Tamigi (uno dei tanti) risale al 1862: qui racconta la storia della bimba che cade nella tana/buco del coniglio.
    La narrazione orale fu poi integrata da pagine scritte in precedenza e pagine nuove.
    Così accadde anche per “Attraverso lo specchio”.
    Due libri nati e completati “per accrescimento”, lungamente meditati, corretti, in parte rifatti con parti tolte ed aggiunte.
    Almeno, questo si impara leggendo e credo corrisponda al vero.
    Va anche detto che per le prime edizioni stampate pagò tutte le spese lo stesso Carroll, quindi va scartata l’idea che l’autore pensasse al profitto. Certo, Carroll era un sognatore ad occhi aperti.
    Dei suoi sogni veri – era insonne – Carrol parla dicendo che in genere erano sgradevoli, non di natura fiabesca.
    Mah, credo che non sapremo *mai* che cosa realmente passasse per la testa del Nostro. Jacovitti per le sue illustrazioni dunque non potè fare altro che fermarsi alle apparenze. Poiché certo non si può negare che il nonsense presente in Carrol possa avere una traduzione di tipo espressivo, mentre una traduzione solamente letterale penso possa creare meno problemi, ma non possa creare l’atmosfera very british che vi si respira.
    Non credo cosa di buon senso non tradurre tutti i suoi giochi di parole, omofonie e tutto il resto lasciandole in inglese. Occorre la doppia versione, fidando che il lettore italiano sia in grado di comprendere l’inglese.
    Comunque la comprensione delle tre opere di Carrol, “Alice”, “Attraverso lo specchio” e “Caccia allo Snarck” credo sia ardua anche da parte dei bimbi contemporanei di lingua inglese.
    Per gli adulti “scholars” sono state stampate nei decenni edizioni annotate, tre successive di Gardner e penso anche moltre altre.
    Questo per offrire strumenti di comprensione, chiavi di decifrazione a livello semantico, storico e letterario, senza i quali l’accesso ai testi sarebbe superficiale oppure incompleto o travisato.
    Quindi, se ne avete veramente voglia, aprite il borsellino e acquistate qualche edizione annotata, iniziando casomai dalla traduzione italiana di Masolino d’Amico della prima “Annotated Alice” di Martin Gardner, risalente in origine al 1960 ma proposta in italiano decenni dopo. Molti di noi hanno letto “Alice” e il suo seguito quando erano bambinetti, chissà in quali traduzioni… Lo dico e ribadisco poiché il fatto è che parecchie esternazioni di Carrol in “Alice” erano praticamente messaggi in codice comprensibili solo per chi allora studiava ad Oxford. Per questo sono indispensabili le note, quelle ovviamente delle edizioni annotate. Facile cadere in questa atmosfera “all’interno” delle avventure oniriche di Alice: il cavaliere bianco ci segue a rispettosa distanza e ogni tanto cade di lato, in avanti o all’indietro. Mah? Sulla scacchiera, poiché qui si ci riferisce ad “Attraverso lo specchio”, dove è una immensa scacchiera il terreno e il conseguente scenario nell’ambito del quale si dipana la vicenda, tale pezzo si muove seguendo un percorso “ad elle”, variabile su tre caselle in qualsiasi direzione: Masolino D’Amico (Tommaso per gli intimi) pensa che questa sia la causa delle sue frequenti cadute, io sinceramente no.
    Il ghiro Dormouse appollaiato sulla mia spalla sinistra dorme beato in attesa del calar delle tenebre.
    Il cappellaio matto si è ritirato nel suo maniero di Carmagnola per meditare sui diritti d’autore di Sebastiano Craveri. La lepre marzolina pare si sia accasata e stia aspettando la nascita dei pargoletti.
    Bianconiglio si è trasferito in Francia. Mi pare per fare coppia con Luca Boschi nella questua che segue la loro esibizione con tappeto volante e cappello a cilindro. Mah??? Che freddo! Il sole è tramontato e in lontananza si intravedono le luci del maniero di Drygorge.
    Fra mezza ora saremo arrivati, fra due dormiremo tutti tranquilli. Buona notte a tutti. La nebbia… una nebbia è scesa sulle cose del mondo. Complice anche l’oscurità non ci si vede a un metro di distanza. L’ormai amico cane dagli occhi fiammeggianti vorrebbe proseguire, ma io preferisco fermarmi, non vorrei cadere in qualche buco o smarrire la strada.
    Siamo al limitar di quella che appare una estesa foresta, forse i bordi della famosa new forest?
    La quercia gigantesca che più che vedere sento al tatto è in parte cava: un buon rifugio per la notte. Il ghiro Dormouse se l’è filata, ma in fin dei conti bisogna tener conto che è fondamentalmente un animale notturno.
    Il cavaliere bianco ad un certo punto ha fatto dietro front: non ha dato spiegazioni, semplicemente è ritornato su i suoi passi, forse alla ricerca della sua casella, non so. Ho dormito malaccio questa notte, svegliandomi verso le prime luci dell’alba.
    La nebbia persiste, Goliath è del parere che sia più ragionevole dirigersi verso Salisbury, anche perchè c’è una bella strada sterrata che colà si dirige.
    Va beh, si cambia programma.
    A rileggerci. Alla fine ho preso il treno che da Exeter porta a Salisbury. Il cane Goliah, in lacrime, è tornato alla sua desolata brughiera: gli ho solennemente promesso che nella prossima estate, salute permettendo, lo tornerò a trovare: appuntamento a Lytford Gorge, vicino all’omonimo Castle, Comunque alla fine ho parlato all’“Horse Inn” di Salisbury con Pietro Citati che così mi ha detto: «tra le molte singolarità di “Alice” e “Attraverso lo specchio”, la più curiosa è che Carroll fosse convinto di aver rappresentato un sogno meraviglioso. Possibile che si illudesse a tal punto? Che non cogliesse il significato più ovvio dei suoi libri? Il paese che Alice trova sottoterra è odioso, sgarbato e sinistro: re idioti, regine malvage e stolide, cuoche pazze, cappellai prigionieri del tempo, conigli nevrotici, tartarughe lagnose, linguisti geniali e megalomani, fiori scortesi perseguitano la gentile messaggera della nostra terra». Sospira l’amico Citati (che sto citando) e prosegue: «il nostro universo, dove regnano il Peso, ed il Numero, dove il tempo è rettilineo e gli oggetti impenetrabili, dove i libri si leggono da sinistra a destra e dal principio alla fine, affida il compito di conoscere l’altro universo al più amabile dei suoi messaggeri. I grandi limpidi occhi infantili di Alice rispecchiano fedelmente ogni minima notizia nel lago serio e incuriosito delle sue pupille. Ma sebbene Carroll la credesse “una creatura di sogno”, Alice appartiene interamente e saldamente al mondo che noi abitiamo. Nessuna creatura è più terrestre di lei, e possiede come lei lo spirito della realtà: ragionevolezza, buon senso, buona educazione, cortesia, diplomazia innata, capacità di giudizio, istinto pratico, tutte le qualità che ci aiutano a vivere sulla terra si combinano nella figura di questa deliziosa bambina vittoriana».
    Guardo Citati e sorridendo gli stringo la mano. «Grazie Maestro, penso che lei abbia pienamente colto nel segno».

    Tomaso Turchi
    (Si ringrazia Mario Carlini per le immagini).

    Brevissima bio/bibliografia

    Piero Citati studia a Torino, dove frequenta l’Istituto Sociale e in seguito il liceo classico Massimo d’Azeglio. Nel 1942, dopo il bombardamento di Torino, si trasferisce con la famiglia in Liguria. Si laurea in Lettere moderne all’Università di Pisa, frequentando la Scuola Normale Superiore, nel 1951. Inizia la sua carriera di critico letterario collaborando a riviste come “Il Punto” (dove collabora a fianco di Pier Paolo Pasolini), “L’Approdo” e “Paragone”. Dal 1954 al 1959 insegna italiano nelle scuole professionali di Frascati e alla periferia di Roma. Negli anni sessanta comincia a scrivere per il quotidiano “Il Giorno”. Dal 1973 fino al 1988 è stato critico letterario del Corriere della Sera, e dal 1988 al 2011 di Repubblica. Attualmente scrive sulle pagine culturali del Corriere della Sera. Scrittore particolarmente poliedrico, si è cimentato con successo nella narrativa, nella saggistica e nelle biografie di grandi personaggi, soprattutto letterati (Kafka, Goethe, Tolstoj, Giacomo Leopardi ecc.). Varie sue pagine sono dedicate anche ai miti dei popoli antichi e della grecità (Omero innanzi tutto), non disdegnando di occuparsi di narratori come Francis Scott Fitzgerald e del tragico destino di sua moglie Zelda o di ideologie filosofico-religiose come l’Ermetismo.

    (TPT)

    #jacovitti #alice #lewiscarroll #lascuola #pierocitati
    Mostra meno
    Sdsntorpoeimg67853g89g9270ofg17214t7042 hos1a33afgu 39ft018a  ·

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.