Graveyard Bound

I am extremely excited to announce a project that at first glance might seem far from my usual sphere: on March 15 Graveyard Bound, the album I have been working on over the past year, will be released.

In fact, music for me has always been a fundamental aspect of the personal investigation that also inspired this blog. Those familiar with my work will find in Graveyard Bound some of the obsessions and passions that have always fueled my research: ecstasy, shadow, sacred violence, melancholy, old-time atmospheres, the marriage of cruelty and beauty, and death.

Graveyard Bound is meant to be a kind of strange blend of swamp blues, psych rock, ethnic sounds, and Gothic Americana. The album was initially conceived, during the pandemic isolation, as an experiment in remote recording, as the musicians (my old musical accomplices since we were teenagers) performed their parts while scattered in different cities across Europe. This resulted in a sound that was imperfect, sometimes shaky, brittle, creaky, but paradoxically more alive than if we had recorded together in the studio. We then mixed at the Production House in Milan, and the final mastering was done through an analog SSL mixer to give the tracks an even more vintage sound. Finally, I could not have hoped for a better album cover than the wonderful illustration signed by the great Swiss artist Thomas Ott.

The album will be released on all major streaming platforms, although by preference I suggest Bandcamp, which, by philosophy and mission, is somewhat its natural habitat, and where it is also possible to consult the lyrics of each track: the album will be available from March 15 by following this link.
On Bandcamp it will also be possible to support my work in two ways: by downloading the digital version of the album in high quality, which grants a bonus track entitled Ring-A-Round The Rosie; or by ordering the limited 12″ edition of the album printed on BioVinyl, an eco-friendly kind of vinyl, with lyrics on the inner sleeve.
With the occasion, I also opened an Instagram profile dedicated exclusively to music (you can follow it by clicking here), so as to keep blogging and music activities separate.

See you on the 15h, then: I am most curious to know what you think. Happy listening!

La discoteca ideale – III

Concludiamo qui il nostro viaggio attraverso le copertine più weird della storia.

Il “Best Of” di Wayne Newton mostra alcuni problemi di design; José Angel, invece, vi aspetta con sguardo carico di soavi promesse (e dimostra che per arredare un lounge basta una sedia di vimini e un vaso).

Chi l’ha detto che la musica leggera non ha i suoi supereroi? Ecco i Fantastici Quattro che salveranno il mondo a colpi di spartiti arrotolati!

La faccia oscura (o più semplicemente brutta) del glam rock e della disco music: i Knorkator e i Village People.

Un ritorno al classicismo ci aspetta con il best-of del postino cantante, mentre Wally Whyton si fa ricoscere con “It’s me, mum!” e Harry & Terry ci deliziano con un bel live.

Con l’orchestra di elefanti di Foster Edward viene logico domandarsi “cosa succederà dopo”.
Quello che succede dopo, sono le Frivolous Five che cantano di maliziose prelibatezze mentre sono ricoperte di panna.

Quale novello Poseidone, Kjell Kraghe emerge misteriosamente dal mare.
Quale novello Uncle Sam, Eilerts Jul vuole PROPRIO TE per la strenna di Natale.

Ecco la frizzante magia dal vivo di Mike Terry (appena scappato dalla clinica); nel frattempo i McKenthew’s non potrebbero essere più felici per le loro nuove acconciature, e il magnetico Heino si presenta puntuale con il suo bel mazzo di rose.

Ancora due copertine raffinate ed eleganti per i Birthcontrol e per gli Eulenspygel.

Ecco la straordinaria organista senza braccia, mentre per la categoria dei non vedenti si fanno avanti le Braillettes. Maddy Genets e il suo ensemble, anche loro non vedenti, ci deliziano con fascinose romanze da brivido (e non scherzo, ascoltateli su YouTube, altro che Bocelli!).

Freddie Gage si interroga sul significato della vita nel suo spumeggiante e sbarazzino “All my friends are dead”.
Battleaxe e Wolf, invece, farebbero meglio a cambiare disegnatore.

Affronta il difficile tabù del cannibalismo Gerhard Polt. E, infine, con un allegro “yeee-hah!” ci saluta Swamp Dogg, cavalcando via verso l’orizzonte sul suo topo albino.

Link agli altri due articoli:
La discoteca ideale – I
La discoteca ideale – II

La discoteca ideale – II

Continua la nostra rassegna di dischi dalle copertine improbabili, ma questa volta dalle sponde del Signore passiamo a una dimensione più sensuale e terrena, e a temi più “caldi”. Abbassate le luci, quindi, e accendete il giradischi.

Iniziamo dalla irresistibile arte seduttoria di Pooh-Man, ritratto qui nella sua più banale quotidianità.

I Boned nascondono qualche velata allusione sessuale sulla loro copertina, mentre Kevin Rowland ci fa scoprire la sua bellezza interiore.

Ecco gli Scorpions, classico gruppo anni ’80 da “smutandamento” (come si diceva allora): nel primo album restano purtroppo impantanati nella torbida viscosità delle pulsioni erotiche, mentre nel secondo scopriamo la loro più sospesa sensualità grazie a un paio di pantaloni, una donna adorante e… un cane.

The Handsome Beasts dimostrano di saper osare — e di non conoscere Photoshop — mentre Millie Jackson ci racconta la sua intimità con grinta e faccia tosta.

Chi non vorrebbe leccare Swamp Dogg alzi la mano.
E Herbie Mann ci stuzzica con il suo ammiccante piffero che fa “Push Push”.

Si spoglia di ogni inibizione Quim Barreiros, e Martin Denny svela tutto il suo romanticismo.

Gli Orleans gridano al mondo la loro amicizia senza inibizioni, così serena e lontana dalla virilità inquietante sfoggiata dai WASP.

Inquietante, a dir poco, è anche il modo in cui John Bult celebra il sedicesimo compleanno di Julie; ma la compilation “My pussy belongs to daddy” riporta un po’ di serenità e buonumore, nonché di pucciosità.

Altri spensierati esempi di allegra gaiezza (anche se qualche nube offusca lo sguardo di Francisco).

Ragazze, attente: Tony Tee stanno arrivando con il loro carico di sensualità provocante, e Jim Post per l’occasione si è pure fatto una doccia.

Richard & il burattino Willie si danno da fare in un threesome senza precedenti, mentre i Manowar si dedicano a sviscerare i collegamenti nascosti fra l’immaginario fantasy e quello gay.

E chiudiamo ancora con gli Handsome Beasts, che si riconfermano artisti dall’incomparabile finezza espressiva con il loro struggente “Bestiality“.

Link agli altri due articoli:
La discoteca ideale – I
La discoteca ideale – III

La discoteca ideale – I

Quanti fra voi non hanno mai provato una tenera nostalgia nei confronti dei vecchi 33 giri in vinile? Eccovi una rassegna delle migliori copertine di album che, se non hanno mai cambiato la storia della musica, potrebbero cambiare comunque la vostra vita.

Partiamo, in questo primo articolo, con una serie di titoli a tema religioso. I ragazzi del Minister Quartet implorano un devoto “Lasciami toccarlo!”, mentre i Christian Crusaders fanno sfoggio di tutta la loro eleganza sulla copertina del loro EP feat. la grande star (?) Al Davis.

Il “reverendo a ritmo” Robert White fuma con saggia espressione la sua pipa miracolosa, mentre Mike Adkins ringrazia il Signore per la colomba che ha ricevuto.

Le gemelle Amason sfoggiano dei coraggiosi e sbarazzini tailleur; invece padre McManus, il prete cantante, opta per la sobrietà di un più classico saio.

I Louvin Brothers hanno un piano eccezionale: andare fino all’inferno per cantare le loro agghiaccianti canzonette — una tortura a cui nemmeno il Demonio può resistere. E se non fosse sufficiente, arriva Mike Crain che, più ganzo di Chuck Norris, somministra il colpo di grazia al Satanasso.

La signora (signorina?) Behanna avanza una critica filosofica a Nietzsche, ma lo fa sullo sfondo ambiguo di una serie di bottiglie di alcolici. Forse è da ascrivere all’abuso di alcol anche la copertina del Celebration Read Show, che associa la foto di un bambino a quella di un senzatetto.

Se aveste ancora qualche dubbio sull’esistenza di Satana, forse fareste meglio ad ascoltare Crying Demons, compilation di autentiche registrazioni di gente indemoniata (la possessione diabolica, a giudicare dalla foto, ti trasforma in una specie di Jerry Lewis).
E terminiamo con Dan Bitzer, che aiutato dal suo piccolo Louie, ci racconta con brio e simpatia alcuni passi della Bibbia.

Attenti, perché nel prossimo episodio tratteremo di album sexy ed estremamente piccanti… quindi tenete in caldo il giradischi!

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La discoteca ideale – II
La discoteca ideale – III