Links, Curiosities & Mixed Wonders – 16

The wonderful photo above shows a group of Irish artists from the Metropolitan School of Art in Dublin, including Margaret Clarke and Estella Solomons (via BiblioCuriosa).
And let’s start with the usual firing of links and oddities!

  • This is the oldest diving suit in the world. It is on exhibit in the Raahe museum in Finland, and dates back to the eighteenth century. It was used for short walks under water, to repair the keels of ships. Now, instead, “it dives into your nightmares” (as Stefano Castelli put it).
  • Rediscovered masterpieces: the Christian comic books of the seventies in which sinners are redeemed by the evangelizing heroes. “The Cross is mightier than the switchblade!” (Thanks, Gigio!)

  • On the facade of the Cologne Town Hall there is a statue of Bishop Konrad von Hochstaden. The severity of his ecclesiastical figure is barely surprising; it’s what’s under the pedestal that leaves you stunned.

The figure engaged in an obscene autofellatio is to be reconnected to the classic medieval marginalia, which often included grotesque and bizarre situations placed “in the margin” of the main work — which could be a book, a fresco, a painting or, as in this case, a sculptural complex.
Given that such figures appear on a good number of churches, mainly in France, Spain and Germany, there has been much speculation as to what their purpose and meaning might have been: these were not just echoes of pagan fertility symbols, but complex allegories of salvation, as this book explains (and if you read French, there’s another good one exclusively dedicated to Brittany). Beyond all conjectures, it is clear that the distinction between the sacred and the profane in the Middle Ages was not as clear and unambiguous as we would be led to believe.

  • Let’s remain in the Middle Ages. When in 1004 the niece of the Byzantine emperor dared to use a fork for the first time at table, she caused a ruckus and the act was condemned by the clergy as blasphemous. (No doubt the noblewoman had offended the Almighty, since He later made her die of plague.)
  • Also dead, for 3230 years, but with all the necessary papers: here is the Egyptian passport issued in 1974 for the mummy of Ramesses II, so that he could fly to Paris without a hitch at the check-in. [EDIT: this is actually an amusing fake, as Gabriel pointed out in the comments]

  • Man, I hate it when I order a simple cappuccino, but the bartender just has to show off.
  • Alex Eckman-Lawn adds disturbing and concrete “layers” to the human face. (Thanks, Anastasia!)
  • Another artist, Arngrímur Sigurðsson, illustrated several traditional figures of Icelandic folklore in a book called Duldýrasafnið, which translated means more or less “The Museum of Hidden Beings”. The volume is practically unobtainable online, but you can see many evocative paintings on the official website and especially in this great article. (Thanks, Luca!)
  • Forget Formula One! Here’s the ultimate racing competition!

  • If you love videogames and hate Mondays (sorry, I meant capitalism), do not miss this piece by Mariano Tomatis (Italian only).
  • Remember my old post on death masks? Pia Interlandi is an artist who still makes them today.
  • And finally, let’s dive into the weird side of porn for some videos of beautiful girls stuck in super glue — well, ok, they pretend to be. You can find dozens of them, and for a good reason: this is a peculiar immobilization fetishism (as this short article perfectly summarizes) combining classic female foot worship, the lusciousness of glue (huh?), and a little sadistic excitement in seeing the victim’s useless attempts to free herself. The big plus is it doesn’t violate YouTube adult content guidelines.

https://www.youtube.com/watch?v=HUEzK45Kce0

Automi & Androidi

La storia degli automi meccanici si perde nella notte dei tempi, e non è nostra intenzione affrontarla in maniera sistematica o esaustiva. È interessante però notare che nella Grecia classica, così come nella Cina antica, l’ingegneria meccanica era forse più avanzata di quanto non sostenga la storia ufficiale. Gli archeologi sono sempre più aperti alla nozione di scienza perduta – vale a dire una conoscenza già raggiunta in tempi antichi e poi, per cause diverse, persa e “riscoperta” in tempi più recenti. Meccanismi come quello celebre di Anticitera sono “sorprese” archeologiche che fanno soppesare daccapo l’avanzamento tecnologico di alcuni nostri antenati così come è stato supposto fino ad ora (senza peraltro arrivare alle fantasiose ipotesi extraterrestri o a ingenue rivisitazioni esoteriche o new-age delle epoche passate).

Nonostante quindi ci sia pervenuta voce di automi meccanici complessi e realistici da epoche e regioni non sospette, i primi veri robot storicamente documentati risalgono ai primi del 1200 in Medioriente, e sono attribuiti al genio ingegneristico dello scienziato, artista e inventore Al-Jazari. Per intrattenere gli ospiti alle feste, si dice avesse creato una piccola nave con quattro automi musicisti che suonavano e si muovevano realisticamente; un altro suo automa aveva un meccanismo simile alle nostre moderne toilette: ci si lavava le mani in una bacinella e, tirata una leva, l’acqua veniva scaricata e il meccanismo dalle avvenenti forme di ancella riempiva nuovamente la vaschetta. (E le meraviglie inventate da questo genio non si fermavano qui).

Tra i molti inventori che misero a punto automi meccanici, fra Cina, Medioriente e Occidente, spicca anche il nostro Leonardo da Vinci, che aveva progettato un cavaliere in armatura semovente, destinato forse al divertimento per i nobili invitati ai simposi.

Nel Rinascimento, ogni wunderkammer che si rispettasse ospitava qualche automa pneumatico, idraulico o meccanico: nobiluomini di latta che fumavano, dame metalliche che cantavano, cigni e pavoni meccanici che si muovevano e drizzavano il piumaggio. Jacques de Vaucanson (inventore del telaio automatico, così come di molti altri meccanismi tutt’oggi adoperati negli utensili domestici) costruì un’anitra di metallo che ad oggi resta un automa insuperato per complessità. L’anatra poteva bere acqua con il becco, mangiare semi di grano e replicare il processo di digestione in una camera speciale, visibile agli spettatori; ognuna delle sue ali conteneva quattrocento parti in movimento, che potevano simulare alla perfezione tutte le movenze di un’anatra vera.

Nel ‘700 gli automi erano una moda e un’ossessione per molti inventori. Il loro successo non accennò mai a declinare anche nel secolo successivo. Ma da semplici curiosità o giocattoli automatizzati sarebbero divenuti molto più intriganti con l’avvento, nella seconda metà del XX secolo, delle nuove tecnologie, dell’informatica e del concetto di robot  portato avanti dalla fantascienza.

Con l’affermarsi della cibernetica e della robotica, gli automi meccanici fecero il grande passo. Autori di science-fiction quali Asimov, Bradbury, e poi Dick, Gibson e tutta la stirpe degli scrittori cyberpunk ne celebrarono il potenziale destabilizzante. Abbiamo già parlato del concetto di Uncanny Valley, ovvero quel punto esatto in cui l’automa diviene un po’ troppo simile all’essere umano, e suscita un sentimento di paura e repulsione. Gli autori di fantascienza del ‘900, trovatisi per primi a confrontarsi con i prototipi di computer in grado di tener testa a un esperto giocatore di scacchi, o alle primissime generazioni di robot capaci di azioni complesse, non potevano che descrivere un’umanità minacciata da una “presa di controllo” da parte delle macchine. Una visione piuttosto ingenua e “antica”, forse, vista alla luce della nostra realtà in cui i computer ci aiutano, ci connettono e ci sostengono in modo così pervasivo. Eppure…

…eppure. Ecco le domande interessanti. A che punto siamo oggi con gli androidi (così vengono chiamati i moderni automi)? A che livello sono giunti gli scienziati? Quali sono le novità che gli ingegneri sfoggiano alle mostre e alle convention? Ci fanno ancora paura questi esseri automatizzati che simulano le espressioni e i movimenti umani? Il fascino degli automi, e le domande che ci pongono, divengono sempre più concreti. Se fra qualche anno vi trovaste a chiedere informazioni a una signorina seduta dietro a un bancone della reception, e scopriste dopo poco che vi trovate davanti a un perfetto automa, la cosa vi darebbe fastidio? Donare un’identità sempre più definita a una macchina, confondere l’organico e il meccanico, è davvero uno scandalo, come preconizzavano gli autori di fantascienza del secolo scorso? Può davvero un automa troppo umano far vacillare la nostra sicurezza, perché toglie qualcosa alla nostra stessa unicità? Potete decidere voi stessi, dando un’occhiata a questi recenti video.

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