Shrek, la pecora ribelle

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Le pecore, in Nuova Zelanda, sono un’istituzione. Fino agli anni ’60 la lana rappresentava un terzo dei ricavi di esportazione, e anche se oggi queste cifre si sono notevolmente abbassate, i greggi ovini sono ancora parte integrante dei bucolici paesaggi dello stato insulare. Ma se pensate che tutte le pecore siano “pecoroni”, ovvero docili e senza un vero carattere, la storia di Shrek vi farà ricredere.

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Shrek era un montone castrato della specie Merino, nato e cresciuto nella fattoria di Bendigo, vicino alla piccola comunità pastorizia di Tarras, nell’Isola del Sud. Le pecore Merino sono allevate per la loro lana di primissima qualità, e vengono dunque regolarmente tosate dai loro allevatori: questo processo non è violento, ma probabilmente piuttosto fastidioso per l’animale, che viene tenuto fermo in posizioni per lui innaturali. Gli agnelli e le pecore più giovani scalciano e combattono durante la tosatura, ma con il passare degli anni capiscono che non c’è nulla da temere; gli animali più vecchi hanno imparato dall’esperienza e non oppongono più resistenza quando vengono alleggeriti dai diversi chili di lana che li ricoprono. Un buon tosatore, infatti, impiega soltanto tre o quattro minuti per portare a termine l’indolore operazione.

Shrek, invece, non ne voleva proprio sapere di essere tosato – ed evidentemente mal sopportava anche la vita all’interno del gregge. Un bel giorno, decise che ne aveva vuto abbastanza e lasciò i suoi simili ovini per darsi alla macchia. Era il 1998, e nonostante le continue ricerche dei proprietari, per sei lunghi anni nessuno seppe più nulla di lui.

Infine, il 15 aprile del 2004, la sua “latitanza” giunse al termine quando il suo padrone riuscì finalmente a scovarlo: Shrek si era nascosto per tutti quegli anni in una grotta. Ma ormai non assomigliava nemmeno più ad una pecora.

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Secondo le parole del pastore che lo trovò nella caverna, “sembrava una creatura biblica”, un Behemoth o una bestia mitologica. Il suo vello infatti aveva cotinuato a crescere e crescere, senza controllo, fagocitando praticamente l’intero corpo dell’animale.

Shrek the Sheep Photo: STEPHEN JAQUIERY

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La curiosità scientifica che sta dietro a questo episodio è piuttosto sorprendente: per quanto riguarda le pecore domestiche come le Merino, se il pelo non viene tosato continuerà a crescere all’infinito. Si tratta di un’evoluzione dovuta proprio alla pastorizia, e all’interazione con l’uomo: infatti le pecore selvatiche perdono gran parte del vello in maniera naturale durante l’anno, cosa che succede anche ai capi allevati esclusivamente per la loro carne. Soltanto le pecore da lana producono pelo durante tutto l’anno, senza sosta. In questo senso, sono divenute dipendenti dall’uomo perché senza tosatura andrebbero incontro a seri problemi di salute. Nelle stagioni estive, la mole di lana può portare a stress da calore; il pelo non curato causa problemi di motilità, tanto che in alcuni casi impedisce alla pecora di rialzarsi da terra; inoltre anche gli occhi potrebbero venire ricoperti dalla lana, rendendo di fatto cieco l’animale.

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Certo, Shrek era comunque un’eccezione. Il vello di una pecora Merino pesa in media circa 4.5 kg, e in qualche raro caso arriva fino ai 15 kg; ma il pelo che Shrek aveva prodotto durante i sei anni di fuga aveva un peso assolutamente straordinario – 27 kg, sufficienti per cucire 20 completi da uomo.

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Diventato immediatamente una star per i neozelandesi, sempre orgogliosi delle proprie pecore, Shrek venne infine tosato in diretta TV nazionale. La sua lana fu messa all’asta per beneficienza, venne stampato un libro per bambini, e la famosa pecora incontrò perfino il Primo Ministro, Helen Clark, al Parlamento. Si stima che questa pubblicità abbia fruttato all’industria nazionale dell’esportazione approssimativamente 100 milioni di dollari.

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Per celebrare il suo decimo compleanno, a 30 mesi dalla prima tosatura, ecco un’altra trovata: Shrek venne nuovamente tosato, ma questa volta su un iceberg, galleggiante al largo della costa di Dunedin. Ancora una volta lo scopo di questa impresa era a favore di un ente benefico per la cura dei bambini, e per promuovere la lana neozelandese. Ma probabilmente fu tutt’altro che un compleanno memorabile per Shrek, a cui vennero addirittura applicati degli speciali ramponi da ghiaccio perché non scivolasse lungo i freddi pendii dell’iceberg.

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All’età di 16 anni, nel 2011, su consiglio del veterinario Shrek venne sottoposto ad eutanasia. Le sue ceneri furono sparse sulla cima della montagna più alta del paese, Mount Cook, a simbolo e memoria dell’insegnamento che, a detta dei neozelandesi, questo testardo animale ci ha lasciato: se non vuoi fare una cosa, lotta con tutte le tue forze per evitarla.

Ma, a voler essere davvero cinici, dalla storia di Shrek si potrebbe anche dedurre l’esatto opposto – non importa quanto tu ti batta, alla fine la tosatura arriva per tutti…

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L’enigmatica Offerta

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Al di là della bellezza sublime dell’ascolto, la musica di Johann Sebastian Bach non cessa di stupire ed intrigare gli studiosi di ogni tipo: oltre ai teorici della musica, essa ha affascinato fisici, matematici e logici. La complessità dei contrappunti di Bach è strettamente legata a formule e modelli di tipo matematico, e nasconde molti altri enigmi.

La sua opera più misteriosa rimane l’Offerta Musicale. La genesi di questo lavoro è leggendaria: il 7 maggio 1747 Bach fece visita a Federico il Grande, re di Prussia, alla cui corte lavorava suo figlio. Il re, che era un musicista, voleva mostrare a Bach uno strumento di nuova invenzione di cui possedeva alcuni esemplari sperimentali, il pianoforte. Eppure, forse, aveva in mente qualcos’altro. Durante il loro incontro, il re consegnò a Bach, che era famoso per le sue abilità di improvvisazione, un tema musicale scritto di suo pugno, e gli chiese di improvvisare su quella base una fuga a tre voci. Bach lo fece, e il re rincarò la dose, sfidandolo a improvvisarne un’altra, stavolta a sei voci. Com’era evidente a tutti i presenti, si trattava di un capriccio per umiliare il compositore, che però non batté ciglio e rispose che avrebbe lavorato al tema per poi spedirlo al re in breve tempo.

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Il risultato è l’Offerta Musicale, una variazione sullo stesso tema talmente difficile che il re, che secondo alcune fonti era un flautista non particolarmente virtuoso, forse non sarebbe mai stato in grado di suonare.
Costituita da due ricercare, dieci canoni e una sonata, l’Offerta Musicale è un capolavoro assoluto, ma è anche una sorta di enorme rebus, un continuo indovinello musicale che rimanda di volta in volta alla matematica, alla conoscenza del latino e delle sacre scritture. Bach infatti era un appassionato di enigmi logici, ossessionato dalle forme simmetriche.

L’Offerta, sul frontespizio, reca un’iscrizione: Regis Iussu Cantio Et Reliqua Canonica Arte Resoluta (“il tema del re, con aggiunte, risolto nel modo canonico”). Eppure, le iniziali di questa frase compongono la parola RICERCAR, che se da una parte rimanda a una forma musicale in voga al tempo, dall’altra è un invito a cercare fra le note le piccole “magie matematiche” che Bach vi ha nascosto. Ad esempio, vi si trova uno straordinario canone ascendente per toni: si tratta di un motivo musicale che si muove di modulazione in modulazione, fino a terminare un intero tono più in alto della partenza. L’effetto è quello di una melodia che continua a salire, per poi magicamente tornare al punto di partenza, senza quasi che l’ascoltatore se ne renda conto, ripartendo nuovamente dall’inizio, teoricamente all’infinito. Il canone è accompagnato dal commento Ascendenteque Modulationis ascendat Gloria Regis, un modo per dire al re che, come questa modulazione, anche la sua gloria sarebbe ascesa all’infinito.

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Un altro canone porta l’iscrizione Notulis crescentibus crescat Fortuna Regis, “possa la fortuna del Re crescere come queste note”: si tratta, infatti, di un canone per augmentationem, vale a dire che le note si fanno progressivamente più lunghe.

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Molti dei canoni presenti nell’Offerta Musicale sono poi degli enigmi veri e propri: Bach li ha lasciati inconclusi, con una criptica frase latina sopra al pentagramma, in modo che l’esecutore stesso dovesse comprendere, sulla base delle precedenti note (che hanno un valore matematico e una loro progressione), come completarla. Alcune di queste composizioni-rebus possono avere più di una soluzione, ma per praticità gli studiosi si sono accordati per condividere una sola “risposta” all’indovinello – in modo da poter stampare e ristampare il canone completo, senza che i musicisti di oggi si debbano scervellare ogni volta che devono suonarlo.

Infine, uno dei canoni dell’Offerta è chiamato “cancrizzante” (da cancer, “granchio, gambero”). È un virtuosismo contrappuntistico ma soprattutto matematico: il video qui sotto spiega in maniera intuitiva e illuminante la teoria che sta alla base di questo incredibile pezzo.

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La difficoltà e complessità della musica di Bach ne limitarono il successo: quando era in vita, egli venne reputato principalmente come esecutore e per le sue qualità di improvvisazione. Riscoperto nell’800, oggi gli è finalmente riconosciuto il posto che gli spetta – quello di uno dei più grandi geni che la musica occidentale abbia mai avuto.