Little Lost People

What was the last time you actually paid attention to the sidewalk?
Can the microcosm around our feet still hold some unexpected visions?
Does it still mean something to focus on small things and details, and to look down – beside avoiding stepping on something unpleasant?

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In a world where we are taught that everything, from skyscrapers to our own ambitions, should aim high, artists Slinkachu and Cordal – each their own way, each of them with a different and personal approach – seem to want to value all that is small, forgotten, invisible.
The works of these two street artists, who are both active, independently from one another, on the London scene, could be confused at a first glance: they both utilize tiny figurines, and install their provocative miniature sculptures inside the urban context, leaving them to their fate. But the similarities really stop there.

Slinkachu has an unmistakable satirical and sardonic vein, so much so that his installations are presented as snarky micro-stories; Slinkachu mini-men are mirrors, spoofs debunking our miseries, excesses and vanities. How intelligent, how civilized they must think they are – yet dimensions contradict their actions. Whether they believe they are criminals or superheroes, these microscopic little primates aren’t going anywhere.

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Their misadventures are evidently similar to ours, and the figurines sometimes even represent a pop and bizarre version of some of the most debated themes in the news.

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Cordal’s little men, on the other hand, are the nightmare of removal coming back to the surface.
The atmosphere here is apocalyptic, melancholic, surreal, and in his works the miniature cannot be separated from the (often hopeless) landscape in which it has been positioned.
There is something touching and strangely eerie in this anonymous people emerging from the puddles in our cities, or sinking back into them “following the leaders”; there is a Beckett quality to these sad ghosts haunting our drainpipes, to these lost tourists, to these victims of the cruelty of a much too large and heavy world, and to their tiny bodies disappearing in the surrounding filth.

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What haunts us, in these figurines, is the fact we recognize them all too well. We can identify, and yet we cannot shake the embarassement of a vague guilt. The world is, after all, custom-made to be our size, not theirs.
The poor, the troubled, the outsiders inhabit realities that are too small, they live on a scale which is too distant for us to realize that we are stepping on them. Still, it would suffice to watch.

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Here are the official sites for Slinkachu, and for Isaac Cordal.

Mini-Kiss

I Mini-Kiss sono una tribute band dei Kiss. Come tutte le tribute band, si vestono come i loro beniamini, suonano esclusivamente il loro repertorio e li imitano in tutto e per tutto. Ma i Mini-Kiss hanno qualcosa di unico: i membri della band sono tutti affetti da nanismo. Questo non impedisce loro di riproporre l’hard-rock spettacolare e colorato di Gene Simmons e compagni… in versione “ridotta”.

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Anche dopo la morte nel 2011 di Joey Fatale, loro leader e fondatore, i Mini-Kiss continuano ad esibirsi con ottimo successo. Ecco il sito sito ufficiale.

(Scoperto via Ipnosarcoma, uno dei nostri tumblelog preferiti!)

Happy Tree Friends

Con 12 anni e più di 160 episodi alle spalle, gli Happy Tree Friends sono ormai uno show classico, benché tuttora controverso, che ha segnato la storia di Internet e della televisione. Nati nel 1999 dalla fantasia di Kenn Navarro e Rhode Montijo, inizialmente erano stati pensati come dei piccoli corti realizzati in Flash, esclusivamente per la rete. I due animatori lavoravano per Mondo Mini Shows, ed erano entusiasti di avere ottenuto la loro prima serie; nessuno però si sarebbe aspettato il successo clamoroso che gli “amici dell’albero felice” avrebbero ottenuto.

L’idea era semplice: creare un mondo da libro animato per bambini, coloratissimo e pieno di allegri e teneri animaletti antropomorfi, sempre entusiasti e felici. E poi massacrarli tutti nei modi più violenti, fantasiosi ed efferati. Ma tranquilli, bambini… li ritroveremo nella puntata successiva sani ed integri, pronti a farsi macellare in una nuova sanguinosa circostanza.

Questo concept, politicamente scorretto ed esilarante, sarebbe rimasto soltanto una piccola burla se Navarro non avesse avuto un’immaginazione sfrenata e particolarmente weird: a distanza di tanti anni, le soluzioni visive adottate per far fuori l’uno dopo l’altro i simpatici personaggi sono ancora sorprendenti e spesso imprevedibili. Poco dopo il loro debutto sulla rete, nel 2000, fu chiaro che in brevissimo tempo questa serie si stava trasformando in un fenomeno di culto.

Ogni episodio raggiunse in poco tempo i 15 milioni di visualizzazioni, e ben presto la Happy Tree Friends mania raggiunse il suo apice. La serie venne acquistata dalle televisioni, cominciò a guadagnarsi premi nei festival specializzati, venne infine distribuita in cofanetti DVD. Tra i 22 personaggi di Happy Tree Friends, quelli ricorrenti (chiamiamoli le “star” principali) sono ormai diffusi anche come gadget di ogni tipo nei negozi di fumetti. L’affetto dei fan non accenna a diminuire nel tempo, tanto che uno degli amministratori della Mondo Media arriva a paragonare lo show ai grandi classici: “Penso che i bambini guarderanno gli Happy Tree Friends fra 20 o 30 anni nello stesso modo in cui guardano Tom & Jerry oggi”.

Ecco, appunto, i bambini. La serie evidentemente è pensata per un pubblico adulto, ma molti bambini hanno finito per diventare degli appassionati fruitori di questo show. La controversia in America si è scatenata quando alcuni preoccupati genitori hanno scoperto che i colorati cartoni animati che i figlioletti stavano guardando terminavano invariabilmente con una carneficina. In Canada si è rischiata la censura, nonostante lo show presenti la violenza in maniera comica ed eccessiva. Ma per una serie iconoclasta come gli Happy Tree Friends, ovviamente, ogni scandalo fa buon gioco.

Eccovi alcuni classici episodi, fra i più celebri.

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