
Il 12 aprile 1824 nella sua residenza di Westminster, la Carlton House, Re Giorgio IV stava ricevendo visite. Ecco che a un tratto, introdotta dal famoso medico Sir Everard Home, al cospetto del Re si fece avanti una minuscola figurina, vestita in un abito riccamente ricamato: una bambina di 9 anni, ma non più alta di 50cm.
La sua voce acuta e le sembianze così straordinarie meravigliarono non poco il sovrano, che “espresse un grande piacere per la sua apparizione”.

I giornalisti, altrettanto stupefatti, non riuscirono a parlare della bambina se non affidandosi al registro fantastico, descrivendola come una sorta di folletto:
Immaginate solo una creatura grande circa la metà di un neonato; perfetta in tutte le parti e i lineamenti, che pronuncia parole con una voce strana e ultraterrena, che capisce ciò che dite e risponde alle vostre domande; immaginate, dico, questa figura di circa diciannove pollici di altezza e cinque chili di peso, e avrete un’idea di questo fenomeno straordinario. [… ] Il suo effetto sullo spettatore è profondamente inquietante. Il suo aspetto è così sorprendente che egli non riesce a credere a ciò che vede: sfida sia le aspettative logiche che l’indagine razionale. […] Le sue dimensioni sono talmente fuori dalle categorie di umanità che non possono essere classificate come tali. È […] in qualche modo non del tutto reale: una “bambola di dimensioni tollerabili”, una “creatura” perfetta in tutte le parti e i lineamenti, che pronuncia parole con una strana voce ultraterrena. Ecco la fata delle vostre superstizioni, ma nella vita reale […]. Il pigmeo dell’antica mitologia portato ai giorni nostri.
(Sights of London, Literary Gazette, 1824)
La “Fata Siciliana” (questo il soprannome che le era stato assegnato) si chiamava in realtà Caroline Crachami.
Sir Everard Home l’aveva vista per la prima volta pochi giorni prima, presentata alla curiosità del pubblico per uno scellino – due, se si voleva salire sul palco per esaminarla da vicino e giocare un poco con lei.

Home, in quanto chirurgo e anatomista, era molto interessato a Caroline da un punto di vista scientifico, dunqueaveva fatto ritorno più volte allo spettacolo. Il medico era stato subito notato dall’individuo che esibiva la bambina, un certo Dr. Gilligan, il quale non aveva perso tempo a circuirlo; sfruttando le conoscenze altolocate del collega era in breve tempo riuscito a presentare la sua Fata Siciliana a corte. Fu proprio questa brama di successo (e dei guadagni che avrebbe portato) a decretare la rovina di Gilligan e, purtroppo, a sigillare anche il fato della piccola Caroline.
L’appuntamento al Carlton Palace aveva infatti fatto scalpore, e la stampa londinese cominciò a interessarsi alla “nana più piccola mai vista al mondo”. Tutta questa attenzione, però, non giocò a favore di Gilligan: i giornalisti cominciarono ad accorgersi che qualcosa non quadrava.

Il dottore sosteneva di essere il padre della bimba, millantando origini italiane; peccato che avesse un pesante accento irlandese. Già qualcuno nel pubblico l’aveva smascherato, gridandogli “per caso la Palermo in cui dici di essere nato sta nella Contea di Cork?”
Quando anche sui giornali si cominciò a mettere in dubbio la paternità di Gilligan, questi si vide costretto a pubblicare un pamphlet intitolato Memorie di Miss Crachami, la celebrata Nana Siciliana.
Secondo questa pubblicazione, Caroline era nata a Palermo il 15 novembre 1815, da genitori di statura normale. Alla nascita pesava solo una libbra (450 g) e misurava tra i 18 e i 20 cm di lunghezza. Il padre, Luigi Emanuele Crachami, era un musicista di teatro come sua moglie. La coppia aveva altri tre figli adulti, tutti di dimensioni normali; una volta nata Caroline, l’avevano mostrata alla Duchessa di Parma e ad altri nobili, per cercare un supporto finanziario, ma senza fortuna. In ogni caso, si erano sempre rifiutati di esibirla per denaro. Si erano poi trasferiti in Irlanda, dove avevano avuto un altro figlio di altezza normale.

Il pamphlet sorvolava bellamente sul ruolo equivoco del Dr. Gilligan: come mai adesso lui esibiva Caroline a Londra? Cosa c’entrava? Come aveva ottenuto il permesso dei genitori?
In ogni caso la folla che desiderava vedere quest’ultima strabiliante novità si faceva sempre più numerosa, e i turni per la povera bimba divennero estenuanti. Ogni giorno, nonostante lo stato di salute cagionevole, Caroline sedeva su un piccolo trono, vestita di pizzi e merletti come una bambola; doveva soddisfare la curiosità degli spettatori che cercavano di ottenere una sua reazione porgendole oggetti luccicanti o incitandola a ballare.
Il 3 giugno 1824, dopo aver ricevuto più di 200 spettatori in una sola sera, Caroline Crachami morì di stenti durante il tragitto in carrozza verso il suo alloggio di Duke Street.
Ma la sua triste storia non finì affatto quel giorno.

Quando sulla stampa venne pubblicata la notizia della sua scomparsa, l’oscuro segreto dietro la “Fata Siciliana” venne infine alla luce. Luigi Crachami, il padre della bimba che lavorava al Theatre Royal a Dublino, venne a sapere della morte di sua figlia proprio dai giornali.
Tempo addietro, vista la salute precaria di Caroline, l’aveva fatta visitare a Dublino dal Dr. Gilligan; il dottore gli aveva consigliato di portare la bambina a Londra dove il clima, a detta sua, era migliore. I Crachami però non avevano i mezzi per trasferirsi; il Dr. Gilligan si era mostrato così interessato alla salute della piccola da offrirsi di accompagnarla lui stesso, gratuitamente, fino alla metropoli. Per coprire le spese, aveva ottenuto il consenso dei genitori a esporre Caroline saltuariamente, e soltanto per il breve soggiorno previsto.
In realtà Gilligan, a insaputa dei genitori, aveva organizzato una vera e propria tournée, portando Caroline prima a Liverpool, poi a Birmingham e Oxford per approdare infine a Londra.
A pochi giorni dalla morte di Caroline giunse dunque nella capitale Luigi Crachami, sconvolto dal dolore e dalla rabbia ma deciso a riprendersi il cadavere di sua figlia e riportarlo in Irlanda per la sepoltura. Si rivolse ai magistrati per capire come reclamare la salma e impedire che venisse dissezionata ed esposta in qualche collezione anatomica; l’impresa si rivelò però più ardua del previsto, visto che il giudice non fu in grado di emettere un’ordinanza al riguardo.
Nel mentre, il Dr. Gilligan si dava da fare per spremere gli ultimi soldi da quel corpicino: caricatolo su un calesse, si era recato presso tutte le più importanti scuole di medicina. In lotta contro il tempo, anche Luigi Crachami cominciò a fare il giro di tutte le università, ma evidentemente era in ritardo: ogni volta si sentiva dire che Gilligan era stato lì il giorno prima cercando di vendere il corpo della bambina.
Crachami arrivò infine alla porta di Sir Everard Home. Non sapendo chi aveva di fronte, Home si lasciò subito sfuggire “Ah, siete qui per il corpo della nana!”. Una volta realizzato che quell’italiano era il padre della bambina, Sir Everard evidentemente si sentì in colpa, perché era stato proprio lui a indirizzare il Dr. Gilligan al Royal College of Surgeons.
Diede all’affranto Crachami un assegno di 10 sterline per tranquillizzarlo, e un lasciapassare per il Museo. Una volta accorso lì, però, il padre scoprì che era troppo tardi: gli anatomisti e gli allievi del Collegio erano così ansiosi di esaminare il corpo che avevano già iniziato.
Stando ai giornali, la dissezione era già a buon punto, e “il corpo della sua amata progenie maciullato nel modo più terribile”. Gli articoli si dilungarono (alla maniera sensazionalistica e fantasiosa dell’epoca) nel descrivere la scena del padre distrutto che, piangendo lacrime amare, si aggrappava al piccolo cadaverino smembrato mentre gli amici cercavano di convincerlo a lasciar andare i resti.
Fatto sta che a Luigi Crachami venne impedito di riportare a casa la salma, e il padre fece ritorno a Dublino a mani vuote. Del Dr. Gilligan non si seppe più nulla, anche se si vociferava che fosse scappato in Francia dopo aver ricavato dall’intera impresa (quando Caroline era viva, e poi vendendo il suo cadavere) un totale di 1.500 guinee.

Annotazione relativa all’acquisizione delle spoglie della Fata siciliana nel Libro delle donazioni del Museo Hunterian.
Nemmeno a quel punto il corpo della bambina cessò di essere esibito come una curiosità della natura.
Dopo aver realizzato dei calchi del viso, del braccio, della caviglia e del piede sinistro, la Fata venne preparata dagli anatomisti del Collegio. Il suo scheletro minuto e fragile fino a qualche tempo fa era ancora esposto allo Hunterian Museum in una teca di vetro, in mezzo a quelli dei giganti Charles Freeman e Charles Byrne.

La storia di Caroline Crachami riserva un’ultima sorpresa, se possibile ancora più straziante.
Dall’analisi dentale e ossea del teschio, è stato stabilito che all’epoca della sua morte la bambina non aveva nove anni, ma soltanto tre. Gilligan aveva dunque mentito anche sull’età di Caroline: il pubblico sarebbe stato meno impressionato dalla sua statura, se avesse saputo che era così giovane.

Mostrato per uno scellino
sarebbe la tua uccisione.
Pensa alla misera durata di Crachami!
Non c’è cornice più piccola in cui la minuscola scintilla potesse dimorare
di quella in cui lei cadde.
Ma quando si sentì messa in mostra, cercò di
rimpicciolirsi agli occhi del mondo, povera nana, e morì!
(Thomas Hood, Ode To The Great Unknown, 1825)