Peni mummificati (S02E010)

Eccoci arrivati alla fine della Stagione 2 di Bizzarro Bazar!

In questa puntata: l’ossessione mai superata per i genitali degli uomini famosi; un incredibile teschio deforme; la VERA tomba di Gesù.

Colgo l’occasione per ringraziare i Musei Civici di Reggio Emilia per l’accoglienza e l’apertura con cui hanno supportato il nostro lavoro un po’ fuori dagli schemi usuali, e in particolare gli straordinari curatori Georgia Cantoni, Silvia Chicchi e Riccardo Campanini: se i Musei sono oggi un luogo vivo e sempre vibrante è grazie alla loro dedizione e al loro entusiasmo.

Come sempre questo episodio è stato diretto e animato da Francesco Erba e coprodotto da Erika Russo. Vi ricordo che potete (ri)vedere tutti gli episodi sul mio canale YouTube, dove ci sono anche altre curiosità come ad esempio le pillole da un minuto chiamate Bizzarro #Shorts, e molto altro.

Buona visione!

 

Barbieri cruenti (S02E09)

In questo episodio della stagione 2 di Bizzarro Bazar: la sorprendente e sanguinosa storia del mestiere di barbiere; i bizzarri esperimenti di Spallanzani su rane, lumache e salamandre; il misterioso lago degli scheletri.

Prodotto in collaborazione con i Musei Civici di Reggio Emilia.
Diretto e animato da Francesco Erba.

Modificazioni corporali (S02E08)

In questo episodio della stagione 2 di Bizzarro Bazar: la deformazione volontaria di parti del corpo, pratica presente in tutte le società umane; una spettacolare tassidermia; un esploratore leggendario.

Prodotto in collaborazione con i Musei Civici di Reggio Emilia.
Diretto e animato da Francesco Erba.

Link, curiosità & meraviglie assortite – 25

Ecco una nuova raccolta di stranezze varie!

  • Intanto, qui sopra, una delle foto di animali VIVI in pose antropomorfe realizzate da Harry Whittier Frees.
  • Uomo dalle mille identità e baro insuperabile con le carte; capace di raggirare le banche così come i più incalliti criminali (ma non è un po’ la stessa cosa?), e perfino in grado di truffare i truffatori; e, soprattutto, l’uomo che riuscì a vendere la Torre Eiffel. Tutto questo fu Victor Lustig, uno dei più grandi artisti dell’inganno mai esistiti.
  • La wishlist di ogni bibliofilo che si rispetti.

  • A fine Ottocento un medico russo propose una cura all’avanguardia per contrastare i danni provocati dalla sifilide: farsi appendere per la testa. La sospensione divenne presto una moda medica, diffondendosi un po’ ovunque in Europa (Italia compresa) e approdando perfino negli Stati Uniti. Ma funzionava davvero? Sofia Lincos e Giuseppe Stilo ripercorrono la storia del bizzarro trattamento in questo bellissimo articolo.

  • Lo scheletro qui sopra appartiene a una ragazza morta 300 anni fa, e sta lasciando perplessi gli archeologi per due motivi: 1) il suo corpo è stato ritrovato in una caverna in Polonia, cosa di per sé già strana perché nella zona le ultime inumazioni in grotta risalgono al Medio Evo; ma se non bastasse 2) è stata sepolta con in bocca una testa di fringuello. Forse addirittura due.
  • Se pensate che la geologia sia noiosa, il sito Spooky Geology potrebbe farvi cambiare idea, tra misteri del sottosuolo, teorie alternative, strani oggetti sepolti, fenomeni anomali, pozzi senza fondo, luoghi estremi e pericolosi.

  • Questo signore che indossa una maschera e una parrucca potrebbe sembrare inquietante, se non si conosce il contesto dell’immagine: si tratta di Dr. Anonymous, che nel 1972 al convegno annuale dell’American Psychiatric Association pronunciò un discorso storico e, per molti versi, eroico.
    Perché questo camuffamento? La risposta è racchiusa nelle prime parole del suo discorso: “Io sono un omosessuale. Io sono uno psichiatra.”
    In quel tempo dichiararsi gay — oltre a causare discriminazioni, licenziamenti e sfratti — era ancora motivo sufficiente per essere internati in un istituto psichiatrico, soggetti a trattamenti brutali come elettroshock, lobotomia, castrazione chimica. Il fatto che uno psichiatra si facesse avanti, pur riparando la sua identità, per ammettere di essere gay e protestare contro la classificazione dell’omosessualità come patologia mentale, fu uno shock per il mondo della psichiatria. Il medico che si celava sotto la maschera si chiamava John E. Fryer, e il suo discorso fu fondamentale perché l’anno successivo l’omosessualità venisse derubricata dalla lista ufficiale dei disturbi mentali.
  • Uno dei primissimi utilizzi del forno a microonde non fu affatto riscaldare gli avanzi di pasta del giorno prima, ma riportare in vita cavie e criceti congelati in laboratorio. In questo video Tom Scott non racconta soltanto i motivi e le sfide che stavano alla base di questa ricerca scientifica, ma intervista addirittura l’inventore e scienziato James Lovelock (102 anni a luglio!): fu lui ad avere l’idea, all’epoca, di usare le microonde perché, be’, i piccoli roditori congelati gli facevano un po’ pena.
    (Grazie, Riccardo!)

La diciassettenne Bianca Passarge di Amburgo danza sulle bottiglie, giugno 1958.

  • Due esploratori urbani si introducono in una casa che appare recentemente abbandonata, e li aspetta una visione macabra e inattesa: sul pavimento del corridoio c’è ancora la macchia lasciata dal cadavere dell’anziana proprietaria.
    I due decidono di condividere sul loro blog tutto il materiale fotografico scattato all’interno della casa, stanza per stanza, perché la vicenda serve a ricordarci «che le persone anziane e sole possono spesso essere dimenticate e che noi, noi tutti, dobbiamo fare la nostra parte e controllare come stanno.»
    Invece, se devo dire la mia, l’interrogativo più importante che solleva questo “reportage” non mi sembra affatto quello sbandierato dagli autori, ma riguarda l’eticità di introdursi in un’abitazione, fotografare ogni minimo dettaglio della vita di una persona recentemente scomparsa, inclusa la prova agghiacciante di una morte solitaria, e mettere il tutto online.
  • Continuiamo a parlare di decomposizione, ma questa volta in senso positivo: ecco un bell’articolo che riassume la fondamentale funzione ecologica di una carcassa.

  • Ho scattato la foto qui sopra qualche anno fa, quando ho fatto pellegrinaggio al Castello di Valsinni, dove trascorse la sua breve e tragica vita la poetessa Isabella Morra — prima reclusa, e poi trucidata dai fratelli che la sospettavano di una relazione extraconiugale. Nonostante la produzione letteraria molto ridotta (in tutto dieci sonetti e tre canzoni, che potete trovare qui), la figura di Isabella Morra assunse importanza grazie agli studi di Benedetto Croce e, oltralpe, da Mandiargues che in una sua pièce teatrale ne reinterpretò la vita in chiave surrealista.
    Ecco un passaggio da una delle canzoni più belle (“Poscia che al bel desir…”); questi versi  dimostrano come l’opera di Isabella sia inscindibile dalla sua condizione di giovane donna che, segregata in un drammatico isolamento, trovava un barlume di bellezza soltanto nella poesia, e in versi velati di infinita malinconia.

Fra questi aspri costumi
di gente irrazional, priva d’ingegno,
ove senza sostegno
son costretta a menare il viver mio,
qui posta da ciascuno in cieco oblio. […]
Quella ch’è detta la fiorita etade,
secca ed oscura, solitaria ed erma
tutta ho passata qui cieca ed inferma,
senza saper mai pregio di beltade.

  • Indovinello: Il test di maternità/paternità dimostra che tuo figlio non è tuo. Scambi di neonati in culla o relazioni extraconiugali sono da escludere. Allora com’è possibile?
    Soluzione: il bimbo è in realtà figlio del tuo fratellino mai nato, che hai assorbito nel tuo corpo quando eri ancora nell’utero… da allora ti porti dietro due DNA diversi.
    Ecco un caso di chimerismo maschile, e uno femminile. (Grazie, Paolo!)

  • L’animale nella foto qui sopra non è una zecca né un ragno, bensì una simpatica mosca senza ali né occhi della famiglia delle Nycteribiidae; parassita altamente specializzato, si trova solo sul corpo di alcuni pipistrelli. (Grazie Andrea!)
  • Per finire: Everybody Dance Now, edizione 1518.

È tutto, alla prossima!

Ragni in acido (S02E07)

In questo episodio della stagione 2 di Bizzarro Bazar: lo scienziato che drogava i ragni; una maschera rituale amazzonica del popolo Ticuna; il segreto nascosto nella bara di un vescovo.

Prodotto in collaborazione con i Musei Civici di Reggio Emilia.
Diretto e animato da Francesco Erba.

Strane connessioni (S02E06)

In questo episodio della stagione 2 di Bizzarro Bazar: i misteriosi modi in cui la vostra giornata è influenzata da eventi lontani nel tempo e nello spazio; una serie di curiosità dal Gabinetto di Anatomia Comparata; una formidabile arma capace di terrorizzare i nemici.

Prodotto in collaborazione con i Musei Civici di Reggio Emilia.
Diretto e animato da Francesco Erba.

Dr. Incubator (S02E05)

In questo episodio della stagione 2 di Bizzarro Bazar: come il Luna Park salvò migliaia di vite umane; due strani oggetti dalle vetrine di Lazzaro Spallanzani; il dottore che restringeva i cadaveri.

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Prodotto in collaborazione con i Musei Civici di Reggio Emilia.
Diretto e animato da Francesco Erba.

Exxagon e il cinema di confine

Questo articolo parla di un libro di recensioni di film.

Di questo libro, che ritengo eccezionale, avrei potuto a mia volta scrivere una semplice recensione. Ma il titolo in questione, in virtù delle pellicole di cui si occupa, da un lato rifugge proprio il risaputo. Dall’altro, si intreccia con il mio vissuto, cioè con una parte fondamentale della mia cinefilia; l’amore incondizionato per il cinema weird, estremo, di confine.

Quindi lasciate che la prenda un po’ alla lontana, perché certe passioni sono inscindibili dal contesto in cui sono nate.
Lasciate che inizi con un po’ di sana polemica.

Ci si divertiva con poco, signora mia

«Ai nostri tempi ci si sbucciava le ginocchia giocando in cortile… si doveva cercare un gettone per telefonare dalla cabina… per leggere si andava in biblioteca… [inserire ad libitum altre banalità sulla falsariga, intercalate da puntini], MA ERAVAMO FELICI.»
Queste litanie che, ahimè, diversi miei coetanei fanno circolare su internet, mi fanno venire l’orticaria come poche altre cose al mondo.

Dico questo perché, allo stesso modo, non nutro alcuna nostalgia nei confronti di quell’epoca a detta di molti “eroica” in cui per procurarsi la VHS di un oscuro horror giapponese mai distribuito in Italia, bisognava nell’ordine: 1) scovare qualcuno che in Giappone c’era stato; 2) che l’aveva acquistata; 3) convincerlo a scambiarla con un altro film introvabile o, peggio, pagarla a peso d’oro; 4) se il proprietario della VHS stava in un’altra città, com’era probabile, toccava effettuare lo scambio via posta; 5) aspettare e pregare il cielo che non arrivasse la classica “sòla”, in questo caso probabilmente una cassetta copiata mille volte – immagine spappolata, sonoro gracchiante, lingua originale senza sottotitoli.

Insomma, a quel tempo (parlo della metà degli anni ’90) essere cinefili era un investimento non indifferente, c’era da sbattersi un sacco: ma alla retorica del più-sudi-per-avere-una-cosa-più-avrà-valore non abbocco più, anche a seguito di ripetute fregature.
L’accessibilità e la comodità che conosciamo oggi per certi versi ci rendono perfino più obbiettivi e insegnano un’arte diversa: l’abilità di selezionare, di filtrare i diamanti dal ciarpame.
Fine della parte polemica, inizio della parte bella.

I nerd del cinema bizzarro

In realtà, lo ammetto. Per un appassionato di visioni non convenzionali quel periodo fu davvero entusiasmante, per un motivo preciso: sopravviveva ancora un cinema nascosto, lontano dai canali mainstream, e contemporaneamente iniziavano a nascere i mezzi per accedere a tutte queste pellicole proibite e non allineate.
Spuntavano i primi newsgroup, forum, bacheche virtuali cerco/offro, e uscivano allo scoperto i primi collezionisti: ragazzi invidiabili che nella loro cameretta ospitavano già una cineteca mirabolante, un delirante Eldorado di budella esplose, soft porno ambientati nei lager, lupi mannari in lotta contro i camorristi, cannibali impalati e spadaccini dagli occhi a mandorla che svolazzavano in brumose foreste.
Roba che ci si sognava nei film proiettati in sala.

Qualche anno ancora, e grazie ai programmi di file sharing saremmo diventati tutti trafficanti. “Pirateria”, si chiamava, quindi aveva un che di romantico, da filibustiere.
In più, per chi si appassionava di cinema estremo, c’era quel sottile piacere di procurarsi in segreto l’ultima efferatezza di Hong Kong, mentre la mamma era in salotto a riguardarsi I ponti di Madison County.

Fu più o meno in questo periodo che comparvero le prime guide per orientarsi nel caleidoscopico universo del cinema “off”. Una delle migliori era un sito di recensioni cinematografiche davvero unico in Italia: si chiamava eXXagon, e rimase attivo dal 2004 al 2015.
Prima di parlarvi di questo sito, però, permettetemi un ultimo piccolo approfondimento.

La controcultura dei filmacci

Uno degli aspetti più importanti dell’esperienza cinematografica è la sua dimensione comunitaria, e non mi riferisco solo al buio di una sala gremita. La misura collettiva continua anche fuori, nelle discussioni tra amici, al tavolo di un bar così come online, e nella capacità quasi sovrannaturale che hanno certe sequenze di incidersi nell’immaginario popolare.

Ma il cinema è comunitario anche prima, fin dal momento della sua realizzazione. Per fare un film è necessaria la convergenza miracolosa di una moltitudine di pensieri creativi: regista, sceneggiatori, direttore della fotografia, scenografi, costumisti, make up artist, SFX, senza contare poi lo sforzo di maestranze, tecnici, organizzatori, e tutto il resto della filiera produttiva e distributiva. «Lo scrittore lavora con la penna – riassumeva Orson Welles – il regista deve lavorare con un esercito.»
Un film è quindi un testo creato da una collettività di persone, affinché venga fruito da un’altra collettività di persone.

Voglio dire che se il cinema di serie B, C o Z, è esistito davvero e ha avuto una sua fortuna è perché rispecchiava i gusti di un insieme piuttosto vasto di individui: cinefili fuori dal coro, certo, ma anche chi questo cinema-bis lo realizzava. Era tutto un rincorrersi e un influenzarsi a vicenda, un ammiccamento tra iniziati, un riequilibrio continuo tra domanda e offerta, elementi che formavano a poco a poco un’estetica e un immaginario condivisi.
Si trattava di una vera e propria controcultura, sebbene non fosse politica e nemmeno organica, accomunata dall’entusiasmo per il cinema bizzarro, trasgressivo, trash e camp. Ma soprattutto era una scena underground che riportava al centro del dibattito un elemento dimenticato sia dai grandi autori che dai critici blasonati: il lato infantile dell’amore per il cinema.

Un tizio fa volare pezzi di zombi ovunque affettandoli con un tagliaerba, in tripudio di sangue e interiora; una coppia comincia una relazione a tre con un cadavere putrefatto; una bevanda fa sciogliere in orrende pozzanghere colorate chiunque la beva; un preservativo prende vita e comincia ad azzannare chi lo utilizza; a una festa eccentrica, uno spogliarellista fa “cantare” il suo sfintere anale al ritmo di Surfin’ Bird dei Trashmen.

La jouissance insita questo tipo di immagini (e di intrecci) non è forse analoga all’emozione liberatoria del bambino che salta in una pozzanghera, quando gli hanno detto che non sta bene farlo?

Le cose stanno così anche nel nuovo millennio: basta guardare al successo di una pellicola come The Human Centipede, il cui richiamo risiede pressoché tutto in un concept capace di diventare un’esperienza di sfida virale, alla stregua dell’infame e coeva clip 2 Girls 1 Cup che inaugurò una gara collettiva e globale di resistenza ai conati.

Tutto il cinema scandaloso è fatto da, e per, eterni bambini insofferenti alle regole. Bambini che vogliono guardare proprio quello che non sta bene guardare.

eXXagon è morto, viva eXXagon!

Torniamo a eXXagon.
L’autore del sito, Alessandro Pedrazzi, si proponeva di mappare una galassia di film e generi diversissimi tra loro eppure quasi tutti accomunati da un elemento preciso: la liminalità, cioè il loro porsi ai margini della storia del cinema o, meglio, del gusto dominante. Dai poliziotteschi agli horror underground più truculenti, dalle provocazioni trasversali dell’exploitation ai classici dimenticati del cinema muto, da Cronenberg ai mondo movies.

Oggi il papà di eXXagon ha deciso di recuperare dall’oblio virtuale il mastodontico lavoro che aveva condotto sul sito, per consegnarlo alla posterità pubblicando eXXagon: note al margine di un cinema al limite.

Un’opera monumentale in due volumi contenente ben 2100 recensioni, prezioso tesoro di consultazione, esplorazione e approfondimento che riflette senz’altro le preferenze, squisitamente personali, dell’autore. Eppure seguendo il filo di questo lunghissimo rosario di perle “eretiche”, unendo i punti di una mappa apparentemente caotica, formata da centinaia e centinaia di film weird, eXXagon traccia la storia parallela di un cinema periferico.

Poco sopra, nel parlare della controcultura dei B-Movie, ho usato i verbi al tempo passato perché oggi questo elemento un po’ esclusivo ha perso di significato. Vuoi per la facilità nel reperire anche il titolo più esoterico, vuoi perché l’ibridazione e il pastiche sono entrati nella quotidianità – non solo del cinema mainstream, ma della dimensione online: memetica, mash-up, ecc. –, oppure ancora perché l’asticella dell’osceno si è alzata sempre più fino a generare indifferenza. In ogni caso adesso non ha più molto senso parlare di “cinema di genere” né di “cinema estremo”.

Un libro come eXXagon, quindi, con i suoi due enciclopedici volumi densi di pellicole folli e coraggiose, da una parte ricostruisce un’epoca che forse è definitivamente chiusa; ma dall’altra è tutto fuorché nostalgico.

Mi pare, infatti, di leggervi in filigrana un messaggio più profondo.
Se questo tipo di cinema brutto sporco e cattivo ci ha mai insegnato qualcosa, è questo: infischiatevene delle categorie, spernacchiate il buongusto, sovvertite le prospettive comuni, date valore all’esotico e al bizzarro; ma soprattutto, quando si tratta di cinema, fidatevi sempre del bambino che è in voi… e che vi sta sussurrando di saltare in quella disdicevole, irresistibile pozzanghera.

eXXagon: note al margine di un cinema al limite di Alessandro Pedrazzi è disponibile su Amazon (Vol. 1 e Vol. 2, ebook Vol.1 e Vol. 2).

Amore oltre la morte (S02E04)

In questo episodio della stagione 2 di Bizzarro Bazar: una macabra vicenda di ossessione e morte; una meravigliosa vetrina di coralli appartenuta a Lazzaro Spallanzani; uomini e donne a cui crescono le corna.

Prodotto in collaborazione con i Musei Civici di Reggio Emilia.
Diretto e animato da Francesco Erba.

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L’incanto degli occhiali

A 18 anni mi operai agli occhi, liberandomi così delle lenti che portavo fin da bambino.
Ma tanti anni passati tra libri e computer, per dodici ore al giorno, cominciano a esigere il loro tributo, e ora sono tornato a inforcare nuovamente gli occhiali. Ho così riscoperto un incanto che avevo quasi dimenticato.

Portare gli occhiali ha un duplice vantaggio: si può metterli, e toglierli.
Si possono guardare le cose con chiarezza, quando serve. Se invece levo gli occhiali e non mi sforzo di mettere a fuoco, anzi rilasso il più possibile i muscoli intorno agli occhi, la realtà diviene un quadro impressionista. I dettagli più minuscoli o lontani si confondono in forme esoteriche, la cui identità mi diletto a indovinare o a inventare, cercando le soluzioni più implausibili (so che quella macchia indistinta affacciata alla finestra là in alto non può essere la testa di un cavallo, ma se lo fosse?). Mentre passeggio nel parco, potrei perfino fingermi esploratore d’un mondo alieno, con la visiera del casco appannata!
Nella penombra, poi, ogni stanza diviene misteriosa. La mia stessa collezione – poiché cambio spesso posto ai vari pezzi – non mi è così familiare se la guardo da una certa distanza. Non ricordo più cos’ho messo sulla mensola, ma c’è un oggetto che appare come una tenue e incerta spennellata lattiginosa… basterebbe rimettere gli occhiali per sapere esattamente cos’è, basta non farlo per continuare a compiacersi delle suggestioni della fantasticheria.

Eppure non è solo un gioco. Avere a disposizione questi due sensi della vista regala l’accesso a due diverse realtà sensibili. Una è definita, e consente d’essere navigata in sicurezza; l’altra è di una bellezza imperfetta e vacillante, come fosse illuminata da una tremula candela. Una è secca, l’altra morbida. Una è sottile e precisa, l’altra densa di sfumature.
Sono prospettive, anche filosofiche, complementari: vedere tutto in maniera nitida è utile ma triste, come essere sempre sobri; vedere sfocato dà accesso alla particolare poesia dell’incompiuto ma è inabilitante, come essere sempre ebbri.

Nel suo Libro d’ombra, Jun’ichirō Tanizaki scriveva:

Troppo presto il brodo servito in una tazza di porcellana bianca svela i suoi segreti. Sollevato il coperchietto, si sa subito che colore ha il liquido e cosa contiene. È cosa straordinariamente bella, invece, sollevare il coperchio di una ciotola in legno laccato; mentre ci accingiamo ad accostarla alla bocca, contempliamo per un istante il brodo, che ha una sfumatura non molto diversa da quella del recipiente, stagnare nell’oscurità impenetrabile del fondo. Difficile capire cosa si trovi laggiù. Le mani che tengono la ciotola sentono l’agitarsi quasi impercettibile del liquido. Gocciole minutissime imperlano l’orlo del recipiente. Attraverso il vapore, abbiamo un vago presentimento del cibo: esso si annunzia a noi, prima di toccare il palato. Una emozione così profonda, e intima, certo non può essere paragonata a ciò che si prova davanti a un brodo servito in un piatto di bianca porcellana occidentale. V’è, in essa, qualcosa di mistico […].

E infine c’è un’ultima meraviglia: senza occhiali, posso osservare il mio stesso guardare. Posso concentrarmi cioè sul “filtro”, quel leggero blur che si frappone tra me e la realtà e rende la mia visione così indecifrabile. Mi è concesso contemplare come cambia il modo in cui il mondo si presenta: a seconda della luce, della mia stanchezza, delle disposizioni del mio cuore.

Questo filtro è il dono che mi ha fatto il tempo, scivolando sulle mie palpebre e depositandovi la patina del passato.