La pelle della strega

Guestpost di Costanza De Cillia

Se il corpo del nemico, prigioniero o ucciso, è sempre stato oggetto di universale interesse da parte del consorzio umano, vi è stata un’epoca in cui esso valeva letteralmente come body of evidence: il periodo della caccia alle streghe, in Europa, tra il XV e il XVIII secolo. Allora, come vedremo, l’appartenenza all’abominevole conventicola del Demonio da parte dell’indagato veniva appurata con un’accurata perquisizione personale, durante la quale il corpo della presunta strega, incatenato e rasato, veniva frugato nel dettaglio alla ricerca di prove tangibili del suo nefando peccato.
Tale metodologia investigativa deriva dai dettami della demonologia, sorta sulla scia dalla bolla papale di Innocenzo VIII Summis desiderantes affectibus (1484): un’anatomia della stregoneria elaborata dalla letteratura colta, che insegna – in numerosi manuali dei quali il Malleus Maleficarum (1486) non è che il più celebre – come condurre le indagini per verificare la colpevolezza del prigioniero.

Già a partire dal XII secolo, con la diffusione dei trattati di medicina, la diagnosi della natura divina o maligna degli spiriti invasatori diviene una distinzione tra corpi santi e corpi deviati e devianti, nella quale i demoni, creature spirituali dotate di semi-corporalità, entrano passando dalle varie aperture. La bocca umana, in particolare, diventa il canale di accesso per due distinti sistemi fisiologici: quello spirituale, avente come centro il cuore, di cui prende possesso lo Spirito Santo, e quello digestivo, le viscere, in cui risiedono le impurità contaminanti, dunque anche gli spiriti maligni.
Dal momento che i demoni amano insediarsi nelle “cavità” del corpo umano, è naturale che essi prediligano il corpo femminile – habitat ideale la cui anatomia, considerata debole e ricca di aperture, sembra facilitare l’ingresso delle entità impure.
Ciò non fa che aggravare la già fragile situazione teologica ed esistenziale della donna, vista come un essere ingannatore e traditore, formato da una costola piegata e dunque imperfetto (designato come fe-mina, “colei che ha meno fede”, carenza che compensa con la sua insaziabile lussuria).

Proprio questa visione negativa della donna spiega lo sbilanciamento, interculturale e presente in tutti i periodi storici, tra il numero di streghe e quello di stregoni: la psicologia del profondo e l’etnopsichiatria spiegano questa asimmetria indicando nella strega l’immagine rovesciata della donna fertile, una madre-matrigna fallica e divoratrice, che suscita l’invidia e la libido fino a farne un capro espiatorio. In una società che venera la fertilità, il corpo femminile, soprattutto se anziano, suscita forti timori, a causa di un’ambiguità lo rende simile a quello di un animale, inquinante ed inquietante. Perciò la strega è associata a poteri magici minacciosi, dannosi, che ne fanno il contrario della brava madre casalinga e colpiscono le sfere legate al parto, alla morte e all’amore; di contro, gli stregoni maschi sono solitamente accusati di incantesimi diretti a comandare il clima e i raccolti, quindi più vicini alla vita lavorativa quotidiana.

Ma, dicevamo, è nel XV secolo che si verifica il passaggio concettuale da sorcery a witchcraft, ossia dalla definizione di stregoneria quale esercizio di maleficia (magia maligna ai danni del prossimo, in particolare dei fondamenti della vita comunitaria contadina: il raccolto, la salute dei giovani, la sessualità umana e animale a scopo riproduttivo) alla sua qualificazione come eresia fondata sulla venerazione di Satana.
La strega non è più vista come “cattiva vicina” dedita a comportamenti antisociali, che per soddisfare i propri maligni desideri fa ricorso a mezzi soprannaturali; ella diventa rea di crimina excepta, delitti eccezionali in virtù della loro gravità, finalizzati alla distruzione della società cristiana e commessi a causa del proprio volontario asservimento, spirituale e fisico, allo Sposo Infernale.


Si tratta di colpe talmente atroci da rendere gli adoratori del Diavolo degni della pena di morte, perché traditori di Dio e del consesso umano: incesto, infanticidio, antropofagia, dissacrazione dell’ostia e dei paramenti sacri, commessi prevalentemente in occasione del sabba. In questo periodico raduno collettivo – al quale le iniziate si recano col notturno “viaggio nell’aria” che grande attenzione attira durante gli interrogatori – le streghe perpetuano la propria perdizione con banchetti, atti di blasfemia, danze e orge rituali (dominate dalla relazione carnale con il demonio e inaugurate dall’osculum oscenum, il bacio “sotto la coda” del Capro, presidente dell’assemblea).
Un tripudio dei peggiori crimini, fondato sul pervertimento del Credo e l’inversione dei sacramenti della religione cristiana.

La stregoneria diviene allora un culto empio, una falsa religione – della quale il maleficio è un sottoprodotto che lede i buoni membri della comunità – la professione della quale è reato, atto di lesa maestà e sedizione politica.
Contro questo complotto diabolico, paragonabile a un’infezione con la quale alcune pecore malate cercano di diffondere l’eresia all’interno del gregge dei fedeli, si avvia un’operazione poliziesca la cui severità rasenta più moderni concetti di tolleranza zero.

Nonostante la mancanza di conferme di un’effettiva forma rituale di adorazione del diavolo (a sostegno dell’ipotesi che il sabba sia sempre stato solo un mito), in questa caccia vengono individuate due categorie di prove tangibili, ritenute dirimenti in quanto direttamente osservabili: la confessione diretta, che solitamente segue la delazione da parte di altre streghe, e la verifica empirica di attributi soprannaturali.

Questi ultimi vengono accuratamente ricercati sul corpo dell’imputato, in una sessione di tortura giudiziaria che anticipa la sofferenza della pubblica esecuzione: una visita medica degenerata, in cui “pungitori di streghe” professionisti (witch-pricker) infilano appositi aghi nella carne della presunta strega, alla ricerca di una zona della pelle esangue ed insensibile. È questo il segno della “zampa del diavolo”, a forma di orma, macchia, punto rosso o blu: il marchio delle streghe, noto anche quale signum diabolii o punctum/stygma diabolicum, presente sin dalla nascita sulla pelle di coloro che sono “nate streghe” e votate al male già nel grembo della madre. Più frequentemente, si tratta di un segno impresso nella carne dal Maligno in persona, al termine della cerimonia di affiliazione.

Parodia delle stimmate dei santi, sigillo di servitù inumana che sancisce il possesso della strega da parte di Lucifero – simia Dei, lo “scimmiottatore di Dio” – il marchio viene impresso con un morso o un graffio, sulla fronte o in un punto nascosto del corpo: sulla spalla o sul fianco sinistro, all’interno della palpebra, sull’addome o in locis secretissimis non nominandis (nelle parti intime o nel retto).
Esso, oltre a richiamare il segno apposto dall’Anticristo in Ap 13,16-17 («il nome della bestia o il numero del suo nome») è ritenuto, in linea con il cerimoniale satanico, l’equivalente “inverso” della circoncisione veterotestamentaria e del segno della croce del Nuovo Testamento; attesta la perfidia della strega, essendone la manifestazione fisica, visibile e soprattutto tangibile, come dimostra l’attività dei cacciatori di streghe. Il marchio pertanto è un segno incriminatorio, che testimonia la partecipazione alla tregenda e l’appartenenza alla societas diabolii.
Allora i comandi di Es 22,17 («Non lascerai vivere colei che pratica la magia») e Lv 20,27 («Se uomo o donna, in mezzo a voi, eserciteranno la negromanzia o la divinazione, dovranno essere messi a morte») diventano un imperativo per la giustizia terrena.

La ricerca del marchio, tuttavia, sembra essere un’invenzione della demonologia colta, poco diffusa nel folklore e mai applicata con la stessa frequenza di altre dimostrazioni di stregoneria, fuorché nell’Inghilterra della Guerra Civile, in Scozia e, sul continente, in Svezia e al confine tra Francia e Svizzera.
La ripetuta puntura in ogni parte del corpo dell’indiziato, dunque, pare aver trovato una minore diffusione rispetto, ad esempio, allo swimming test (l’immersione della strega, erede dell’ordalia dell’acqua presente nella mitologia popolare europea già dal Medioevo), nel quale si cala il sospettato, appositamente legato, in un laghetto o un pozzo: il suo annegamento è prova d’innocenza, mentre la sopravvivenza dimostra il rifiuto da parte del puro elemento associato al battesimo di toccare il suo corpo, accertandone così la colpevolezza.

Altri espedienti noti per individuare le streghe sono il prelievo del sangue del sospettato, la bollitura della sua urina e dei suoi capelli in una bottiglia, l’inserimento di un attizzatoio bollente nelle sue feci, la combustione di paglia presa dalla sua abitazione, la puntura di un ritratto che lo raffigura, e la pesatura al confronto con una Bibbia; vi sono infine metodi più rischiosi, in quanto in odore di superstizione, come lo scratching (in cui si graffiava la presunta strega per neutralizzare gli effetti delle sue malvagie pratiche), o l’affidamento alle capacità divinatorie dei cunning men, guaritori praticanti forme di magia “bianca”, benefica.

Il witchfinder general Matthew Hopkins (noto cacciatore laico di streghe, attivo nel Sud-Est dell’Inghilterra tra il 1645 e il 1647, con l’assistenza del witch-pricker John Stearne) suggerisce inoltre, nel trattato On the Discovery of Witches, di isolare la strega, sottoponendola ad una veglia prolungata per giorni e costringendola a camminare incessantemente, nell’attesa che i suoi imps o familiars la raggiungano sotto gli occhi dei carcerieri testimoni.

Questi vampireschi spiritelli serventi, dell’aspetto di piccoli animali domestici, vengono acquistati dalla strega, ereditati dalle colleghe o a lei donati dal Diavolo; in cambio del loro aiuto, ella li nutre mediante una teat (mammella sovrannumeraria di cui le donne oneste sono prive) da cui succhiano latte giallognolo, acqua e infine sangue: se la suzione di questo seno diabolico viene sospesa per più di ventiquattr’ore, esso si gonfia fino a sembrare sul punto di scoppiare – indizio dal valore probatorio a sua volta, sufficiente a comminare la condanna a morte dell’imputata in questione. Dato che la mammella in sovrannumero, però, spesso non sembra esserci, si ritiene che molte prigioniere se la taglino prima della perquisizione.

Se c’è chi distingue tra marchio e capezzolo della strega, e chi invece raduna entrambi sotto la medesima categoria di segno dirimente, vi è però assoluto consenso sul valore di tali anomalie dermatologiche, la cui individuazione porta una certezza che altre forme di tortura non possono invece fornire: infatti Satana, mostrando che il suo potere è superiore ad ogni legge naturale ed ogni contro-magia, conferisce alle sue protette il “dono del silenzio”, ovvero la capacità di resistere al dolore, impedendo così ogni confessione.
Questa fiducia nell’attendibilità del marchio non fuga tuttavia il sospetto che l’attività dei pungitori sia in realtà una truffa, condotta da impostori itineranti (persino donne travestite da uomini, come James Paterson e John Dickson) attratti da una buona paga e la possibilità di seviziare liberamente i propri “pazienti” – tanto che alcuni di loro vengono legalmente perseguiti, per la crudeltà dimostrata e gli stupri commessi.

Come abbiamo visto, le streghe vengono condannate a causa di un sintomo che nei secoli successivi verrà visto come una semplice cicatrice, un tatuaggio tracciato in spregio al comando di Lv 19,28 («Non vi farete incisioni sul corpo per un defunto, né vi farete segni di tatuaggio»), o un caso di ipertelia/ipermastia congenita, nel caso dei capezzoli sovrannumerari.
Per quanto riguarda la “soprannaturale” resistenza al dolore mostrata dalle streghe, questi peculiari fenomeni di analgesia locale vengono spiegati con l’innalzamento della soglia del dolore dovuto a paura o sfinimento; l’insensibilità cutanea potrebbe anche essere la conseguenza delle malattie e della malnutrizione patite dalle frange più umili della popolazione europea della prima modernità. Medici e alienisti li hanno inoltre ricondotti all’istero-epilessia (soffocamento dell’utero: termine ombrello sotto il quale si radunano, associati al mal caduco, vari problemi ginecologici con cui viene collegata anche la possessione diabolica), a sindromi nervose e/o estatiche.
A prescindere dalle successive spiegazioni mediche, al tempo dei processi per stregoneria la diagnosi del marchio non lascia scampo: trovate colpevoli del peggiore dei crimini, queste donne vengono bruciate sul Continente, perché il fuoco catartico e disinfettante ne purifichi il corpo e l’anima e ne disperda i resti terreni come cenere al vento; finiscono invece impiccate in Inghilterra e nell’America del Nord (dove, bisogna ricordare, la stregoneria non verrà mai percepita come un’eresia, bensì resterà un atto illecito ai danni della società): sospese tra cielo e terra, perché indegne di entrambi, muoiono della morte vergognosa sull’albero della croce ad un solo braccio, la forca. La loro esecuzione, accompagnata da una sepoltura infamante, di solito ai piedi del patibolo stesso, si pone a metà tra spettacolo teatrale moralistico e competizione sportiva dove i corpi umani sono sottoposti a fatiche esiziali.

Una messa in scena che mira, con le sue connotazioni pedagogico-terroristiche, a suscitare una salutare paura negli spettatori, agitati da un senso viscerale di ambivalenza morale ed emozionale nei confronti delle vittime: odiate, e al tempo stesso compatite nella loro sventura.

Costanza De Cillia è Dottoressa in Filosofia e Scienze delle Religioni. I suoi principali campi di ricerca sono l’estetica della violenza e l’ antropologia dell’esecuzione capitale. 

Abracadabra !

Mi sono reso conto di non aver mai direttamente affrontato un argomento che mi intriga da tanti anni: l’illusionismo.

Ho quindi fatto un video per esporre le mie considerazioni sull’arte secolare della magia.

Buona visione!

 

La morte di David Cronenberg

Il cortometraggio The Death of David Cronenberg, reso pubblico il 19 settembre 2021, dura solo 56 secondi.
Ma sono 56 secondi disturbanti, toccanti e indimenticabili.

Firmato da Cronenberg stesso assieme a sua figlia, la fotografa Caitlin Cronenberg, si tratta di una scarna scena incentrata sul confronto con la propria mortalità.

The Death of David Cronenberg è, nelle parole del regista, «un piccolo pezzo metaforico su una persona che abbraccia la propria morte. La abbraccio, in parte perché non ho scelta: questo è il destino dell’essere umano.»

Una breve ed essenziale visione che è anche intimamente personale.
Gli ultimi anni del regista, infatti, sono stati segnati da due lutti difficili: nel 2020 è morta Denise Cronenberg, sua amata sorella nonché costumista nella maggior parte dei suoi film, e tre anni prima si era spenta sua moglie Carolyn Zeifman.
«È morta in quella casa, in un letto, e quando è morta mi è sembrato in parte di morire io stesso, e ancora mi sento così. Quel cadavere per me è mia moglie. […] Si tratta di un film sull’amore e l’aspetto transitorio dell’essere uomo.»

Questa dimensione di confronto personale emerge anche dalla peculiare genesi di questo cortometraggio.
Tutto è nato dalla proposta da parte di sua figlia Caitlin di realizzare un cortometraggio da tokenizzare come NFT.
Pensando a un possibile progetto, al regista è tornato in mente un episodio accadutogli sul set della serie SLASHER, prodotta da Shudder.
Come ha raccontato Cronenberg stesso, mentre lavorava sulla quarta stagione della serie «un bel giorno i ragazzi degli effetti speciali mi dicono, abbiamo una sorpresa per te; mi hanno presentato il mio stesso cadavere, ed è stato fantastico.»
Così, ripensando a quel corpo prostetico in silicone, Cronenberg ha contattato la Black Spot FX di Toronto per chiederlo in prestito, perché «ho ancora dei conti in sospeso con questa versione morta di me stesso.»

Una volta portato a casa (ben coperto, in modo da non allertare i vicini!), il corpo è stato piazzato nel letto d’infanzia di Caitlin. Cronenberg non era immediatamente sicuro di cosa farci: «L’ho lasciato lassù per un paio di giorni, e di tanto in tanto andavo a guardarlo. Per me aveva una risonanza emotiva.»

In un certo senso, il cortometraggio rispecchia dunque in modo schietto la situazione reale dell’autore, che in quei giorni era chiuso in casa con il simulacro di un cadavere con le proprie fattezze. Una sorta di bizzarra terapia d’urto, come conferma Cronenberg in tono scherzoso: «essere in grado di baciare sé stessi da morti è senza dubbio fantastico. Credo che ognuno dovrebbe farlo. Tutti dovrebbero avere un cadavere creato da una ditta di effetti speciali!»

Il cinema di David Cronenberg, nella sua interezza, propone una complessa riflessione artistico-filosofica che è assieme surreale e materialista: per il regista canadese l’esplorazione della psiche umana passa necessariamente attraverso il corpo, le cui incessanti e imprevedibili mutazioni sono espressione di una vertigine identitaria.
Non stupisce quindi che anche la sua meditazione sulla morte e sull’impermanenza sia resa, in questa brevissima ma incisiva visione, in termini drammaticamente concreti, fisici.

E al tempo stesso il film si concentra sul paradosso di non poter immaginare la propria morte: anche se provo a figurarmi come sarà il mio funerale, ho bisogno di un ipotetico osservatore, perché non esiste immagine senza un punto di vista.
Anche la morte degli altri non è meno sfuggente, perché non è empirica ma al contrario si traduce in uno scacco dei sensi. Posso raffigurare nella mia mente la presenza di una persona ma non la sua scomparsa, che si esplicita solo “per procura”, cioè in un’assenza sensoriale (tutti quei momenti in cui era normale la presenza del defunto).

Da sempre l’arte figurativa — pittorica, plastica, fotografica — ha cercato di superare questa impasse. Come scrive Mirko Orlando,

La morte può esistere soltanto all’interno del circuito aperto della vita […] perché la sua esperienza è un esperire che non riguarda il defunto (chi muore) bensì la comunità dei superstiti che lo rimpiange (chi sopravvive). La morte è immagine perché anzitutto immaginata, perché la si può incontrare solo all’orizzonte del suo riflesso; alle soglie del cadavere, delle tracce fotochimiche o pittoriche, dei confini imprecisi dei ricordi o nei labirinti della dimensione onirica. Solo lì posso incontrare l’estinto, soltanto nel suo doppio perché è chiaro che null’altro mi è permesso fin quando sono vivo.

(M. Orlando, Ripartire dagli addii, 2010)

Ecco allora che l’operazione di Cronenberg è anche un inno alla potenza del cinema: ogni opera artistica è rappresentazione, e questa messa in scena permette di manifestare l’impossibile. Grazie al cinema, Cronenberg si concede perfino di visualizzare il doppio più inafferrabile e inconcepibile: il proprio cadavere, il proprio futuro “non esserci”.
Infine, idea ancora più sovversiva, quel cadavere egli lo accetta, lo bacia, lo coccola.
In un’epoca in cui al centro di ogni preoccupazione vi è il corpo sano, i cui cedimenti (vecchiaia, malattia, morte) non vengono ammessi o tollerati, questa è un’immagine particolarmente spiazzante e — cosa rara nel suo cinema — colma di dolcezza.

 

BB Contest Awards 4

Ecco finalmente i risultati della quarta edizione del Bizzarro Bazar Contest!

Il mio plauso va a tutti i partecipanti, che hanno dimostrato una fantasia davvero fuori dall’ordinario e che, come gli altri anni, mi hanno stupito e commosso per la cura e l’impegno che emergono evidenti dalla realizzazione di queste opere.
[Piccola nota: tra i tanti lavori che sono arrivati, ce ne sono alcuni che a malincuore ho dovuto escludere in quanto non seguivano appieno le regole del contest.]

Cominciamo con la parata di stranezze!

È un simpatico feto in barattolo a darci il benvenuto, nel dipinto naïf di m.pitturessa.

(m.pitturessa: Instagram)

La suggestiva poesia di ElaGhi — al secolo Daniela Ghiglione — è una malinconica visione crepuscolare che non sarebbe dispiaciuta agli Scapigliati.

(ElaGhi: Instagram)

Il memento mori di Andrea Carrozzo sembra riecheggiare alcuni versi di Poe (A Dream Within A Dream), ma qui la sabbia che la mano scheletrica non riesce a trattenere è la polvere a cui, secondo la famosa massima, l’uomo è costretto a tornare.

Matteo Ruggeri mi ha trasformato in una creatura del folklore italiano.
«L’ho immaginata — mi scrive — come una pagina estrapolata da un qualche bestiario o libro di criptozoologia e contenente una tua versione “mitologica”, illustrata e debitamente descritta nei suoi tratti fisici e, ovviamente, nelle sue facoltà sovrannaturali.»
Il dettaglio che adoro è che ho il superpotere di togliervi una cisti con un semplice tocco, però poi me la tengo!

Grazie a Greta Fantini, ora tra i miei lettori più affezionati c’è anche Joseph Merrick, the Elephant Man.

(Greta Fantini: Instagram, sito web)

Stefano Luciani ha progettato il mazzo di carte da poker di Bizzarro Bazar… perfette per servire al proprio avversario la “mano del morto” (A♠ A♣ 8♠ 8♣).

(Stefano Luciani: Facebook)

All’interno della sua wunderkammer (contenente anche un teschio che mi sembra familiare) Chiara Toniolo sta provando la giusta misura della campana di vetro per la sua capoccia!

(Chiara Toniolo: Instagram, Facebook)

Valentina, aka Cher Macabre, si è chiesta come potrebbe apparire un ipotetico freakshow di Bizzarro Bazar. «Ebbene, per cercare di rispondere alla domanda, ho deciso di stravolgere la foto che anni fa mi fece una cara amica utilizzando uno dei teschi della mia collezione. Nel modificarla, mi sono ispirata alle immagini d’epoca che più volte, sono state oggetto d’analisi sulle pagine del blog.»

(Cher Macabre: Instagram)

Er Cantastorie, che racconta vicende, curiosità e personaggi più o meno dimenticati di Roma, mi ha dedicato questo delizioso profilo in rima. Essendo ormai da vent’anni romano d’adozione, non posso che esclamare: anvedi oh, gajardo!

(Er Cantastorie: Instagram, Facebook)

È dedicata a uno dei volti più celebri e misteriosi di sempre la delicata opera di Pamela Annunziata: il bellissimo viso incorniciato dalla fantasia floreale è quello della Sconosciuta della Senna, di cui avevo parlato in questo vecchio post.

(Pamela Annunziata: Instagram, Facebook)

Amedeo Capelli ha creato un coloratissimo automa in cartapesta e legno che condanna un povero scheletro a una perenne fuga da una volpina che sembra uscita dal Piccolo Principe. Ma è davvero una fuga, o stanno solo giocando assieme? A voi l’ardua sentenza, in ogni caso la scena è squisitamente… bizzarra.

(Amedeo Capelli: Instagram, Facebook)

Nella fantastica illustrazione di Christian Galli, la mia testa rimpicciolita è entrata a far parte della collezione di meraviglie di uno scienziato mutante che ricorda molto da vicino il protagonista di The Fly del 1958.

(Christian Galli: Instagram, Facebook)

Simona Naddeo mi ha trasformato in una via di mezzo tra un imbonitore da sideshow e un Sgt. Pepper in salsa mefistofelica. Cosa chiedere di più?

(Simona Naddeo: Instagram)

In questa opera a firma di Midnight Mary, l’horror vacui si concretizza in un sorprendente catalogo di oggetti di cui abbiamo parlato nelle due stagioni della serie web, ma non solo. Impossibile non perdersi nel tentativo di identificarli tutti!

(Midnight Mary: Instagram)

Succede letteralmente di tutto anche nel disegno di Niccolò Ferrari: caspita, non posso nemmeno portare al parco il mio scheletrino in carrozzina, senza che si scateni il pandemonio.

Prima di passare alle opere premiate, una menzione d’onore va senz’altro a Elena “Psychonoir” Simoni.
Devo confessare che per un attimo sono trasalito appena ho visto questo ritratto post-mortem dal sapore ottocentesco, così accurato. Soprattutto dal momento che Elena si è subito gentilmente offerta di spedirmelo: donare a una persona un disegno che la ritrae in una bara sarebbe considerato di pessimo gusto — anzi, un regalo davvero scioccante — in un contesto normale.
Ma con Bizzarro Bazar ho cercato proprio di creare uno spazio in cui la normalità venga messa in discussione, così come i tabù e il concetto stesso di “buon gusto”. Per questo il dono di Elena mi è sembrato un gesto tutt’altro che irrispettoso, possibile solo a fronte di una affinità profonda; quel tipo di complicità che si è venuta a creare con molti di coloro che seguono il mio lavoro.
E poi questo piccolo ritratto, a ben vedere, ha una sua particolare dolcezza. Forse lo terrò, come memento mori, sopra alla mia scrivania…

(Elena Simoni a.k.a. Psychonoir: Instagram, Facebook)

Terzo premio

Tutto avrei pensato, quando ho aperto questo blog 12 anni fa, tranne che sarei diventato il protagonista di un racconto poliziesco.
E invece, secondo Ingrid Atzei, «nella fiction, a parer mio, un protagonista con i tuoi interessi e le tue competenze potrebbe essere declinato in modi differenti. In effetti, ad oggi, il catalogo dei consulenti sui generis delle Forze dell’Ordine, nel piccolo schermo, è nutrito ma un esperto del perturbante ancora non ce l’abbiamo e… ci starebbe così bene!»

Così, nel suo racconto La danza, mi ha calato nei panni di un “esperto di bizzarrie” chiamato ad affiancare il commissario Stevelli  nelle indagini su una serie di misteriose morti avvenute in uno sperduto paesino della Sardegna, e apparentemente collegate ad ancestrali riti pagani.

Potete scaricare il PDF del racconto Ingrid Atzei cliccando qui.

Secondo premio

Andrè Elragno Santapaola ha creato un piccolo testo anatomico nel senso letterale del termine, le cui incredibili pagine sono fatte di carne vascolarizzata, ossa, tendini, masse adipose. Un libro viscerale che è come uno squarcio sulla fragilità del corpo e sui suoi inconcepibili anfratti.
Tre le citazioni che punteggiano questo cronenberghiano florilegio di carne: una mia frase sul concetto di autopsia, uno splendido passaggio di Gottfried Benn, autore di Morgue e altre poesie, e infine il versetto dell’Ecclesiaste da cui è nato il concetto di vanitas.
«Le singole pagine — spiega Andrè — sono state scolpite con MonsterClay e successivamente copiate in resina epossidica bianca e dipinte ad acrilici e colori ad olio. La copertina in “pelle” è stata creata utilizzando vari strati di lattice, dipinta poi con strati sottilissimi di acrilico diluito.»

(Andrè Elragno Santapaola: Instagram, Facebook)

Primo premio

Lola è specializzata nella creazione di miniature a tema, ispirate alla musica, alla letteratura e al mondo del cinema.
Per Bizzarro Bazar ha composto questa deliziosa mini-wunderkammer che è uno spettacolo per gli occhi: tra illustrazioni di mandragore, poster cinematografici, ex voto, tavole anatomiche, copie del Necronomicon e foto d’epoca, il livello di dettaglio è stupefacente.
Non solo Lola ha miniaturizzato i miei libri, ma guardate quella fialetta che sembra contenere uno dei feti in formalina di Sua Maestà Anatomica… un intero immaginario raccolto sotto una campana di vetro.
Il tutto è infine suggellato con una citazione tratta da uno dei miei passi preferiti di Mandiargues… davvero stupefacente.

(Lola miniature: Instagram)

Se vi è piaciuta qualche opera in particolare, assicuratevi di mostrare il vostro apprezzamento agli autori nella sezione dei commenti.
Nelle prossime settimane diffonderò anche sui social queste bellissime opere.
Ancora grazie a tutti per avermi messo un sorriso sul volto e la meraviglia nel cuore, e spero vi siate divertiti anche voi!

Bizzarro Bazar Contest 4

Oggi il blog diventa dodicenne! Come negli anni precedenti, mi piacerebbe festeggiare premiando la vostra fantasia più macabra ed eccentrica: preparatevi per il 4° Bizzarro Bazar Contest!

Le regole sono le solite:

  1. Creare un contributo originale che faccia riferimento esplicito a Bizzarro Bazar;
  2. Postare il lavoro su Facebook, Instagram o Twitter utilizzando l’hashtag #bizzarrobazarcontest — in alternativa, inviarlo via mail;
  3. La deadline è il 15 Settembre 2021;
  4. Ricordate che l’idea è dare libero sfogo alla vostra creatività weird, e soprattutto divertirci fra amici!

Per “riferimento esplicito” si intende che Bizzarro Bazar (il sito, il logo, uno dei libri, al limite perfino la mia barbetta) deve essere raffigurato/menzionato/incluso all’interno del contributo. Tenete a mente che pubblicizzare le vostre creazioni dev’essere anche un modo per promuovere questo blog. Così siamo tutti contenti.
Per capire meglio potete dare un’occhiata ai bellissimi lavori della prima, seconda e terza edizione.

E ora passiamo ai premi:

1° premio: T-shirt a scelta + tazza a scelta dallo store ufficiale + regalo a sorpresa
2° premio: T-shirt a scelta dallo store ufficiale + regalo a sorpresa
3° premio: T-shirt a scelta dallo store ufficiale

I migliori lavori non classificati saranno comunque pubblicati su Bizzarro Bazar con link ai siti/profili degli autori, e diffusi sui social.

Buon divertimento! Keep the World Weird!

La donna anatomica

Pubblico qui, in forma di ebook gratuito, una ricerca che mi ha impegnato per diversi anni: è un saggio sul motivo iconografico e concettuale della “donna sezionata” — un artificio retorico che, partendo almeno dal Medioevo per arrivare fino a noi, intendeva sabotare il potere seduttivo femminile tramite la dissezione/apertura del corpo delle donne.

Ho fatto un breve video di presentazione in cui parlo del progetto:

Ecco i link per scaricare il PDF gratuitamente:

La donna anatomica (versione italiana) — 34 Mb

The Anatomical Woman (English version) — 34 Mb

Il libro è gratis, ma se volete sostenere le mie ricerche potete effettuare una donazione via PayPal.

Peni mummificati (S02E010)

Eccoci arrivati alla fine della Stagione 2 di Bizzarro Bazar!

In questa puntata: l’ossessione mai superata per i genitali degli uomini famosi; un incredibile teschio deforme; la VERA tomba di Gesù.

Colgo l’occasione per ringraziare i Musei Civici di Reggio Emilia per l’accoglienza e l’apertura con cui hanno supportato il nostro lavoro un po’ fuori dagli schemi usuali, e in particolare gli straordinari curatori Georgia Cantoni, Silvia Chicchi e Riccardo Campanini: se i Musei sono oggi un luogo vivo e sempre vibrante è grazie alla loro dedizione e al loro entusiasmo.

Come sempre questo episodio è stato diretto e animato da Francesco Erba e coprodotto da Erika Russo. Vi ricordo che potete (ri)vedere tutti gli episodi sul mio canale YouTube, dove ci sono anche altre curiosità come ad esempio le pillole da un minuto chiamate Bizzarro #Shorts, e molto altro.

Buona visione!

 

Barbieri cruenti (S02E09)

In questo episodio della stagione 2 di Bizzarro Bazar: la sorprendente e sanguinosa storia del mestiere di barbiere; i bizzarri esperimenti di Spallanzani su rane, lumache e salamandre; il misterioso lago degli scheletri.

Prodotto in collaborazione con i Musei Civici di Reggio Emilia.
Diretto e animato da Francesco Erba.

Modificazioni corporali (S02E08)

In questo episodio della stagione 2 di Bizzarro Bazar: la deformazione volontaria di parti del corpo, pratica presente in tutte le società umane; una spettacolare tassidermia; un esploratore leggendario.

Prodotto in collaborazione con i Musei Civici di Reggio Emilia.
Diretto e animato da Francesco Erba.

Link, curiosità & meraviglie assortite – 25

Ecco una nuova raccolta di stranezze varie!

  • Intanto, qui sopra, una delle foto di animali VIVI in pose antropomorfe realizzate da Harry Whittier Frees.
  • Uomo dalle mille identità e baro insuperabile con le carte; capace di raggirare le banche così come i più incalliti criminali (ma non è un po’ la stessa cosa?), e perfino in grado di truffare i truffatori; e, soprattutto, l’uomo che riuscì a vendere la Torre Eiffel. Tutto questo fu Victor Lustig, uno dei più grandi artisti dell’inganno mai esistiti.
  • La wishlist di ogni bibliofilo che si rispetti.

  • A fine Ottocento un medico russo propose una cura all’avanguardia per contrastare i danni provocati dalla sifilide: farsi appendere per la testa. La sospensione divenne presto una moda medica, diffondendosi un po’ ovunque in Europa (Italia compresa) e approdando perfino negli Stati Uniti. Ma funzionava davvero? Sofia Lincos e Giuseppe Stilo ripercorrono la storia del bizzarro trattamento in questo bellissimo articolo.

  • Lo scheletro qui sopra appartiene a una ragazza morta 300 anni fa, e sta lasciando perplessi gli archeologi per due motivi: 1) il suo corpo è stato ritrovato in una caverna in Polonia, cosa di per sé già strana perché nella zona le ultime inumazioni in grotta risalgono al Medio Evo; ma se non bastasse 2) è stata sepolta con in bocca una testa di fringuello. Forse addirittura due.
  • Se pensate che la geologia sia noiosa, il sito Spooky Geology potrebbe farvi cambiare idea, tra misteri del sottosuolo, teorie alternative, strani oggetti sepolti, fenomeni anomali, pozzi senza fondo, luoghi estremi e pericolosi.

  • Questo signore che indossa una maschera e una parrucca potrebbe sembrare inquietante, se non si conosce il contesto dell’immagine: si tratta di Dr. Anonymous, che nel 1972 al convegno annuale dell’American Psychiatric Association pronunciò un discorso storico e, per molti versi, eroico.
    Perché questo camuffamento? La risposta è racchiusa nelle prime parole del suo discorso: “Io sono un omosessuale. Io sono uno psichiatra.”
    In quel tempo dichiararsi gay — oltre a causare discriminazioni, licenziamenti e sfratti — era ancora motivo sufficiente per essere internati in un istituto psichiatrico, soggetti a trattamenti brutali come elettroshock, lobotomia, castrazione chimica. Il fatto che uno psichiatra si facesse avanti, pur riparando la sua identità, per ammettere di essere gay e protestare contro la classificazione dell’omosessualità come patologia mentale, fu uno shock per il mondo della psichiatria. Il medico che si celava sotto la maschera si chiamava John E. Fryer, e il suo discorso fu fondamentale perché l’anno successivo l’omosessualità venisse derubricata dalla lista ufficiale dei disturbi mentali.
  • Uno dei primissimi utilizzi del forno a microonde non fu affatto riscaldare gli avanzi di pasta del giorno prima, ma riportare in vita cavie e criceti congelati in laboratorio. In questo video Tom Scott non racconta soltanto i motivi e le sfide che stavano alla base di questa ricerca scientifica, ma intervista addirittura l’inventore e scienziato James Lovelock (102 anni a luglio!): fu lui ad avere l’idea, all’epoca, di usare le microonde perché, be’, i piccoli roditori congelati gli facevano un po’ pena.
    (Grazie, Riccardo!)

La diciassettenne Bianca Passarge di Amburgo danza sulle bottiglie, giugno 1958.

  • Due esploratori urbani si introducono in una casa che appare recentemente abbandonata, e li aspetta una visione macabra e inattesa: sul pavimento del corridoio c’è ancora la macchia lasciata dal cadavere dell’anziana proprietaria.
    I due decidono di condividere sul loro blog tutto il materiale fotografico scattato all’interno della casa, stanza per stanza, perché la vicenda serve a ricordarci «che le persone anziane e sole possono spesso essere dimenticate e che noi, noi tutti, dobbiamo fare la nostra parte e controllare come stanno.»
    Invece, se devo dire la mia, l’interrogativo più importante che solleva questo “reportage” non mi sembra affatto quello sbandierato dagli autori, ma riguarda l’eticità di introdursi in un’abitazione, fotografare ogni minimo dettaglio della vita di una persona recentemente scomparsa, inclusa la prova agghiacciante di una morte solitaria, e mettere il tutto online.
  • Continuiamo a parlare di decomposizione, ma questa volta in senso positivo: ecco un bell’articolo che riassume la fondamentale funzione ecologica di una carcassa.

  • Ho scattato la foto qui sopra qualche anno fa, quando ho fatto pellegrinaggio al Castello di Valsinni, dove trascorse la sua breve e tragica vita la poetessa Isabella Morra — prima reclusa, e poi trucidata dai fratelli che la sospettavano di una relazione extraconiugale. Nonostante la produzione letteraria molto ridotta (in tutto dieci sonetti e tre canzoni, che potete trovare qui), la figura di Isabella Morra assunse importanza grazie agli studi di Benedetto Croce e, oltralpe, da Mandiargues che in una sua pièce teatrale ne reinterpretò la vita in chiave surrealista.
    Ecco un passaggio da una delle canzoni più belle (“Poscia che al bel desir…”); questi versi  dimostrano come l’opera di Isabella sia inscindibile dalla sua condizione di giovane donna che, segregata in un drammatico isolamento, trovava un barlume di bellezza soltanto nella poesia, e in versi velati di infinita malinconia.

Fra questi aspri costumi
di gente irrazional, priva d’ingegno,
ove senza sostegno
son costretta a menare il viver mio,
qui posta da ciascuno in cieco oblio. […]
Quella ch’è detta la fiorita etade,
secca ed oscura, solitaria ed erma
tutta ho passata qui cieca ed inferma,
senza saper mai pregio di beltade.

  • Indovinello: Il test di maternità/paternità dimostra che tuo figlio non è tuo. Scambi di neonati in culla o relazioni extraconiugali sono da escludere. Allora com’è possibile?
    Soluzione: il bimbo è in realtà figlio del tuo fratellino mai nato, che hai assorbito nel tuo corpo quando eri ancora nell’utero… da allora ti porti dietro due DNA diversi.
    Ecco un caso di chimerismo maschile, e uno femminile. (Grazie, Paolo!)

  • L’animale nella foto qui sopra non è una zecca né un ragno, bensì una simpatica mosca senza ali né occhi della famiglia delle Nycteribiidae; parassita altamente specializzato, si trova solo sul corpo di alcuni pipistrelli. (Grazie Andrea!)
  • Per finire: Everybody Dance Now, edizione 1518.

È tutto, alla prossima!